Calcio

Chieti: al Teatro Marrucino va in scena il Premio Prisco 2019

Premio Prisco 2019

Una mattinata di grande calcio, cortesia e cultura quella che si è svolta questa mattina, 13 maggio 2019, nella storica cornice del Teatro Marrucino di Chieti. Ad andare in scena, il Premio Prisco 2019, giunto alla 17^ edizione ma ancora legato al prestigio e alla poesia delle origini; il riconoscimento, fortemente voluto dall’imprenditore abruzzese Marcello Zaccagnini e intitolato all’indimenticabile Avvocato Peppino Prisco, si rinnova ogni anno pur mantenendo saldi i suoi principi.

Il Premio “alla lealtà, alla correttezza e alla simpatia sportiva” è stato condotto, come ogni anno, da Stanislao Liberatore e presieduto da una giuria d’eccezione: il Presidente Sergio Zavoli, Italo Cucci, Gianni Mura, Gian Paolo Ormezzano, Marco Civoli, Franco Zappacosta, Ilaria D’Amico. Coordinatore Marcello Zaccagnini, anche Presidente del Comitato Organizzatore.

I premiati di questa diciassettesima edizione, che si sono avvicendati sull’antico palcoscenico del Marrucino (ad eccezione di Federico Chiesa, trattenuto da un imprevisto impegno di club) sono stati Beppe Marotta nella categoria Dirigente di Società, Roberto De Zerbi nella categoria Allenatore, l’assente Federico Chiesa nella categoria Calciatore e Maurizio Compagnoni, vincitore del Premio Speciale di Giornalismo “Nando Martellini”, giunto alla quindicesima edizione.

Insieme a loro anche il Cavaliere del Lavoro Ernesto Pellegrini, ex Presidente dell’Inter, chiamato a ritirare il Premio Speciale della Giuria e Rocco Coletti, caposervizio de Il Centro, che ha ricevuto l’opera “Games 13” dell’artista Ester Crocetta su proposta dell’Ussi – Gruppo Abruzzese Giornalisti Sportivi.

Come da copione, è stato Stanislao Liberatore ad aprire la cerimonia con un ringraziamento a Marcello Zaccagnini,  chiamato poi sul palco per un breve saluto nel corso del quale ha raccontato un aneddoto relativo alla lunga amicizia che ha legato suo padre Ciccio e Peppino Prisco.

Dopo i saluti e i ringraziamenti, è stata comunicata l’assenza del premiato Federico Chiesa, per intervenuti impegni della sua squadra, la Fiorentina. Il calciatore ha inviato comunque una lettera pubblica di ringraziamento per il riconoscimento conferitogli.

Premio Prisco 2019

Foto ChietiToday

Spazio è stato poi lasciato ai componenti della Giuria Unica: il primo a prendere la parola è stato Italo Cucci, che si è soffermato su uno degli aspetti del premio: “la simpatia”, indicando il sorriso come un valore fondamentale, nello sport e nella vita in generale.

Gian Paolo Ormezzano ha poi tenuto un discorso nel quale si è soffermato sulla fortuna di poter rinnovare questo appuntamento nel nome dello sport alla veneranda età di 84 anni. Ha poi ricordato come lo sport sia e sia stato per lui sinonimo stesso di vita, sia a livello lavorativo che personale. Si è infine divertito a ricordare un particolare di Torino che lo ha colpito: una scritta in una piazza che recita “chieti e ti sarà tato“, utilizzando il simpatico aneddoto come ringraziamento alla città di Chieti.

Gianni Mura, oltre che giurato anche vincitore del premio Martellini nel 2006, ha voluto ricordare l’ironia e la correttezza di Prisco dentro e fuori dal campo.

Marco Civoli, autore del celebre “il cielo è azzurro Sopra Berlino” ,ha ringraziato gli organizzatori del Premio e sottolineato come i vincitori di quest’anno siamo particolarmente azzeccati per le motivazioni alla base del riconoscimento sportivo. Ha poi provato a immaginare Peppino Prisco nell’epoca dei social, supponendo che si sarebbe divertito molto.

Infine Franco Zappacosta, esponente della città all’interno della Giuria, ha ribadito le parole dei colleghi ed elogiato la macchina organizzativa ormai collaudata alla base del Premio.

Premio Prisco 2019

Foto ChietiToday

Si è passati poi alle premiazioni ufficiali: il primo a salire sul palco è stato Beppe Marotta, che ha ricevuto la scultura realizzata da Mimmo Palladini dalle mani di Italo Cucci. Il Dirigente dell’Inter ha ringraziato la città di Chieti e gli organizzatori, oltre che la Giuria che non ha esitato a definire autorevole, composta da persone che lo hanno aiutato anche ad aumentare le sue competenze nel corso del tempo. L’obiettivo, ha proseguito Marotta, è continuare la missione di aiutare soprattutto il mondo giovanile ad affrontare anche le sconfitte. Si è poi detto felice di essere all’Inter: c’è sicuramente un gap da superare ma è sicuro di poter portare la squadra dove merita di essere, senz’altro l’impegno è quello di dare il massimo. Interrogato su Icardi e Spalletti non si è voluto sbottonate, dicendo solo che non è ancora arrivata l’ultima puntata.

Sul palcoscenico è stato poi chiamato Roberto De Zerbi, premiato da Gianni Mura. La motivazione che ha spinto la Giuria a sceglierlo è stata soprattutto la dignità con cui ha fatto giocare una squadra già retrocessa, che ha comunque espresso un buon calcio fino alla fine del campionato. (Indimenticabile il pareggio col Milan grazie al gol di testa del portiere Puggioni). Dopo un grazie per il Premio ricevuto ed uno alle squadre che ha allenato e ai collaboratori,  De Zerbi si è espresso sul campionato in corso, definendolo molto competitivo e ha sottolineato la serietà della squadra in cui lavora, di cui ha rimarcato i valori di lealtà e correttezza ma anche di simpatia. Ha detto che resterà a Sassuolo, dove è partito un nuovo progetto per la nuova stagione.

È stata poi la volta del vincitore del Premio “Nando Martellini”, Maurizio Compagnoni e il suo celebre “rete, rete”, premiato in questa occasione per la serietà e la competenza. A consegnarli la scultura, Marco Civoli.

Compagnoni ha ringraziato per quello che considera un premio di grande prestigio, definendo il suo obiettivo una telecronaca a tratti sobria e a tratti coinvolgente, che mira a portare il telespettatore dentro la partita cercando di evitare eccessi di protagonismo. Sul palco con lui anche la moglie Vanessa Leonardi, che ha ribadito come siano l’uno d’aiuto all’altro nella crescita personale e professionale.

Premio Prisco 2019

Foto ChietiToday

Il premio assegnato su proposta dell’Ussi – Gruppo Abruzzese Giornalisti Sportivi, è stato poi ritirato da Rocco Coletti, caposervizio dello sport de il Centro dal 2012. Premiato da Franco Zappacosta insieme all’artista Ester Crocetta, che ha descritto con piacere la genesi di “Games 13”, opera in cui consiste il Premio. Coletti ha ripercorso la sua vita lavorativa, nata e cresciuta con lo sport, passione di vita oltre che lavoro.

Infine, il premio speciale della giuria è stato consegnato al Cavaliere del lavoro Ernesto Pellegrini, caposaldo del settore food and service particolarmente attivo anche nel sociale. A lui si deve l’arricchimento della bacheca nerazzurra, compreso lo scudetto dei record del 1989 e la coppa Uefa nel 1994. Un sinceramente commosso Pellegrini ha ricevuto il Premio dalle mani di Marcello Zaccagnini e del Presidente Gabriele Gravina.

Pellegrini ha ringraziato per il riconoscimento, per il quale si è detto addirittura emozionato, oltre che onorato e orgoglioso. Ha ricordato inoltre il carissimo amico Peppino Prisco, il quale aveva due grandi amori: gli alpini e l’Inter. Ha ricordato con affetto le sue battute argute e la sua simpatia.

Data l’assenza per motivi di salute del Presidente di Giuria Sergio Zavoli, le conclusioni sono state in questa edizione a cura di Italo Cucci, che ha sottolineato la bellissima giornata e il bellissimo incontro, come sempre da 17 anni a questa parte. Rammaricato per l’assenza di Zavoli, a cui ha fatto gli auguri perché possa essere presente nella prossima edizione, ha voluto ricordare la bellezza delle riflessioni finali del suo collega. Ha poi voluto aggiungere che il Premio Prisco rappresenta una teca che va conservata, con il suo prezioso tesoro d’altri tempi di manifestazione che viene da lontano, nei modi oltre che nei contenuti. È importante mantenere in vita un modesto rito come quello di oggi. Rammaricato per la cronica assenza di calciatori durante la cerimonia ha voluto concludere con una note Nel nome di Prisco: “è importante rimettere in scena una cosa che dice che questo è il calcio e che non morirà mai nonostante i tentativi fatti continuamente per affondarlo. Non siamo conservatori, siamo fedeli. Ed è tutta un’altra cosa“.

 

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