Football Americano Femminile

Diario di Viaggio – 4

C’è una parola, l’unirsi semplice di due lettere, capaci con il solo suono di uccidere una squadra.
IO.
Nel tennis c’è spazio per l’io, nella scrittura c’è spazio per il mio io, per le mie parole frutto della mia storia personale, un ritratto angolare del mondo che vedo.
In uno sport di squadra, intenso e viscerale come il football, non dovrebbe esserci spazio per l’io, vorrei ascoltare più spesso quel “noi” che so è capace di trasformare un gruppo di giocatori in una equipe vincente.
Un po’ come in una relazione di coppia, se ascoltate troppe volte la parola “io”, c’è qualcosa che non va, non funziona ed è inevitabile essere destinati al fallimento.
Ho visto pochi sorrisi, troppe volte ascolto le vostre voci ripetere che in partita non vi divertite, non c’è nulla che valga la pena ricordare se non ha un sorriso stampato sopra.
Leggo, tanto, forse troppo. Non capisco di football, vi ripeto però che so inventare storie bellissime.
Oggi avevo dei fogli, affidati quasi per caso. Ad un lettore disattento potrebbero sembrare composti  solo da righe tracciate con la matita, per me è la rappresentazione di una danza, ci siete voi, in ogni piccolo segno, con i vostri timori e con la vostra forza.
Le parole ora, sono forse un suono distante intorno all’anima. Le voci confondono il cuore, se spesso mi vedete silenzioso, più di quanto lo sia abitualmente … guardate lì vicino, le mie parole le ho lasciate li.
Ammiro chi ha scelto, con impegno, di allenarvi. Ho dimenticato per un attimo, che siamo un po’ tutti allenatori: da spiaggia, da bar, da facebook, scegliete voi. Giocate anche per lui, per chi si prende tutte le colpe, per chi vi fa da parafulmine.
Ieri guardando la partita dei Crabs, giravo sul campo e mi tornavano i mente le parole: “la vittoria ha molti padri … la sconfitta è sempre orfana”.
C’è più dignità in una sconfitta onorevole che in mille vittorie sguaiate.
Le vostre lacrime come faccio a dimenticarle? Come se all’improvviso fosse tutte mie sorelline e mi hanno fatto male come non mi aspettavo.
Vorrei vedervi con il sorriso, che brilla nei momenti bui, che mi spinge a tenere questo diario, che mi fa raccontare di voi con l’entusiasmo di un bimbo.

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