Storie

Due a Uno

due

Al sessantacinquesimo minuto di un quarto di finale ai Mondiali in Francia, un contropiede velenoso manda gli Stati Uniti in semifinale e la Francia a casa. Non si tratta di un incubo calcistico, ma della realtà parallela del calcio femminile, quello in cui le donne a stelle e strisce, dominano, da quasi un decennio.
Morgan (UCLA Division One) accerchiata da tre avversarie vede Tobin Heath (North Carolina Division One)
gettarsi nello spazio mentre la sua marcatrice invece stringe su di lei. Palla oltre la linea dei difensori, Heath la raccoglie e arriva sul fondo, palla all’indietro alle spalle di Horan (Borsa di Studio per North Carolina ma accetta un contratto con il PSG) ecco che arriva Rapinoe (Università di Portland Division One) smarcata sul palo lontano che di piatto mette in porta.

Barbara Bonansea nel quarto di finale contro l’Olanda si batte come una leonessa, come faceva nel Brescia e prima ancora nel Torino dall’età di 13 anni, come ha fatto quest’anno nella Juventus.
Usciamo sconfitti per due a zero contro una squadra le cui giocatrici militano per la maggioranza in squadre che non disputano il campionato olandese.
Le azzurre hanno portato a termine un’impresa memorabile. Nonostante un gap strutturale e di talento sono riuscite ad andare oltre le previsioni della vigilia.
Un divario che sarà reso più ampio negli anni a venire da un ecosistema culturale che in Italia confina le donne che fanno sport in un ghetto per uscire dal quale c’è bisogno di un salto qualitativo nella comunicazione sportiva e nell’approccio delle donne al loro impegno sportivo e sociale.
Non aiuta poi avere contro anche un sistema americano scolastico e di reclutamento che incentiva le atlete donne anche d’oltreoceano a raggiungere gli Stati Uniti per ricevere una istruzione universitaria e giocare a calcio al massimo livello. Moltissime atlete statunitensi vengono sei mesi in prestito in Europa per giocare nel Lione, il Real Madrid del calcio femminile e poi tornano in patria per il loro campionato.
Le calciatrici americane godono di una serie di contratti di sponsorizzazione importanti e a nessuno dei marchi sportivi più famosi sembra interessare davvero il loro orientamento sessuale. L’esposizione mediatica è di gran lunga superiore a quella di cui godono le nostre azzurre nonostante la presenza di uno dei colossi dell’intrattenimento sportivo Sky Sport.
Le parole di Rapinoe che si esprimeva in termini netti contro la politica di discriminazione del presidente Trump hanno occupato le prime pagine dei maggiori canali sportivi per giorni. Le loro prestazioni sportive, sono sottoposte allo stesso scrutinio delle squadre di calcio maschili, alle quali in verità si rimprovera di non ottenere gli stessi risultati delle donne.
Sports Illustrated, ESPN, The Players’ Tribune. Nominate un canale d’informazione sportiva e le donne a stelle e strisce che giocano a pallone saranno li.
Le atlete donna in prima pagina.

Le loro storie raccontate per ispirare, per lasciar conoscere un movimento che non scimmiotta i colleghi maschi ma che vive in una sua dimensione.
Io non guardo il calcio femminile a meno che non ci siano gli Stati Uniti, sono però un fruitore di Futsal Femminile ma questo è un discorso che approfondiremo in futuro.
Guardo le partite degli Stati Uniti perché mi sono appassionato alle loro storie, quelle delle singole atlete.
Nel Bel Paese invece siamo ancora prigionieri dei luoghi comuni e non parlo di quelli di carattere sessuale, parlo di quella retorica alla Nereo Rocco, del “prima il collettivo” e “della squadra è più importante del singolo” e vorrei vederli questi allenatori a vincere con undici giocatori con i piedi sagomati come tombini.
Talvolta mi rammarico nello scoprire che in Italia sono proprio le donne le prime avversarie di loro stesse e certo gli uomini non aiutano mai.
Vi lascio con una domanda. Perché se faccio una ricerca su google riesco a scoprire anche che marca di occhiali da sole indossa Alex Morgan e se cerco Barbara Bonansea a malapena riesco a scoprire che è nata a Pinerolo?
A proposito Barbara, bella la foto con Ronaldo.

Foto di copertina dal web

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