Serie A

Diletta Macchiarella verso il rientro: “Bitonto, non vedo l’ora”

Diletta Macchiarella

Magnetoterapia, punture di calcio, fisioterapia. Diletta Macchiarella ce la sta mettendo tutta per rientrare prima della fine dell’anno e mettersi finalmente alle spalle l’epifisi distale radiale pluriframmentaria che l’ha costretta a 30 giorni di gesso, oltre che a posticipare (e non di poco) il suo esordio col Bitonto.
“E pensare che è il primo infortunio della mia vita, prima del 15 settembre non mi sono mai rotta nulla… – cerca di sdrammatizzare la giocatrice, prima della sfida d’alta classifica col Tiki Taka Planet. – Sarà una partita molto impegnativa per chi sarà in campo e uno spettacolo da fuori. Loro hanno Vanin che per me – considerata l’età – è la giocatrice più completa, noi abbiamo Luciléia, Taina Santos e Diana Santos: se riusciremo a far ruotare tutta la squadra, possiamo farcela”.

Ultima gara da spettatrice, prima del tanto atteso debutto che avverrà presumibilmente in casa col Granzette.
“Se i numeri saranno quelli visti col Bisceglie, sarà una giornata con tanti occhi addosso – scherza Diletta – ma, conoscendo il mio carattere, questo potrebbe giocare a mio favore nel darmi la giusta carica. Certo, un po’ d’ansia c’è: sono ferma da 3 mesi e gioco per una società che giustamente può pretendere tanto, ma sono curiosa di mettermi finalmente alla prova e di vedere cosa ho imparato in un contesto in cui si può rubare con gli occhi un po’ da tutti. Mi auguro di fare una bella crescita e di non deludere chi ha creduto in me”.

Foto: L. Pagliaricci

Secondo capitolo in Serie A dopo quello col Città di Capena, alla quale era arrivata mettendosi in mostra con l’Irpinia Futsal. Prima dell’A2, tanta “gavetta” nei campionati regionali, 3 anni con la Rappresentativa (due dei quali con la fascia di capitano), 4 stagioni nell’ACSI e un’infanzia trascorsa a giocare con gli amici, tutti maschi, per le strade di Ascoli Satriano.
“Essendo l’unica ragazzina ero un po’ additata, non era facile sfuggire ai pregiudizi. Io ero piccola, ma il peso di alcune parole si è fatto sentire. E così ho smesso”. E’ solo grazie al padre se, qualche mese più tardi, dice sì all’invito a partecipare ad un torneo femminile e da quel momento, per Diletta, la strada si fa in discesa. Anzi, in salita, ma verso i massimi livelli della disciplina a rimbalzo controllato. Forse anche per quell’esperienza che aveva rischiato di allontanarla dallo sport (con tutto ciò che di bello che le ha regalato quando ha saputo reagire), ora uno dei sogni nel cassetto è proprio quello di poter lavorare con i giovani.
“Mi piacerebbe creare una scuola di futsal nella mia zona, al momento sprovvista di strutture del genere e curare l’attività di base, i primi calci di bambine e bambini. Ho già avuto possibilità di farlo, ma un domani mi piacerebbe sviluppare a pieno questo progetto e insegnare ai più piccoli tutto ciò che io ho avuto la fortuna di apprendere”.

Foto copertina: Anna Verriello

 

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