SI NARRA CHE LA POESIA SIA NATA CON LO SPORT
Fever Pitch

Vivi e lascia-ti- vivere

vivi

Vivi e lascia vivere.
Bel modo di vedere la vita, di vedere le cose.
Vivi e lascia vivere, ma a quale prezzo?

La prima volta che sono entrata su un campo da calcio mi sono sentita fuori dal mondo. La storia della mia vita, io mi sento sempre fuori dal modo.
È come vedere da fuori, sentirti fuori dal tuo corpo, sentirti spettatore della tua stessa vita.
Entrare sul campo è come dire vivi e lascia vivere…gioca e lascia giocare.
Ogni volta che tocco un pallone ci sono mille pensieri che mi passano per la testa: passa, tira, e fa sto cazzo di dribbling, alza gli occhi e guarda chi hai intorno.

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Spesso penso a cosa potrebbe apparire da fuori, in quella frazione di secondo in cui rifletto tra me e me. Eterna indecisa? Perfettina? Esaltata? Scarsa?  Chi lo sa cosa sembro.

Quello che sicuramente so è che vivo ma ho bisogno di sentire la libertà di vivere. Prendo il mio spazio in campo, scelgo il mio quadrato, scelgo il mio posto sicuro. Lontano quanto basta dalla panchina per non sentire niente (che alla fine Krasic docet), vicino quanto basta al portiere, a metà strada tra la porta ed il pivot, all’altezza dell’altro laterale.
Quello è il mio posto sicuro, quello è il posto in cui mi sento al sicuro nella frazione di tempo prima del fischio. Prima di iniziare.
Da quel momento io non esisto più, non ho più i piedi a terra e soprattutto, io mi vedo da fuori.

Sono folle magari a sentirmi così, una paranoica sconclusionata giocatrice/sognatrice di futsal. Non ho mai pensato a come mi possano vedere quelli che sono seduti sui seggiolini della tribuna. Corro male, ho i capelli sparati legati a caso poco prima nello spogliatoio, calzettoni tirati su in modo imbarazzante, scarpini allacciati alla rinfusa e parastinchi che girovagano per il calzettone durante tutta la partita. Probabilmente è così che sembro, così che sono, così che non vorrei sembrare. O forse si.

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Ci penso, ci penso spesso. Prima dell’inizio, durante la partita, alla fine.
Mi posiziono sul mio quadrato e -mi- osservo.
Ma chi me lo fa fare? Chi mi costringe a mettermi qui, con gli occhi di tutti addosso, con tutte queste paranoie che mi girano in testa, dove voglio arrivare?

Vivo, magari è solo questo.

Li mi sento viva, mi sento forte, vera, sincera.
Li non posso apparire diversa da quello che sono, la palla è rotonda ma se ho i piedi quadrati non ci sono mica i miracoli a salvarmi.
Sono io, sono i miei errori, i miei preconcetti le mie paure a giocare. Ma sono sempre io, con le mie qualità, la mia caparbietà molto vicina alla testardaggine, la mia voglia, il mio desiderio.

Vivo, basta.

Ogni minuto è un macigno in meno sul petto, ogni minuto mi sento meglio, lascio qualche scoria dietro di me, come se i difetti potessero uscire da me come gocce di sudore.

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Lascio il mio posto sicuro, perché alla fine l’aria buona sta anche al di fuori. Io vivo e vorrei sentirmi finalmente libera di vivere. Ho sempre pensato che il mio più grande ostacolo sia la paura. Paura di sbagliare, di fare schifo, di non essere all’altezza… povero diavolo che pena mi fai!

Una partita è un po’ come ogni singola giornata: ti svegli svogliata, fai colazione con un caffè amaro, non ti levi nemmeno il pigiama e inizi a scrivere la tesi, scrivi scrivi e nemmeno gli occhi ti seguono più a fine serata, ma quando vai a letto ti stendi, respiri e pensi “oggi ho fatto tutto quello che potevo fare”.

Non vanno mica sempre così le partite… ti ammazzi, corri, urli, cerchi di farti vedere, dai tutto ma non sai se possa bastare. Arrivi alla sera, magari sfinita e pensi a quel goal che ti sei mangiata, a quello stop con il sinistro che non ti viene manco se ti staccano il piede destro, a quell’incazzatura che ti potevi risparmiare.

“Vivi e lascia vivere” è per me.

Per me che ho paura di lasciare la mia mattonella sicura in campo, a me che ho mille paure e che ogni volta che mi gioco una occasione in una partita importante penso “Signore mio non farmi fare figure di merda”, a me che ogni volta che sto in panchina batto i denti dal freddo e ho solo voglia di correre, a me che guardo i miei genitori che sono lì al freddo per vedermi.

Lasciati vivere Sara, datti un po’ di tregua.

Non sei un fenomeno, nessuno si aspetta magie da te, gioca semplice, gioca come sai fare, gioca come se fossi ancora bambina e volessi solo divertirti.

Lasciati vivere in pace, trova la serenità che ti serve, ama ciò che fai anche se è il tuo cruccio più grande, sfogati e pensa che ogni sera quando andrai a letto sarai felice di ciò che hai fatto, perchè hai fatto tutto quello che potevi fare.

Vivi e lascia vivere è per me che sono sempre pronta a buttarmi giù, sempre in crisi, sempre in bilico tra la voglia di giocare e la voglia di mandare tutto a fanculo, a me che vado avanti per un quel lumicino di passione che non vuole spegnersi e che credo mai farà.

Non è facile trovare ogni giorno la voglia per continuare, non sono le partite vinte o i goal fatti a darti la forza, hai bisogno di sentirti apprezzata, di sentirti realizzata, di sapere che sei soddisfatta di te, questa forse è la cosa più importante.

Ma io lo sono di me? Sono ciò che voglio essere o mi ostinerò ancora a restare nel mio posto sicuro?

Giocare mi aiuterà, prima o poi capirò chi sono, capirò quale è il mio posto, in campo so che è sulla fascia, nella vita chi lo sa.

Vivi e lascia-ti- vivere Sara, almeno oggi, almeno un altro po’.

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