Final Eight

FINAL EIGHT U19 – Le gemelle Barban al Dueville: “Godiamocela”

Barban

Mister Omar Dal Maso mi assicura che ora siano “riconoscibilissime”, ma io continuo a guardare la foto ricevuta senza avere la minima idea di chi sia Natasha e chi Melissa. Stesso sguardo vispo e stessa maglia della Nazionale Under 19, uno dei tanti traguardi che le gemelle Barban hanno raggiunto grazie all’impegno quotidiano nella Dream Five Dueville.
“Pensavamo ad uno scherzo – confessano sorridendo -. Chi vuoi che ci chiami da Cavazzale, un posto molto piccolo con poche possibilità di farsi notare? E invece era vero. A Novarello sono stati tre giorni inspiegabili: è stato bellissimo allenarci lì e poter ascoltare i consigli del CT Salvatore”.

Tutto è partito quasi per caso durante una giornata dedicata allo sport, chiamata Giochi insieme: Natasha e Melissa provano un po’ tutte le discipline, ma quando toccano il pallone, mister Gherta le vede e corre a parlare con i genitori, perché due talenti così vanno coltivati.
“Per noi è stato naturale appassionarci al calcio: tutti i maschi della nostra famiglia hanno giocato a calcio, nostro fratello Manuel ci accompagnava al campo e ci spiegava qualche dribbling. Solo la mamma, inizialmente, era un po’ contraria, ma adesso è la nostra più grande tifosa e ogni volta che il lavoro glielo permette, ci segue con trombetta e striscione”, racconta Melissa.
Quello di Faenza, esposto durante la finale per lo Scudetto del campionato Sperimentale, recitava così: “Our dream si è già avverato”.
E pensare che, invece, era soltanto l’inizio e che poi ce ne sarebbero stati altri, come quello – imminente – della partecipazione alla Coppa Italia Under 19.
“In realtà abbiamo cercato di pensarci il meno possibile, perché vogliamo godercela senza troppe proiezioni. Un po’ come è stato per Faenza, immaginiamo un campo grande e un’atmosfera magica. Sarà tutto bellissimo e inaspettato allo stesso tempo”, è il pensiero di Natasha.

Esordio fissato per venerdì 8 aprile alle 17 contro le piemontesi della Top Five.
“L’avversaria si studia ma – spiega Melissa – bisogna essere pronti ai cambiamenti in corso d’opera, altrimenti rischi di trovarti impreparato in ogni caso. Più che su di loro, preferisco concentrarmi sui nostri punti di forza: se saremo fredde e lucide, abbiamo buone possibilità di andare avanti”. “Una situazione nuova potrebbe giocarci brutti scherzi a livello di emozione, ma mi fido molto delle mie compagne”, aggiunge Natasha. Fiducia massima anche nel tecnico Dal Maso. “Ormai è uno di famiglia. Quando viene a trovarci a casa, nostra madre prepara di quelle cene… Scherzi a parte – continua Melissa – c’è un rapporto splendido: ci riprende come un papà davanti a ciò che è sbagliato e sappiamo che di qualsiasi cosa ci sia bisogno, lui c’è sempre. Ci aiuta in tutto e per tutto”.

Ma la forza più grande è quella che Melissa e Natasha si danno a vicenda.
“Basta uno sguardo e ci capiamo. A volte per farti passare la palla da una compagna, devi chiamarla. Con Natasha – dice la sorella – non c’è bisogno: sa già dove sono e so già dov’è. È inspiegabile, ma la sento e questo è sicuramente un vantaggio in campo. Cosa ruberei del suo modo di giocare? La grinta che ha nell’andare avanti, è sempre l’ultima a mollare”. “Cosa ruberei a Melissa? La potenza che ha nel calciare e la sua precisione: per piazzare il pallone dove lo mette lei, dovrei provarci almeno una ventina di volte”.

D’amore e d’accordo, di litigi non se ne parla neanche per le gemelle nate sotto il segno dei gemelli. “Capita di bisticciare, ma dopo pochi minuti siamo lì a stuzzicarci a vicenda e ci riparliamo come se non fosse mai successo nulla. Anche quando siamo lontane, ci cerchiamo in continuazione. Magari un giorno riusciremo a lavorare anche insieme: abbiamo iniziato facendo le treccine a papà che aveva i capelli lunghi e ora siamo due parrucchiere. Sarebbe bello avere un salone tutto nostro”. Nel frattempo, è il futsal ad occupare tutto il tempo libero.
“E’ vita, ossigeno, senza non so cosa faremmo. In Coppa cercheremo di far valere la nostra passione, arrivare in finale sarebbe una bella ricompensa per gli ultimi 12 anni trascorsi a dare calci ad un pallone”.

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