Calcio

Hillsborough

QUINDICI APRILE MILLENOVECENTO OTTANTANOVE.

Avevo sedici anni.
Non dimenticherò mai più quell’immagine di visi schiacciati contro le barriere di metallo, quel massacro insensato, quell’omicidio di massa premeditato.
Vivevo già nel freddo nord europa, ho temuto di sentir arrivare l’eco di quelle urla fino a casa, fin dentro al cuore. Se anche solo una volta sei rimasto in piedi su una gettata di cemento, schiacciato tra altri corpi ad urlare ed incitare la tua squadra del cuore, allora continua a leggere. Puoi fermarti qui altrimenti, perché credo che non riuscirei a spiegarti cos’è per “noi” Hillsborough.
Ho ancora la sciarpa del Liverpool, quella che mi ha regalato Margareth. L’ho conservata nonostante l’Heysel, quando in un Liverpool – Juventus, si consumò una assurda tragedia.
L’ho portata con me quando sono riuscito finalmente ad andare a rendere omaggio, sotto il settore Z a Brussels, a contemplare il luogo dove la follia umana aveva sacrificato le sue vittime.
Quei novantasei morti rappresentano per tutti i tifosi, il rischio scampato, la morte sfiorata, la folle mattanza provocata da uno stato incapace di comprendere cosa si muove intorno al calcio. Uomini e donne come noi, in trasferta per seguire il cuore, un sogno e una emozione, uccisi dall’incompentenza di una polizia che ovunque non è capace di distinguere chi canta e incita da chi porta lame e catene.
Ieri non avrei mancato Liverpool  – Mancherster City per nulla al mondo.
Venticinque anni sono passati, i miei occhi e il mio cuore li hanno attraversati a ritroso in un baleno.
Il minuto di silenzio, così assordante che mia madre, mentre osservava distratta l’inizio dell’incontro si è sorpresa a sussurrare, come se avesse timore di disturbare: “si sente il vento…”.
Già.
Solo il vento a riportarci a quel giorno, a quel dolore che ti echeggia nel cuore.
Ieri con il cuore eravamo tutti in piedi nella KOP.
La sciarpa distesa, tra le altre.

Hillsborough

Colore Rosso, come il sangue di quelle vittime.
Giallo come quel sole accecante sul prato verde.
Bianco.
Al fischio d’inizio sapevo che il Liverpool non avrebbe mai perso quel giorno, mai.
Nemmeno quando il City ha rimontato i due gol di svantaggio e a cinque minuti dalla fine il risultato era sul 2-2.
Coutinho.
85esimo.
3-2.
Ieri il ricordo di novantasei tifosi assenti da quella curva che cantava “You Never Walk Alone”, li avrebbe spinti oltre, avrebbero battuto chiunque.
Ciao ragazzi.

Hillsborough

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