Serie A

Città di Falconara, il sogno das Quinas di Isa Pereira

Anche se non ho mai vinto nulla di importante, tanti sono i momenti che mi rendono orgogliosa. Tra tutti c’è sicuramente l’aver rappresentato la Nazionale universitaria del mio Paese che, certo, non è la Nazionale. Mi ha resa capace però di vedere come potrebbe essere indossare quella maglia, immaginare come può essere giocare per difendere sportivamente, la propria nazione”.

Era il 5 febbraio 2021, giusto un anno fa, e queste erano le parole di Isa Pereira.
365 giorni dopo, anzi, 368, ecco che quell’idea solo accarezzata diventa realtà: Isa Pereira convocata per la doppia amichevole della Selecao contro la Russia, tappa di avvicinamento alla fase finale dell’UEFA Women’s Futsal EURO, l’Europeo femminile che si disputerà a fine marzo proprio in Portogallo.

La gioia, come è facile immaginare, è incontenibile e abbraccia tutta Falconara. “Una chiamata completamente inaspettata, soprattutto in questo momento in cui la Nazionale si prepara all’Europeo oramai imminente. Non ti aspetti che venga aggregata ad un gruppo più che consolidato e pronto per la fase finale della competizione, un elemento nuovo. Per di più alla sua prima convocazione“.
Incredulità totale per Isa Pereira. “Davvero non ci credevo. Quando mi ha scritto il Presidente Bramucci, pensavo mi stesse prendendo in giro. Poi però mi ha fatto vedere la lettera di convocazione e ho capito che era tutto vero“.

Tutti gli sforzi e le prestazioni di questi anni in maglia citizens hanno portato la classe ’95 portoghese ad avere la possibilità di entrare a far parte della Seleção das Quinas. Un traguardo personale, un traguardo collettivo. “Giocare in una squadra competitiva, che lotta per vincere, di certo aiuta ad avere le attenzioni del tuo Paese di appartenenza. E’ un rapporto di reciprocità: in questi anni ho sempre dato il massimo, apportando il mio contributo per arrivare qui dove siamo ora, dall’altro lato il Falconara mi ha dato l’opportunità di essere la giocatrice che sono, di lavorare, di migliorare.

A volte è una questione di fortuna trovare persone che credono in te e ti sostengono. Qui ci credevano tutti più di me ad una possibile chiamata. Quando senti questa fiducia, non puoi che ritenerti una persona e una giocatrice fortunata. La Nazionale è un traguardo tanto mio quanto di tutti“.

E tutti, ma proprio tutti, partecipano alla felicità di Isa. “Sentire la benevolenza delle persone attorno a te per un obiettivo tuo, è spettacolare. Ho ricevuto messaggi pieni di affetto, dai quali ti rendi davvero conto della stima che c’è nei tuoi confronti. La convocazione è un’emozione irripetibile, ma l’affetto da cui mi sento circondata ha un valore inestimabile. Soprattutto a casa. Mamma è super orgogliosa e, come dice lei, la Nazionale ripaga di tutti i sacrifici fatti, della lontananza, del non vedersi per tanto tempo. Vederla così felice è bellissimo“.

Il Falconara come lo conosciamo oggi, di per sé, è frutto di un cammino comune, di tanti sforzi profusi per diventare una realtà di riferimento a livello nazionale. Una strada quasi in parallelo con quella di Isa Pereira. “Quando sono arrivata qui, è iniziato un cambiamento che, con il tempo, ha portato il CdF ad avere una grossa voce in capitolo nel panorama nazionale, aprendo la porta al vento del futsal internazionale.

Ci vuole tempo per costruire qualcosa e noi siamo state brave a costruire la squadra e un gruppo affiatato e compatto, capace di grandi cose. E lo abbiamo dimostrato. Con la Coppa Italia certo, ma soprattutto rialzandoci dalla batosta della finale scudetto, tornando a giocare in casa, una finale come la Supercoppa, contro le stesse avversarie che ci avevano battuto su quello stesso campo solo qualche mese prima. La vittoria del 22 dicembre è stata la dimostrazione della nostra forza come gruppo, oltre che come squadra“.

Come si festeggia? Con la terza gara di fila giocata fuori casa. “E’ un periodo intenso, di recuperi per lo stop causato dal covid. Ma almeno, ad oggi, abbiamo tutte vissuto una situazione simile e forse possiamo giocare più tranquille vista la bassa probabilità di contagio.
Le vittorie contro Kick Off e Verona ci hanno fatto tornare nel modo giusto dopo il covid, ci hanno fatto riacquistate le giuste sicurezze. Ora sembra quasi scontato dire che bisogna fare attenzione e che scenderemo in campo contro il Padova concentrate.

Ma è così. Perché quando inizi a dare le cose per scontate, è il momento il cui commetti l’errore più grande del mondo. E rischi di sbagliare l’approccio alla gara, con tutte le conseguenze che ne derivano. Ed ora che siamo prime, stiamo recuperando condizione, non possiamo abbassare il ritmo. Anzi, è il momento di alzarlo ancora di più, in ogni partita.

Soprattutto perché ci stiamo preparando alla fase più calda e importante del campionato, nella quale, tutte le squadre che stanno provando a lottare per qualcosa stanno alzando il livello. Quindi non ci si può permettere di fare passi indietro. Il Padova inoltre non ha nulla da perdere, anzi piuttosto hanno l’obiettivo di poter fare qualcosa in più avendo la leggerezza di provarci senza timori“.

Impegni ravvicinatissimi per le citizens che, domenica, affronteranno la Lazio reduce da un importante pareggio con il Pescara. “Con la Lazio non sai mai cosa aspettarti. Hanno qualità e sono una squadra furba. Nel momento in cui soffrono di più, riescono ad uscirne fuori con una rete capace di cambiare il corso della gara. E’ una squadra caparbia, difficile da affrontare“.

Come detto, però, si pensa una partita alla volta. Cercando di trovare sempre il momento di adrenalina pura che galvanizza e crea convinzione. Per Isa, si potrebbe chiamare “furto legalizzato”. “Segnare è sempre emozionante certo, ma, da difensore devo dirti che il momento che preferisco di più è quando riesci a togliere la palla all’avversario proprio quando è oramai convinto di aver vinto il contrasto o fatto gol, ricacciando in gola l’urlo di gioia“.

E’ sempre un piacere parlare con Isabel, a volte possiamo chiamarla anche con il suo nome completo, anche se si è presi da mille attività lavorative nel mentre. Non mi scoraggia però, anzi. Le sue parole sono di consolazione. “Quando diventeremo uno sport olimpico, sono sicura che tutto il movimento sarà in grado di garantire a tutti un ritorno anche economico, equo”. Lo diventeremo mai? Chiedo. “Per la femminile, non ti saprei dire, per quanto riguarda il futsal maschile credo che i tempi non siano lunghi. Confido che questo faccia da traino anche per noi. Se continuiamo a lavorare tutti insieme verso lo stesso obiettivo.

Il calcio a 5 femminile italiano ha già fatto passi da gigante, iniziando a pensare in modo collettivo e non più o non solo personale, trovando un’intesa e una compattezza all’interno del movimento che prima non esisteva. Basta guardarsi indietro di dieci anni. Dobbiamo ringraziare chi ci ha creduto prima di noi e forse, tra dieci anni, ci sarà qualcuno che ringrazierà noi per il nostro lavoro“.

Guardare da dove si viene per capire dove andare. E come. “In Portogallo questa crescita è iniziata prima che in Italia. Il successo della Nazionale ne è lo specchio. Ma è un risultato al quale si è arrivati con il tempo. Fondamentale, in questa dinamica, è anche la qualità degli allenatori. Giocatori e giocatrici possono scoprirsi, migliorare e crescere solo se hanno persone competenti e preparate alla guida. Chi vuole risultati subito, non va da nessuna parte. Ci vuole pazienza, e te lo dice una che non ne ha“.

Tutto, rimanendo con i piedi per terra. Perché, si sa, testa bassa e lavorare, porta sempre i suoi frutti. Basta guardare la storia di Isa Pereira.

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