Serie A

Tampa verso la tana delle leonesse: “Contro il Bitonto con un solo obiettivo”

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Al suo primo anno in Serie A, il Tikitaka Francavilla sta urlando, a gran voce, la volontà di diventare da subito un punto fermo della categoria.
Semifinale al cardiopalma in Coppa Italia, quinto posto nella stagione regolare, playoff scudetto. Non si può parlare dell’anno dei record perché è il primo, ma di certo marca un’asticella molto alta.

Merito di chi ha portato questa squadra fino ad oggi, di chi l’ha condotta alla cavalcata trionfale una categoria dopo l’altra. Merito di tutti quelli che ci hanno creduto e, da quest’anno, merito di una rosa di assoluto livello.
Ci si aspettava grandi cose, ma forse non si immaginavano poi davvero. Ora, a sentire le voci in riva al mare, fa quasi notizia la vittoria con un solo gol di scarto contro le avversarie di stagione del Bitonto.

Con il Bitonto escono fuori solo belle partite” commenta Lediane Marcolan, che non riesco a chiamare Lediane visto che tutti la chiamano Tampa. Ma non riesco neanche a chiamarla Tampa. Ho un problema con i soprannomi. Mi limito a guardarla in quei placidi occhi chiari che, se non avete mai incrociato, non avete davvero idea di che colore abbia la sicurezza di se stessi.

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Tornando su gara-1 dei quarti di finale, afferma che “forse è esagerato dire che il primo tempo loro ne hanno avuto più di noi. Rivedendo la partita il giorno dopo, mi sono resa conto che non era questo. E’ solo che abbiamo peccato di concentrazione, ci siamo fatte prendere dalla frenesia di segnare e di farlo subito. Passaggi sbagliati e fretta. Questo ha portato ad andare negli spogliatoi a metà tempo sotto di due reti: una distrazione difensiva condivisa a metà tra me e Brenda è stato il primo gol.

Una palla a metà strada tra la volontà di realizzare una pisada per Brenda e quella di fingerla per poi allungarla in avanti è diventato un regalo per Cenedese. “E poi Lucileia. Si può dire tutto e il contrario di tutto di Lu, ma lei rimane un fenomeno. E come tale ha segnato“.

La foga e l’adrenalina della partita a volte fanno in modo di non vedere le cose chiaramente. Tanto è vero che la riflessione fatta negli spogliatoi è stata proprio questa. “Non stiamo giocando bene“. Ma non era questo il motivo dello svantaggio. “C’era solo da metterci lo stesso impegno e lo stesso cuore che stava dimostrando il Bitonto. Giocare ad armi pari. abbiamo iniziato a sbagliare meno, ad essere più precise, più calme a differenza dei primi venti munti. Ecco come è arrivata la vittoria. Certo, quel quarto gol preso a pochi secondi dalla fine…

I puntini di sospensione dovrebbero essere colmati da un fermo immagine espressivo. Perché è lì che c’è tutto il senso, negli occhi al cielo e in un sospiro che starebbe a dire “dovevamo evitarlo“. “E’ stato il gol che mi pesa di più di aver subito – incalza – Considerando la regola che avanza chi ha segnato più gol dell’avversario nell’arco degli ottanta minuti, si, mi pase averlo subito. Vincere con due gol di scarto sarebbe stato molto meglio.

Penso una cosa però. Anche se mi da fastidio – perché le da fastidio perdere, qualunque faccia abbia la sconfitta – sono anche consapevole che, chiunque voglia arrivare in finale deve semplicemente vincere tutte le gare, con un gol di scarto. Punto. Non ci sono grandi ragionamenti da fare. Credo che arrivare con troppo vantaggio, sia controproducente, rischia di far entrare in campo con le gambe molli e con sufficienza. Siamo zero a zero per me. Sabato, se vogliamo passare il turno, bisogna vincere. Lo vogliamo. E se davvero lo vogliamo, lo possiamo“.

Scenderà nella tana delle leonesse il Tikitaka, nella quale il ruggito proveniente dagli spalti saturerà tutta l’aria del palazzetto. Un limite? No, una motivazione in più. “E’ bellissimo. Mi piace giocare quando il pubblico è rumoroso. Sentire che incita la propria squadra, sentire che ci tiene, anche se tifa contro di me, mi galvanizza, mi carica. Inoltre, come detto, con il Bitonto escono fuori solo belle partite. Sanno che dovranno metterci un qualcosa in più, ancora un po’. E’ tutto aperto, apertissimo“.

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Sarà una sentenza per entrambe le squadre. Chi vince, continua, chi perde andrà a casa (non parlate di pareggio, non è contemplato). “Ho chiesto a Diana se per caso lei volesse andare a casa prima, sai mai? – Ironica e pungente come sempre Tampa. O meglio Lediane – Nessuno vuole andare a casa, non adesso. Due mesi per riposare sono più che sufficienti. Non voglio che diventino tre. C’è ancora troppo da giocare e troppa voglia di farlo. Ogni cosa avrà il suo tempo e questo è quello di concentrare le energie per la gara di ritorno“.

Non sono ammessi altri pensieri, non è ammesso uno sguardo al tabellone dall’altro lato, al Falconara. Non è ammessa nessuna distrazione. “Nel momento in cui guardi troppo avanti, perdi di vista quello che hai nel momento e rischi di vanificare tutto. Il momento, il nostro, si chiama Bitonto e solo a questo dobbiamo pensare. Il resto, si vedrà al fischio finale“.

Parla da veterana giallorossa, ma è solo al suo quinto mese nella rosa di capitan Verzulli. “Dopo l’esordio, contro la Kick Off, ricordo che alcuni si chiedevano se fosse davvero “quella” la tanto decantata Tampa. Neanche due allenamenti e subito in campo. Non avevo molta idea. Ora mi rendo conto di quanto sono migliorata all’interno delle dinamiche del gioco di squadra e quanto abbia ritrovato la sintonia con vecchie compagne come Debora, molto simile a me, Brenda e Adrieli, diametralmente opposte ma perfettamente complementari.

Chi ci vede giocare capisce subito chi ha bisogno della palla al piede e chi cambia le partite con i movimenti senza palla. La dimostrazione è il nostro ultimo gol contro il Bitonto. Mi sono rivolta a Brenda dicendole quanto fosse stata brava a non toccare mai la sfera. E ad Aurora per aver effettuato uno scambio pennellato. Continuando ad ungere così gli ingranaggi – commenta in chiusura e al termine di un caffè lungo mezz’ora – possiamo fare davvero bene. Io voglio vincere. Sempre. E’ questo il mio obiettivo. Il campo poi dirà fin dove possiamo arrivare quest’anno, ma l’obiettivo è uno solo e uno solo alla volta. Sabato, contro il Bitonto, cercando il passaggio del turno. Avremmo così scritto un pezzetto di storia“.

 

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