Una campionessa di Judo al servizio della Dorica Torrette. Di chi stiamo parlando? Naturalmente di Deborah Pieroni, laterale classe ’89 con un passato – e che passato – nelle arti marziali. Ora le sue gare iniziano sempre con il suono della sirena dentro qualche palazzetto, ma fino ai 20 anni è stata la voce di un arbitro a farla scattare in guardia al comando di “Hajime” (“cominciate”). Un bronzo nel 2002 ad Alassio e un oro nel 2003 a Pistoia i riconoscimenti nazionali più importanti della cintura nera dorica, arrivata ai massimi livelli della categoria (esordienti kg.63) con tanta dedizione.
“Ho frequentato il dojo (la palestra) tutti i giorni per 8 anni: 5 allenamenti a settimana, più la gara della domenica. Ho affrontato competizioni in tutta Italia, tiravo fuori tutta la grinta che avevo e questo mi aiutava a vincere”.
Una famiglia di combattenti: il fratello, Diego, è infatti un ex pugile, ora insegnante di pugilato, e da un po’ di tempo anche Martina, figlia di Deborah, ha iniziato a cimentarsi con le varie prese sul tatami.
“E’ stata una sua decisione, io avrei voluto che iniziasse più tardi perché il Judo è prima di tutto disciplina e richiede forse troppa fatica per una bambina di 7 anni, ma vedo che ci mette tanta precisione e volontà. Se una mossa non esce come vorrebbe, la riprova tantissime volte. E devo dire che in questo è testarda come me”, scherza.
Nonostante le soddisfazioni ottenute, Deborah si vede costretta a tralasciare il Judo quando inizia a lavorare e il suo impegno non può più essere costante: è in quel periodo che la passione per il calcio che l’ha accompagnata fin da piccola inizia a farsi sentire ancora più forte. In zona non ci sono tante squadre femminili, ma Pieroni si guarda intorno e inizia nel Real Offagna, stagione però condizionata da un brutto infortunio alla mano che la ferma per 6 mesi e l’allontana definitivamente dalle gare di Judo (ma non dagli allenamenti). L’anno successivo riprende col Real Offagna, poi 5 anni a Camerano, uno alla GLS Dorica in C ed infine la chiamata di Mirco Massa per l’A2.
“Per me che mi sono un po’ persa le basi formative di questo sport avendo iniziato tardi, è una sfida difficile e affascinante allo stesso tempo. Anche se a livello tecnico il campionato è duro, qui mi trovo molto bene: la dirigenza è sempre presente e il mister tiene tanto al progetto, mi dispiace per gli ultimi risultati ottenuti perché so che questa squadra potrebbe dare molto di più. A volte cerchiamo troppo la giocata individuale, quando basterebbe giocare un po’ più di squadra per riuscire a dire la nostra”.
Un ko inaspettato con il Foligno e un altro con il Città di Capena, in cui si è vista una Dorica dai due volti.
“Nel primo tempo ci siamo difese bene: magari in fase offensiva ci siamo viste poco, una carenza che ci portiamo dietro da inizio anno, ma abbiamo tenuto testa alle avversarie; nel secondo – invece – ci è mancata la giusta intensità”.
Cali di tensione che saranno assolutamente vietati nella trasferta di Roma contro la temibile Sabina Lazio Calcetto.
“Dobbiamo andare lì e strappare quei punti che ci servono per la classifica e per noi stesse: sulla carta abbiamo nomi importanti quanto i loro, ma – oltre alla tecnica – serve tanta grinta, perché fino ad oggi non abbiamo mai messo il 100% in campo. A tal proposito – chiude Pieroni – vorrei fare un plauso a Pezzolla: domenica scorsa è stata molto brava a trascinare la squadra sin dal riscaldamento. Ci ha tenute sveglie e ci ha incitate, dando una sicurezza in più a chi – come me – riconosce di avere dei limiti e cerca punti di riferimento. Ci sono giocatrici che possono dare un valore aggiunto e dovrebbero dimostrarlo in ogni partita: vederla così carica mi ha fatto bene e spero che questo atteggiamento possa essere una spinta in più per tutta la squadra”.



