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I Borsotti: dallo Sci Club Bardonecchia alla Coppa del Mondo con Giovanni

borsotti

Molti di noi parlando di sci pensano a quella settimana, solitamente chiamata bianca, quando i nostri genitori, una volta recuperati da dentro l’armadio le tute, le maschere, gli scarponi e gli sci dell’anno precedente, ci portavano ad abbronzarci nel mese di febbraio, solitamente a cavallo del carnevale, così da riportare sulla faccia quel colorito marroncino a cui un livornese come me non può rinunciare ad avere per 12 mesi l’anno. Ma chi in montagna ci è cresciuto sa che lo sci non si abbandona mai ed appena si può, neve permettendo, si prova anche qualche risalita con le pelli perché gli sci non finiscono mai definitivamente in cantina. Ne sa qualcosa una famiglia in Italia che dello sci ne ha fatto un modo di essere, forse una ragione di vita: i Borsotti, a Bardonecchia (TO).

Giovanni, classe 1990 è in forza al Gruppo Sportivo dei Carabinieri e l’ho raggiunto al telefono in viaggio di rientro dalla Coppa Europa di San Virgilio dove si é piazzato ottavo. “Ho finito la prima manche 22esimo e non avevo belle sensazioni ma per fortuna ho saputo recuperare tutto nella seconda portando a casa questo risultato che mi da’ una bella carica per i prossimi appuntamenti” . Giovanni aveva mancato di soli 11 centesimi la seconda manche ad Adelboden ma “sentivo che stavo sciando bene, come volevo” mi dice. La gara di Adelboden era stata preparata proprio sulle piste di casa, a Bardonecchia, sulla pista n.23 il cui tracciato si é rivelato utilissimo per affinare la tecnica vista anche la somiglianza di condizioni con quella di Adelboden. “Sono stato felice che il tecnico Serra abbia pensato a Bardonecchia come pista migliore per allenarci tra quelle del Piemonte e della Val d’Aosta, allenarsi a casa é sempre molto bello” dice Giovanni. A questo punto non posso non chiedergli come sia nata la sua passione per gli sci e trovo conferma nel fatto che siano stati papà Dario e mamma Luisa ad avviarlo agli sci così come successo per la sorella Camilla. “All’inizio era un gioco, ma già a 10 anni lo sci mi ha richiesto impegno e sacrificio, con sveglie presto ed allenamenti. Posso solo dire grazie ai miei genitori perché lo sci mi ha ridato tanto, sopratutto in termini di educazione e di approccio alla vita” e basterebbe già questo per un qualsiasi genitore per dire che il gioco vale la candela. Certo, rivela Giovanni, i miei genitori sono apprensivi ogni volta che scendo, sopratutto dopo l’infotunio del 2012 ma sono anche un grande sostegno e Dario ha inciso particolarmente nella sua crescita di atleta seguendolo, in veste di direttore tecnico, fin dai primi passi all’interno dello storico Sci Club Bardonecchia. Come ci confermerà dopo anche Dario, l’esperienza all’interno dello Sci Club per Giovanni é stata fondamentale – “il cambiare spesso allenatore mi ha permesso di fare esperienze diversificate, poter scegliere cosa ritenevo piu’ utile e tralasciare cio’ che invece ritenevo dannoso. Questa capacità di adattamento mi é servita moltissimo una volta entrato in nazionale, non sono piu’ rimasto legato ad una sola persona ma ho potuto sviluppare fiducia in chi mi stava e mi sta vicino e mi allena”. Oltre all’allenamento in pista non manca una dura preparazione atletica e Giovanni ha trovato un gran punto di riferimento a Brescia grazie al preparatore atletico Durante, lo stesso dello schermidore Andrea Cassarà. Tra l’altro li accomuna anche l’appartenenza all’Arma dei Carabinieri. Giovanni ci dice che l’Arma “é il mio principale sponsor. Senza il Gruppo Sportivo sarebbe stato difficile continuare a questi livelli e con questa serenità. Se arrivano i risultati arrivano gli sponsor ma far parte del Gruppo Sportivo dei Carabinieri, oltre ad essere un onore, é uno stimolo ed un incentive a fare sempre meglio”. Anche la sorella Camilla ha fatto parte dell’Arma e chiedo come sia il rapporto con lei. Giovanni mi confessa che al di fuori dello sci, avendo caratteri diversi, non mancano battibecchi ma Camilla “é la mia prima tifosa, si esalta quando faccio bene e si abate tanto quanto me se non arrivano i risultati sperati. Ogni volta che ho una gara mi sta vicino, mi manda un messaggio o mi telefona e poi ci confrontiamo anche sugli aspetti tecnici e mi da consigli“. Adesso si rientra a casa ma la testa va già ai prossimi impegni. Si ferma la Coppa del Mondo ma ci saranno le gare di Coppa Europa. Giovanni sarà al Sestriere in preparazione del gigante di Courchevel per poi andare a Garmisch.

A Giovanni si aggiungono appunto la sorella, Camilla, ex atleta del Gruppo Sportivo dei Carabinieri, che ha da poco lasciato l’agonismo per iniziare il cammino da istruttrice e non solo. Si è da poco aperta la porta come commentatrice di sci su EuroSport. Il papà Dario, maestro di Sci e direttore tecnico dello Sci Club Bardonecchia e la mamma Luisa (Sciaccaluga) ora maestra ma ex atleta azzurra sul finire degli anni ‘70 ai tempi della rinomata valanga rosa.

Dario e Luisa mi accolgono nel loro caratteristico appartamento a Bardonecchia, proprio all’inizio del caratteristico Borgo Vecchio. Sono una coppia splendida e non a caso scherziamo subito sulla durata del loro matrimonio: hanno da poco festeggiato i 31 anni di matrimonio dice Luisa ma Dario ribatte: “ci siamo sposati nel 1987 quindi sono 32!”. Incontro Camilla sull’uscio mentre sta uscendo ma “ti chiamo non appena finiscono le gallerie verso Torino, così rispondo alle tue domande” mi promette. Intanto chiedo a Dario come sia lo svolgere il ruolo di direttore tecnico dello Sci Club Bardonecchia, una delle massime realtà sciistiche della zona. (Lo Sci Club ha appena compiuto 110 anni e si conferma di essere uno dei migliori della Val Susa vantando la quindicesima posizione in classifica nazionale). “E’ difficile” – mi confessa – “perché prima sul territorio si era concentrati più sull’agonismo, quando c’era maggiore attenzione alla storia di questo Sci Club, per com’era inserito nel territorio e a cosa rappresentava andando in giro con i propri atleti per l’Italia e nel mondo”. Dario spiega come questo Sci Club sia l’unico che porta il nome di Bardonecchia mentre i tanti, nati dopo, potrebbero essere considerati degli “ospiti” nella zona. Oggi, con la legge dei grandi numeri, con una gestione delle piste tesa ad accontentare tutti, con il fatto che Bardonecchia sia anche una realtà turistica, si sono concentrate molte “scuole sci” che fanno meno agonismo ma che comunque rappresentano una concorrenza per lo Sci Club. “L’agonismo dovrebbe invece concentrarsi su numeri meno alti ma con persone altamente motivate”. Lo Sci Club Bardonecchia cerca di costruire un percorso per i propri atleti molto allineato alla federazione, cercando di costruire una continuità all’interno della società data dalla crescita umana e sportiva dei propri atleti che, se arrivano ad alti livelli, potranno anche portare lustro al Club e pubblicizzarlo.

Dario Borsotti intervistato in occasione dei 110 anni dello Sci Club Bardonecchia

Per far questo Dario punta sul cambio di allenatore ogni due anni così da accrescere il bagaglio di esperienze dell’atleta ed “evitare che ci si affezioni all’allenatore anziché’ alla struttura, a similitudine di quanto poi accade in nazionale, dove ci sono allenatori diversi per la Squadra A, B e C”.  Ma è a proposito di affezionarsi che chiedo come Dario abbia potuto seguire i propri figli nello sci. Nel racconto emerge la differenza di carattere tra Camilla e Giovanni. Mentre “Camilla è cresciuta a pane e sci, Giovanni bisognava tirarlo sempre per i capelli. Giovanni è sempre stato molto talentuoso motoriamente, ma meno costante. Camilla è stata quella che mi ha invogliato a fare continui spostamenti, partendo da Portoferrario (Isola d’Elba) per andare ad allenarsi alle Des Alpes d’estate. Ed è stata propria la sua passione a portarla a raggiungere risultati eccellenti in poco tempo entrando in nazionale già all’età di 15 anni”. Dario ha seguito i figli sin da piccoli. Camilla ha iniziato con lo Sci Club Bardonecchia dove ha avuto come maestri la mamma Luisa, la sorella di Dario, Barbara e Francesca Pasquinelli, Andrea Guiffre e Walter Ronconi (tutti nomi importanti nel panorama sciistico nazionale). Ovviamente come direttore tecnico Dario ha “potuto essere una sorta di supervisor, non facendo un allenamento privato ma integrando (eventualmente) quanto veniva fatto dallo Sci Club”.Con Giovanni il cammino è stato diverso perché’ è stato seguito fin da subito da Dario, poi a 10 anni è passato sotto la guida del Maestro Gino Senegagliesi e di altri allenatori sino alla categoria Giovani dove, dopo un anno con il papà, è entrato in squadra nazionale incontrando uno degli allenatori più carismatici dello sci nazionale, Roberto Saracco. Con entrambi i figli Dario ha potuto integrare le necessità di allenamento seguendoli in sessioni dedicate in preparazione a gare nazionali ed internazionali. Si tratta di un “valore aggiunto, in fondo i nomi di quelli che rappresentano lo sci nel mondo sono quasi tutti figli di maestri, allenatori o di persone che hanno creato le federazioni come Kostelic, il padre del campione Ivica, ex nazionale di pallamano, maestro di sport, che fondò la federazione di sci Croata”.

In tutto questo racconto non dobbiamo trascurare la presenza di mamma Luisa, allenatrice dei piccoli all’interno dello Sci Club Bardonecchia a suggellare quest’unione, non solo matrimoniale, ma d’intenti sciistici per e della famiglia Borsotti. Quando i percorsi si sono fatti più intensi ed a causa della prematura scomparsa della mamma (nel 1999) Luisa è stata costretta a seguire la gestione dell’hotel di proprietà all’Elba non potendo più seguire Giovanni e Camilla nella preparazione estiva. Ma ciò che m’incuriosisce è capire come un’Elbana possa essere divenuta amante degli sci. Mi racconta Luisa: “mio papà arrivò all’Elba in tenda nel 1955 dove conobbe mia mamma e dopo qualche anno si sposarono. Lui arrivava da una famiglia di alpinisti, innamorati della montagna che risalivano con le pelli di foca. Così da piccola fui portata il primo Natale a Clavière e poi a Bardonecchia. Passavo il primo trimestre a Portoferraio, il secondo a Bardonecchia e l’ultimo trimestre di scuola nuovamente a Portoferraio. Andando via ad Aprile però non partecipavo mai alle gare che mi avrebbero consentito di salire di livello fino a quando il maestro Bompard convinse i miei genitori ad iscrivermi allo Sci Club Bardonecchia”. Galeotte furono le piste di Bardonecchia, dove Dario, bravo discesista, era entrato a far parte della squadra del Comitato Alpi Occidentali e Luisa emerse a tal punto da entrare alla sola età di 13 anni in squadra nazionale allenandosi con Maria Rosa Quario, una delle massime esponenti di quella che fu la famosa Valanga Rosa, e partecipando alla Coppa Europa. Ma a quei tempi, ci dice Luisa, “non esistevano i gruppi sportivi e per una donna era difficile poter continuare con l’agonismo oltre i 25 anni di età” ma come dice giustamente Dario “ognuno è figlio dei suoi tempi nello sport ed è difficile fare dei paragoni dopo 30 anni”.

Adesso però Dario e Luisa fanno anche i conti con le preoccupazioni di genitori che seguono Giovanni in Coppa del Mondo. Mentre mamma Luisa sembra essere meno apprensiva nel seguirlo, pur patendo davanti al televisore per il risultato, Dario, invece, rivela una certa apprensione poiché adesso, dice, “l’unica cosa che conta è che non suoni il telefono per avvisarci che Giovanni si è infortunato. Ne ha subiti davvero tanti d’infortuni, troppi e sono orgoglioso di lui per com’è riuscito a superarli tutti”. Qualche rammarico va verso chi si occupa dei materiali perché’, a detta di Dario, il cambio dell’attrezzatura, anche sotto input della FIS, ha causato a molti atleti (non solo a Giovanni) importanti infortuni.

Suona il telefono, è Camilla che, nel frattempo, ha superato le gallerie: “passami il tipo” – dice a Dario – “così rispondo alle domande”. Sprizza energia e vitalità Camilla nel suo modo di fare e di parlare. Allora parto subito chiedendole com’è nata la passione per lo sci. Ovviamente sono stati Dario e Luisa ad avviarla a questo sport, all’età di 2 anni e mezzo Camilla era già sopra un paio di sci. “Poi è venuto tutto naturale, ho iniziato a fare gare, ad arrivare sempre prima e mi è piaciuto”. Ma arrivo ad una domanda scomoda e le chiedo come sia stato interrompere la carriera di atleta. “Un trauma” – confessa – “che ho saputo e potuto superare anche grazie alla mia conversione al buddismo. Purtroppo è stato difficile per me rimanere ad alti livelli, l’ultimo periodo non mi allenavo più con la squadra e quindi restare ai loro ritmi è stato sempre più duro”. Le chiedo invece se c’è mai stata competizione con Giovanni nell’essere entrambi in nazionale. Camilla mi sottolinea (ed io provo un certo imbarazzo) che è stata lei la prima ad entrare in nazionale, Giovanni ci è riuscito solo dopo ma che comunque come fratelli si sono sempre aiutati e tifati reciprocamente. Sono incuriosito dal presente di Camilla. L’ho sentita qualche settimana fa ai microfoni di Eurosport. “Commentare le gare di Coppa del Mondo mi piace, è una cosa che mi è venuta naturale e per la quale credo di essere portata. Spero ci sia un seguito perché mi piacerebbe continuare questo tipo di carriera”. Ma all’orizzonte si parla anche di moda. Ho visto un servizio fotografico per una marca di occhiali, le dico. “Si, ho conosciuto un fotografo che mi ha proposto questo servizio. E’ stata la prima volta per me. Mi ha detto che sono fotogenica. Non so se ci saranno altre occasioni come questa in futuro. Vedremo!

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