Final Eight

Tu che non hai creduto in Del Piero

Nicoletti

“Un penny per i tuoi pensieri”. Se fossi stata in un film con Mary Poppins, la mia frase sarebbe suonata proprio così. Ma pur praticando un hobby che di domande vive, non me la sono mai sentita di avvicinarmi a Susy Nicoletti e chiederle cosa le passasse per la testa, mentre la vedevo con le mani in tasca, ferma in un angolo del PalaFlorio. Posso farlo ora, però. Ora che è tutto finito, ora che il Montesilvano gira per l’Abruzzo con la prima Coppa Italia della sua storia, per presentarla ad amici e parenti.
“Benvenuta”, le hanno detto le biancazzurre. “Bentornata”, ha detto – invece – Susy, l’unica giocatrice di tutta la Serie A ad averla vinta 5 volte.
“Quando sei piccola non ti rendi conto di che fortuna hai a poter coronare un sogno del genere, poi ti trovi ad essere una vecchietta e apprezzi davvero l’essenza di una finale: ero emozionata, ma allo stesso tempo tranquilla perché certe sensazioni le riconosco”.

Montesilvano

2007/08, 2008/09, 2010/11, 2014/15 e 2017/2018. Nell’ultima delle 4 conquistate con l’Italcave aveva fatto piangere proprio il Montesilvano, che oggi sì – piange lo stesso – ma lacrime di gioia. Le vedi sul volto di Laura Esposito quando le compagne le portano il trofeo direttamente sul posto di lavoro, o sul volto di Ana Carolina, che a fine gara si è fatta tutto il campo in ginocchio per una promessa. “Solo tre settimane fa non potevo giocare, e guarda invece cosa è successo?”, mi dice raggiante. E Susy? Non credo abbia pianto. Forse un po’ sì, in quell’interminabile minuto in cui è rimasta accovacciata sulla Coppa. Ma non lo ha fatto per il resto del tempo, perché dentro di sé ha una specie di enorme contenitore in cui incamera tutte le emozioni più grandi e succede che lì dentro si sedimentano, e a volte non escono più. Brutte o bellissime che siano.
Poco prima ho visto la stessa scena dell’abbraccio alla Coppa, ma al contrario: Susy sommersa da una massa indefinita di compagne, corse a festeggiare con lei. Corse a festeggiare lei, la più titolata tra le calcettiste italiane. Ho sentito dire tante cose sul suo conto, dopo l’uscita dalla Nazionale di cui è stato primo capitano e dopo un periodo in cui il campo sembrava essere diventato improvvisamente melmoso sotto i piedi. Che ne era della giocatrice che solo qualche anno prima portava a casa i premi di “Dribbling nella polvere”? Lei ha incassato come un pugile: l’ho vista barcollare, ma cadere mai. Provate a distoglierla da un obiettivo, o più semplicemente: provate a farla cambiare idea su qualcosa. Scommetto quello che volete, tanto sono certa della sua testardaggine.
Palestra, allenamento, ancora palestra e di nuovo allenamento, senza mai una parola. Ha atteso così il suo momento Susy Nicoletti e quando la Final Eight ha chiamato, la risposta è stata quella che avete visto tutti sul campo. Quale è il fuoriclasse che mi ricorda? Ah, già. Un certo Alex Del Piero: da giocatore finito a campione del mondo.
Con le dovute proporzioni, è sempre di rinascita che parliamo e Dayane – una balzata in testa alla classifica delle mercatrici della Coppa dopo soli 40’, una da 48 gol in campionato – può confermare:  l’ho vista allontanarsi dall’area pur di cercare un po’ d’aria. Niente da fare, Susy l’ha seguita – oscurandola – ovunque potesse fare male. Non regge tre giorni così, sta correndo troppo. Ammetto di averlo pensato e sono pronta a riconoscere il mio errore, davanti ad una giocatrice che – insieme ad Ampi – ha costruito una buona parte del trionfo di Bari reinventandosi in meno di 24 ore: da pivot a centrale difensivo, così come deciso da Marzuoli per sopperire all’assenza di Guidotti. Nel frattempo, per il Montesilvano, si accendevano i riflettori di una finale sfiancante: 40’ regolamentari, più 10’ di extra time, più la tanto temuta lotteria dei rigori. Quando Susy ha calciato ero girata dall’altra parte. Che volete? Anche i giornalisti possono essere scaramantici. E’ stato il pubblico a raccontarmi del suo gol con un’ovazione.
“Come hai segnato?”, le chiedo ora che domandare è lecito. “Avevo preso il palo, ma Baffo l’ha messa dentro”, ha risposto pensando a papà Antonio. Poi l’apoteosi biancazzurra e il dolore di un Cagliari che c’aveva messo il cuore. Abbraccio tutte le sarde, stringo Marta e ancora di più Gaby che si porta addosso il peso di un errore che non le permetterà per molto tempo di vedere che giocatrice immensa sia. Poi abbraccio Susy, felice che sia questa la fine se di fine deve trattarsi.
“Davvero è il tuo ultimo anno?”, un’altra domanda, stavolta più invadente della precedente. Giornalisti sciacalli.
“L’idea è quella, vedremo”. Roba che la Sibilla può allacciarle gli scarpini.
Allora vi sfido. Provate a farla tornare sui suoi passi e mai perdere una scommessa sarà stato così bello.

“Tu come hai fatto, TU, che non hai creduto in Del Piero a non credere in Del Piero?”

 

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