Storie

In mezzo al sale

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Si viaggia verso sud, lungo la costa adriatica, su quell’autostrada che assomiglia a lungo rettilineo senza fine. C’è Marco con noi e la sua reflex costosissima che in realtà è della sua mamma e quindi inevitabilmente ci sono due pezzi di Argia in viaggio con noi.
Leggo un po’ mentre Federica è al volante.
Lo sapevate che il football americano universitario, uno sport che genera miliardi di dollari di fatturato, si regge in realtà grazie al canottaggio femminile?
No?
Ecco perché leggere, studiare e informarsi non è mai stato così importante come in questi tribolati anni che stiamo vivendo.
Marco frequenta l’ITIS ma non è in grado nemmeno di farmi una saldatura sulla Playstation 4 e gli chiedo candidamente: “quindi in cosa saresti utile?” poi ricordo che è qui con noi per 500 km , due ore di foto e partita. Quindi forse un’utilità potrebbe averla. Sottolineo potrebbe.
Attraversiamo il Molise che non esiste se non fosse per la festa di San Pardo.
L’orizzonte inizia ad allungarsi, diventa lunghissimo e la citazione c’è anche se non si vede.
Margherita di Savoia non la vedi, la percepisci.
L’odore forte del mare e del sale.
Rosa, dappertutto.

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Photo Credit Faustomarino www.flickr.com/photos/faustomarino/

Sulle maglie delle giocatrici del Salinis, nelle vasche d’acqua salmastra che si distendono pigre lungo le strade.
Scopriamo che si gioca a Barletta e sono almeno altri 20 minuti di viaggio ma ormai siamo vicini.
Non siamo i soli in questo viaggio incontro a questo sport e alle sue protagoniste.
Eccoli Stefano, Francesca, Cristiano, Francesca, Paola, Stefano, le bimbe, il viaggio in treno e i letti condivisi per farsi spazio e sorridere insieme.
È così facile dimenticare queste donne di sport, semplicemente perché non attraggono grandi folle, perché non generano milioni di euro in contratti televisivi e sportivi.
Voi non lo fate.
Ricordate a chi osserva questo sport, quella che è la sua vera anima.
Non solo il momento d’intrattenimento ma il viaggio personale, quello di vita.
Per una frazione del costo dei grandi sport.

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Arrivano le ragazze in campo e quel parquet si riempie di abbracci e sorrisi. Si riempie di giocatrici vere, di quelle che hanno il cuore collegato alla testa e se pensate che sia facile allora probabilmente non avete mai provato a vincere davvero qualcosa.
C’è qualcosa di intangibile oltre al talento, quella disperata voglia di vincere.
Oltrepassa il denaro, oltrepassa il dolore fisico e diventa sacrificio.
Pensate davvero che la differenza tra Balotelli e Harry Kane sia il talento sportivo?
Non s’acquista solo il talento. Se bastasse esclusivamente quello non beccheresti sei gol in trasferta come un pulcioso United di Mourinho e non sei né l’uno né l’altro.

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C’è Fili.
Non facciamo colazione insieme da un po’ eppure ci scriviamo “colazione?”, come se fossimo a 100 metri l’uno dall’altro. Le lacrime alla partenza quando sai che non sarai più qui nello scorrere quotidiano delle nostre vite. Vorrei riuscire a prestarti anche solo un grammo della rabbia che mi consuma per fartela gettare in campo ed essere il giocatore che io vedo e che tu puoi essere.
Le verdure cotte che costano come una bistecca di dinosauro, i mille dubbi e la forza di combattere.
La bicicletta sulla spiaggia, gli sconosciuti che ti fanno domande solo perché sei lì a leggere un libro in bikini.
C’è Taina e non la puoi spiegare, puoi scegliere di volerle bene e girare intorno ai suoi spigoli. Ha questi occhi sempre seri quando sono rivolti verso il campo, “it’s business as usual” penso e invece è ferma ancora per un po’.
C’è Pamela e le sue sgroppate in avanti scoordinate e improbabili. “Quasi calciavo di sinistro in porta” e poi nell’azione successiva spazza con la sua consueta leggiadria direttamente fuori dal palazzetto.
Maria Fontana in una di quelle giornata senza pausa e scopro che c’è un secondo portiere che può giocare con i piedi bene se non meglio di molte giocatrici di movimento in Italia.
Il phon di Maite, il suo sbracciare sul campo e finalmente ai piedi i suoi scarpini da gioco preferiti.

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Ludovica che a vederla con quella maglia rosa addosso necessita per me di un periodo di adattamento.
Il viaggio di ritorno, gli autogrill deserti, il cibo riscaldato e le confezioni di patatine e l’acqua liscia però poi “mi fai fare un sorso dalla coca-cola che hai preso?”
Le luci alle spalle e quelle che ci vengono incontro.
La notte che s’avvicina all’alba.
“Metto modalità aereo così mia madre si preoccupa un po’”.

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