Calcio

Un punto per ri-tornare – Serie A settima giornata

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Torna la serie A femminile dopo il turno di stop della settimana scorsa dovuto agli impegni della nazionale.

È la settima giornata e con il campionato arriva sui campi italiani anche il freddo invernale. È un “ritorno” anche per lui in fin dei conti. Non che sia una sorpresa, penso, visto che ormai siamo a metà novembre e forse ci era andata anche troppo bene finora con le temperature.

Scendo dal pullman, cerco di nascondermi sotto il giubbotto, mani in tasca nel tentativo di salvarle dal congelamento, cammino, guardo il prato verde, il vento gelido sembra tagliarmi la pelle sul viso, e mi immagino di lì a poco, mentre corro in pantaloncini e sento già addosso il freddo che farà.
Nel mio caso specifico, visti gli ultimi anni trascorsi al riparo dei palazzetti, il clima invernale e le intemperie che ne conseguono mi fanno riflettere sulla mia scelta estiva, e non posso fare a meno di pensare:

“qualcuno può ricordarmi perché l’ho fatto??”

In verità, per quanto tu sia freddolosa o no, per quanto tu possa soffrire o meno, è in questi momenti che te lo ricordi benissimo perché lo fai, penso, e anche se te ne fossi momentaneamente dimenticata, forse sono proprio queste giornate e queste partite che ti fanno dire :

“ok forse ora non me lo ricordo ma devo volerlo davvero tanto per essere qui con questo freddo oggi.”

Penso.
Le mie compagne di squadra continuano a ripetermi che ancora il freddo vero non è arrivato a Firenze, che non ho ancora visto niente. Pensano di spaventarmi, e un po’ forse ci riescono, ma sotto sotto penso: va bene, vediamo un po’ quanto lo vogliamo, vediamo quanto siamo disposte a soffrire… è allenamento anche questo. Forse il più importante.

Pioggia di goleade in questo sabato rigido. La Fiorentina ne fa 6 in casa del Verona, ringrazia per il pareggio tra Florentia e Milan e si porta a meno 1 dalla vetta con una partita in meno. La Juventus vince 5 a 0 a Bari, e la Roma ne fa 7 in casa con il Chievovalpo.
Nel derby bergamasco l’Atalantamozzanica la spunta 2 a 0 sull’Orobica, manco a dirlo con un gol di Stracchi che sembra essersi dimenticata del suo passato da playmaker difensivo.

Giornata con poco da dire sembrerebbe, ma così non è se andiamo a scavare, nemmeno troppo, sotto la superficie dei meri risultati.

Questa appena trascorsa è stata definita la giornata dei “ritorni” e non perché è tornata la serie A né di certo perché è ritornato il freddo.

Al Comunale di Figline Valdarno arriva il Milan capolista, reduce dall’ampia vittoria contro la Juventus campione d’Italia in carica, ad attenderlo la matricola Florentia. Partita già scritta sembrerebbe.
È possibile stare in panchina ed esserne felici? Nessun giocatore lo sarebbe, penso, a meno che tu non venga da 8 mesi di infortunio e finalmente fossi di nuovo disponibile.

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Foto AC Milan

Valentina Bergamaschi, seduta sulla panchina rossonera, nonostante il freddo, sabato è sicuramente felice, penso, ma la sua felicità dura poco: il tempo di vedere, nei primi 45′ le sue compagne che faticano a sbloccare il risultato, contro un Florentia sicuramente meno equipaggiato, ma orgoglioso e determinato a non voler cedere facilmente il passo.

C’è un momento in cui, sicuramente inizia a bollire dentro di lei la voglia di entrare in campo, di tornare ad essere utile alla causa.
Stai 8 mesi ai box poi bastano 45′ e la panchina non ti basta già più, penso.

A inizio secondo tempo Valentina è in campo, un filo di apprensione si avverte tra le giocatrici della squadra toscana, a quanto pare motivato, perché è proprio lei a portare in vantaggio il Milan. Ebbene si, entra e segna, al 68′ sbroglia una partita che si era fatta complicata ed è l’apoteosi, giustamente. Il rientro in campo che aveva sognato, penso.

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Foto AC Milan

Potrebbe mettere la ciliegina sulla torta qualche minuto più tardi l’attaccante rossonero deviando di testa un cross dalla destra destinato ad infilarsi all’angolino basso della porta difesa da Marchitelli.  Ed è qui che il quadro da sogno di Valentina Bergamaschi si scontra con quello di un’altra giocatrice, anch’essa al rientro in campo dopo un infortunio.

La vita a volte disegna strade e incroci così incredibili che neanche l’immaginazione potrebbe scrivere.

Vi ricordate di quella mia compagna di squadra che mi disse: “ahò quand’è che scrivi de me?” e alla quale avevo risposto: “quando torni a giocare.” ?

Chiara è stata fuori 5 mesi , rottura del tendine di achille, a 33 anni, nel bel mezzo del mercato estivo. Chissà quante squadre si saranno tirate indietro, quante persone avranno pensato che un infortunio a quell’età ti compromette, che non sarebbe rientrata in tempi brevi, chissà quante complicazioni in fase di riabilitazione. Ma Chiara ha la testa dura e una volontà di acciaio, è della vecchia scuola d’altronde.

Mai una parola fuori posto riferita a quelle persone o a quei pensieri, sa come funziona questo mondo, penso, e tutto quello che ha fatto lo ha fatto per lei, non per dimostrare qualcosa a qualcun altro, semmai per ripagare, chi, incurante, ha puntato su di lei quando ancora era in stampelle. Non le dice lei queste cose, ma si sentono, le vede chi sa guardare.

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Foto Florentia CF

L’abbiamo vista lavorare duro da agosto, non insieme a noi ma sempre intorno, sempre un po’ più vicina, fino a ritrovarcela, senza che ce ne accorgessimo, in porta durante le partitine a urlare e richiamarci all’ordine e alla giusta concentrazione, e diciamoci la verità, non è proprio una presenza silenziosa.

Chiara torna in campo sabato.

Nonostante la sua esperienza e il suo carattere particolare si vede che è tesa, lo nasconde sotto le cuffie nere della Marshall in pullman e dopo pranzo, cercando la concentrazione giusta. La prendiamo in giro con affetto anche per stemperare un po’ la tensione forse, e lei puntuale risponde a tono:

“certo rientrare in una partita un po’ più facile io no eh!”

In verità però lei sa, che quella è esattamente la partita giusta: può essere una disfatta, o può essere un’impresa, e nessuno, penso, sogna un rientro che non sia epico.

Al colpo di testa di Bergamaschi, Marchitelli vede preannunciarsi la disfatta, sicuramente imprecando contro di noi, ma è forse la prima a non arrendersi all’idea e in un gesto tutto istinto e mesi di riabilitazione si allunga e smanaccia incredibilmente fuori la palla indirizzata a rete.

Stupore generale. Questo è il momento in cui veniamo contagiate, penso, e anche noi,  il resto della squadra, il pubblico, tutti i presenti, iniziamo a non arrenderci.

È questo il vero momento in cui pareggiamo la partita, non soltanto mentre, all’84’, il bolide partito dai piedi di Rinaldi si infila in rete.

https://www.facebook.com/FlorentiaCF/videos/2217434648541819/

Chiara voleva il suo rientro da ricordare e se l’è preso, rovinando, in parte, quello di Bergamaschi. A ciascuno il suo, penso, e al diavolo il blasone, la classifica, e chi gioca meglio, è esattamente così che doveva andare.

Ci ringrazierà, “Ciara”, in un raro slancio di affetto, dicendoci che non poteva sperare in un rientro migliore, ma mi sa tanto, che avremmo dovuto essere noi a ringraziarla, perché con quella parata ci ha detto : non è finita.
Allora lo faccio io per tutte: grazie Chiarina, continua ad urlarci, a riprenderci, a romperci le scatole ininterrottamente anche quando non ce n’è bisogno, ti sopporteremo, ma continua a farci credere che finché non è finita non dobbiamo smettere di crederci.

E in futuro, se dovessi perdere una partita, con una doppietta di una giocatrice che rientra dopo mesi di infortunio, troverei motivo di sorridere, penso, perché adesso so che doveva andare così, probabilmente con quei mesi di fatica e sofferenza si è meritata quel momento, e io e te non possiamo farci nulla, perché se il dio degli infortunati ha deciso di scrivere quella storia, non potrai opporti… a meno che non stia rientrando anche tu da un infortunio, allora puoi metterci lo zampino, e dire: fermi tutti, questa storia è anche la mia.

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Foto Florentia CF

E allora, penso, che questa settima giornata, oltre la classifica e oltre i risultati, come al solito, è stata un’iniezione di forza, e di fiducia, per chiunque stia passando mesi difficili, lontana dal campo, per chiunque stia lottando, sognando, un giorno, il suo rientro.

Sabato Chiara e Valentina non hanno soltanto disegnato il loro quadro e non hanno solo regalato un punto alle rispettive squadre, hanno fatto molto di più, hanno dato colori e pennelli a chi, magari proprio in quei giorni, aveva bisogno di forza e di energia per continuare a crederci.

Non è stata soltanto la giornata del ritorno, quindi, inteso come punto finale di un percorso, il culmine, la punta dell’iceberg, ma anche di tutta quella parte, molto più grande, nascosta sott’acqua, di tutti quei mesi sommersi che non si vedono, che stanno dietro e alla base di quel ritorno e senza i quali, oggi, non ci sarebbe nessuna storia da raccontare.

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