Storie

Se fossi un mister – L’anima dei dilettanti

mister

A volte mi chiedo se il nostro mondo ci abbia dimenticato o se qualcuno mentre scende in campo pensa a noi che siamo tanti e che non siamo più immersi nell’universo squadra da tanto tempo. Ho un fischio nelle orecchie, non è quello dell’arbitro e neanche del solito treno che parte, forse è la pressione alta, quella si che non mi abbandona mai o forse è un pensiero che mi ronza in testa. Le mie paure più grandi? Non tornare più sulla mia panchina, non sapere cosa fanno le “mie” ragazze, non poter più abbracciare nessuno ed ogni volta che ci penso mi spengo come il sole all’alba, lentamente ma inesorabilmente, come se tutto il resto a paragone non fosse abbastanza.

Lo so sono banale ma come puoi spiegare a chi non ci è passato quello che si prova quando ti stringi in cerchio ed urli forte il tuo motto, come puoi spiegare l’odore dello spogliatoio che si mischia alle tue paure mentre dai le ultime indicazioni alla tua squadra e soprattutto come puoi spiegare il mondo che ti si spalanca davanti quando il tuo capitano esce dallo spogliatoio, ti sorride e non serve aggiungere altro?

mister

Tu puoi capirmi, tu che hai passato gli ultimi anni della tua vita a preparare il borsone, a cercare di ricordati gli schemi da calcio d’angolo, tu che hai lottato in famiglia per poter praticare questo sport, tu che hai paura di non esser più capace a segnare o a parare, tu che aspettavi la sera per uscire da lavoro e correre al campo, e con le scarpe ancora slacciate catapultarti in mezzo alle tue compagne e respirarle a pieni polmoni.

Tu che una ferita ad un ginocchio non guariva mai perché la partita successiva la riaprivi su un campo sintetico ghiacciato a dicembre, tu che in 10 anni non hai mai portato nella borsa il bagnoschiuma tanto c’erano le tue compagne, tu che ad Agosto andavi a comprare gli scarpini nuovi e la maglia termica per l’ inverno, tu che a Marzo guardavi le ultime partite sul calendario per capire se dovevi affidare i sogni all’anno prossimo o se ancora era tutto possibile.

mister

C’è un mondo che è scomparso, è rimasto nelle nostri menti e vive solo nei nostri cuori, i dilettanti questa è l’ etichetta che abbiamo addosso, cosi chiamano i nostri sogni, desideri, il nostro impegno, il tempo che ci hanno rubato, quello dei dilettanti. Non che le parole facciano poi una grande differenza, le parole sono una convenzione tra esseri umani per capirsi, io per esempio sono convinto di abbracciare proprio come un dilettante, innanzitutto sono impacciato, mi diventano le guance viola, sento il cuore che mi esce dallo sterno, a volte mi commuovo ma soprattutto stringo forte perché nessuno mi possa rubare quell’attimo che è mio, nostro.

Non ce la faccio più, ho messo da parte un milione di pensieri, di sorrisi, di esultanze, di schemi, ho messo da parte me stesso, quello che ho fatto sempre nella mia vita e come me lo hanno fatto un milione di persone che nel valzer del si gioca, non si gioca, ci si allena solo individualmente hanno iniziato una stagione ad agosto con il cuore pieno di speranze e l’hanno terminata a novembre.

A te che stai andando a dormire per la noia, oppure stai guardando una serie in Tv abbracciando una coperta, o forse stai contemplando la tua maglia numero 9 impolverata nell’armadio, a te che ti senti sola e che non vorresti piangere ma è l’unico lusso emotivo che ti permetti da un anno a questa parte, a te ed a tutti noi che siamo fermi, bloccati, condannati in questo limbo va il mio pensiero ed è l’unico modo per sentirmi meno solo.

mister

Ci siamo allenati, abbiamo sopportato gli inverni sapendo che poi sarebbe stata primavera, ci siamo sorretti l’uno sull’altro, che fosse una parola, un sorriso o una pacca abbiamo sempre fatto dell’unione la nostra forza ed oggi questa forza non c’è più e non perché l’abbiamo scelto, soltanto perché siamo meno importanti. Tu lo conosci un pianto di serie B? Io no, sinceramente quando vedo una persona piangere mi chiedo come potrei farla star meglio, cerco di capire che battaglia sta combattendo per essere al suo fianco.

Penso al tempo che se ne sta andando per me e per le mie ragazze, quel tempo che non riavremo indietro, penso a quei palloni chiusi in magazzino come se fossero desideri in un cassetto chiuso a chiave, ma la chiave nessuna sa dove sia.
Penso a tutte le volte che di notte mi son svegliato perché domani c’era una partita importante, una di quelle che ti toglie il sonno, il respiro e ti raddoppia il battito cardiaco, tutto insieme e tutto in questo ordine cronologico. Penso alle trasferte, ai viaggi insieme, alle canzoni urlate a squarciagola mentre va via il segnale radio sotto le gallerie e quando poi se ne esce, se siamo perfettamente in sincrono con il segnale che ritorna, l’applauso di tutti.

mister

Penso che il rispetto per questo malattia, per le persone che ci hanno lasciato, per chi soffre e ha sofferto debba prevalere su tutto e che si è vero questo è solo una partita di calcio a 5 ma per me e per tanti altri è stato il centro della nostra vita.
Vorrei dire alla mia squadra che la penso tutti i giorni, che mentre faccio le cose più banali mi immagino un nuovo allenamento o uno schema da fare, vorrei dire a tutte loro che mi mancano ogni momento e che per me nulla si è affievolito di tutto quello che ci siamo promessi.

Mi piacerebbe che domenica prossima chi potrà scendere in campo dedichi un pensiero a chi non può farlo, una maglia, una parola, un gesto, qualcosa che ci faccia sentire meno soli perché qui è buio ed il buio fa paura.

….Preferirei che non esistesse al mondo nemmeno la città più bella che io abbia visto.
Preferirei perderti nel bosco che per un posto fisso, preferirei una spiaggia di Sardegna, preferirei scaldarmi con la legna.
Ti presterò i miei soldi per venirmi a trovare Ci vorrebbe una notte, una notte, una notte Soltanto per viaggiare
Una notte, una notte, una notte Per ricominciare
Preferirei del verde tutto intorno Vestiti da Sandra che io faccio il tuo Raimondo….

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