SI NARRA CHE LA POESIA SIA NATA CON LO SPORT
Futsal

Se Fossi un Mister – Il prossimo anno alleni il maschile?

Se fossi un mister
Ogni anno la stessa domanda….

Ogni anno a giugno arriva la stessa domanda, tu ovviamente che vivi di perché, te la sei fatto durante tutto il campionato.

Mister abbiamo una formazione pronta per l’under 21 nazionale maschile, che ne dici?
Che ne dico?

Essere o dover esser, il dubbio amletico, contemporaneo come l’uomo del neolitico, nella tua gabbia 2×3 mettiti comodo, intellettuali nei caffè, internettologi, soci onorari al gruppo dei selfisti anonimi, l’intelligenza è demodè, risposte facili, dilemmi inutili….
AAA CERCASI STORIE DAL GRAN FINALE, SPERASI comunque vada….

Lo spogliatoio di una squadra femminile non è assolutamente come potrebbe immaginarlo chiunque altro non lo abbia vissuto, ho allenato nel maschile, conosco le dinamiche, non  si piange dopo una sconfitta, il portiere è un bestione, il pivot anche di solito ha ucciso i genitori senza provarne rimorso, i due laterali hanno piedi poco educati, dopo una sconfitta lasciano la borsa a terra pochi minuti poi la raccolgono e ricordano a loro stessi che la vita non passa da lì, di solito il luogo comune è questo, domani io tanto a lavoro devo andarci lo stesso.

Se fossi un mister

L’ho odiata questa frase, come fosse un luogo comune la mattina davanti ad un cappuccino al bar, mentre vedi un gol del Crotone, una veronica di Insigne, un ringhio rabbioso di Radja Nainggolan, scordandoti che loro davvero domani non verranno a fare allenamento gratis e con una sconfitta che brucia in petto.
Non è così, fagliene una ragione a chi non lo sa, a chi non lo capisce, è lunedì mattina, con il tuo migliore amico provi a spiegare cosa significa, lui tanti anni di serie A ed una carriera folgorante sui migliori campi di futsal della seria A, è un brasiliano malinconico, il futsal che ricorda lui era ancora uno sport per soli stranieri.
Allora nel fondo della tua tazzina di caffè, nero bollente, cominci a raccontare, a spiegare.

Il portiere di una squadra femminile prende pallonate in faccia che fanno di un male solo al suono dello sbattere che tu saresti già fuggito come se ti avesse suonato alla porta equitalia, invece a lei, si a lei anima candida, donna messa in croce chissà da cosa, non fa male niente, è l’ennesima porta in faccia, è l’ennesima botta forte che non fa male nemmeno un po’ perché la vita ha già bruciato tutto e quella botta la prende per te e per tutta la squadra, poi si gira e ti sorride, quasi a dire tutto qua?
Questo è il tuo portiere, donna che ha fatto il suo percorso, che le porte in faccia le ha assaporate tutte e quindi ha deciso che da oggi le chiude tutte, non sia mai che dovessi sentirne il dolore tu.

Poi c’è l’ultima, quella che saltata lei non ce n’è un ‘altra, lei lo sa e non la salti, è consapevole di essere l’ultimo giro di chiave dei tuoi segreti e dei tuoi dolori forse anche dei tuoi sogni di gloria, piuttosto si porta via 10 centimetri di pelle su un campo sintetico a dicembre che almeno nemmeno serve il ghiaccio, stringe i denti, stringe un pugno, stringe la maglia e stringe tutti i sogni di una squadra intera che stavano svanendo nel momento in cui abbiamo pensato che la potessero saltare, tu per me non sei l’ultima, sei la prima che ha capito ciò che chiedevo nello spogliatoio 5 minuti fa, che poi nemmeno mi guardi in faccia perché ti sembra un gesto troppo tenero per chi sta difendendo tutto il tempio dei nostri desideri.

Se fossi un mister

Giochiamo un rombo, che non è la portata più pregiata di un menù di pesce a Civitavecchia ma il modulo con il quale oggi ci sorteggiamo testa o croce in una partita che finirà domani mattina, quando svegli, avremo assimilato l’adrenalina della vittoria o la delusione della sconfitta, che oggi è San Valentino e sarebbe meno disonorevole trovare tua moglie a cena dal cinese con il tuo migliore amico piuttosto che tornare a casa con una sconfitta.
Che poi fosse la sconfitta il punto, no non è quello, è il dramma dei sogni interrotti, delle stelle trasparenti, del fatto che se non hai mai assaporato una lacrima scendere dagli occhi e morire stretta tra le labbra non puoi sapere quanto è amara ed io se non avessi gestito uno spogliatoio femminile, oggi saprei solo il significato di 1X2.

Ai laterali l’ardua sentenza, sono certo che Manzoni se avesse scoperto prima il futsal della letteratura, l’avrebbe detto.
Queste due povere criste condannate a chiudere su ogni pallone e ripartire perché il pivot glè la tiene li in caldo, spesso una delle due gioca anche sul piede sfavorevole perché tu non ce l’hai una mancina,  gli offre uno scarico ma poi se sei l’opposto devi andare addirittura senza sapere dove vada la palla, devi sperare che arrivi li, devi pensare che la tua rincorsa sia servita a qualcosa, come quando saluti il tuo amore di spalle e speri che non vada a puttane ma torni da te cercando il tuo odore, il tuo profumo, il tuo interno destro, l’ ultima parte del tuo scarpino appostata sul secondo palo, la deviazione che non ti aspetti, quella che riporta tutti i sentimenti dalla tua parte, quella che l’amante  ti ha sedotto ma io ti inseguo da una vita, torna con me.

Ne manca una, il tuo pivot, quella capace di fermare il tempo con uno stop di suola e decidere dove deve andare il pallone.
Me lo chiedo cosa prova un pivot, è così vicino alla porta che la ragione direbbe sempre di provarci ed invece come un perfetto metronomo sa sempre qual è il ritmo da suonare, la palla a destra, a sinistra, sopra l’ultimo marcatore e poi calcio in porta, l’appoggio e chiedo che mi torni? Come quella volta che dissi alla persona che amavo vattene perché ti amo troppo e tu meriti qualcosa di meglio, andò via davvero ma io ero pronta sul secondo palo, se fosse tornata avremmo vinto insieme.

Poi ci sono io, fermo in panchina, custode di tanti segreti che esistono solo nel futsal femminile, custode di sogni, di speranze, di atlete che non portano la borsa e si cambiano e vanno via, custode di quel che sognano queste ragazze, di quel che vorrebbero e che in settimana ti confidano agli orari più disparati.
Una sera alle 3 ho ascoltato il racconto più agghiacciante della mia vita, era la mia “ultima” che mentre non faceva passare nessuno chiedeva un raddoppio nella vita di tutti i giorni, è dura mister, è dura ma tu brilla come fai ogni giorno nel campo che se dovesse spegnersi la luce io ci sarò, come tu ci sei sempre stata per me.
Le loro sconfitte sono le tue, le loro vittorie sono le loro ma soltanto perché non vuoi più togliergli nulla, la vita le ha già messe davanti a tante fatiche, rincorse, tieni la palla, scaricala, aspetta se torna sul secondo palo.

Se fossi un mister

Ogni anno la stessa domanda, abbiamo una buona squadra per il maschile, ogni anno 5 secondi per pensarci e poi la risposta.
Qui nessuno gioca solo a futsal, qui si combattono ingiustizie, qui si cerca di migliorarsi, ieri abbiamo ucciso quel drago a 3 teste che faceva paura a tutto lo spogliatoio.
Qui non si posa la borsa a terra, ci si cambia e si vede come va la partita e se non va cerchiamo tutti la spalla vicina per piangere un’ingiustizia.
Noi siamo il femminile, gli occhi piangono, gli zigomi spingono in alto, le guance diventano rosse davanti ad un complimento, noi facciamo le 4 di notte, tutti i giorni sperando che quella palla che abbiamo amato troppo ed abbiamo cacciato via per troppo amore, torni sul secondo palo, nessuno si è stancato di aspettarla.
Date una medaglia a queste donne, questo tempo non è sabbia ma è la vita, che sia benedetta.

Abbiamo una squadra under 21 maschile, che ne dici?

Per quanto sembri incoerente e testarda la vita è perfetta, almeno la mia, allenatore di una squadra femminile, non si posa mai la borsa a terra pensando che sia soltanto un allenamento, in tutto questo c’è molto di più di quel che potessi conoscere in una vita senza loro.

Perché Sanremo è Sanremo, citazioni a parte!

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