Futsal

Georgia Balardin: “Lo sport è una continua sfida con me stessa”

Balardin

Avete presente quella storia di Maometto che non va alla montagna, allora è la montagna che va da lei? Ricorda un po’ il tipo di rapporto che si è creato tra Georgia Fernandes Balardin e il calcio, in tutte le sue forme. La morale è che non importa quante volte, in passato, la giocatrice della Lazio abbia pensato di cambiare strada, perché alla fine questo sport è andata sempre a riprendersela, nascondendo con la casualità una storia che poteva essere scritta solo in questo modo: Georgia con un pallone vicino, così come si vede sin dalle prime foto che la ritraggono.

Georgia ha solo 5 anni quando, dopo una partita con amici in cui entra “perché manca uno”, decide che nella vita avrebbe voluto giocare a calcio più tempo possibile. “Con la danza ho chiuso”, dice quello scricciolo biondo al papà. E il signor Jorge capisce subito che non si tratta di un capriccio. A volte la predestinazione ha anche una componente di fortuna e dev’essere stato davvero così per la piccola “Ge” che a 10’ da casa ha l’”Escola da Duda”, ossia la scuola calcio nata per volontà della dirigente più importante per il calcio a 11 femminile in Brasile e non a caso punto di riferimento dello staff della Nazionale verdeoro. Quindi il pomeriggio c’è allenamento con Duda due volte a settimana e la mattina c’è il futsal durante le ore di educazione fisica.
“Cosa preferisco? Per me è una domanda troppo difficile. Ti rispondo giocare. Ecco giocare mi piace tantissimo”. Continua così fino ai 14 anni, poi l’età la costringe a cambiare squadra e si arruola a Porto Alegre in un’altra realtà costruita con amore da uno dei più grandi giocatori di sempre: Ronaldinho. A 16 anni, però, arrivano i primi dubbi. “Stavo già pensando a quale università avrei frequentato. Giocavo solo per il gusto della competizione e non percepivo alcun rimborso. Pensavo che forse sarebbe stato il caso di fermarsi”. Invece va avanti e nel frattempo – nei 4 anni successivi – completa il percorso di laurea in scienze motorie. “E’ stato a quel punto che ho avuto un’altra crisi. Ero diventata grande, avrei dovuto smetterla con lo sport e costruirmi una carriera lavorativa solida”. Per 4/5 mesi effettivamente si ferma, poi però riparte nell’ ACBF (Associação Carlos Barbosa de Futsal), prima vera squadra di futsal frequentata da Georgia. La militanza dura un anno e mezzo, ma la distanza (quattro ore di strada tra andata e ritorno) diventa ben presto proibitiva, fin al punto che desiste. L’università col suo corso di specializzazione biennale per insegnare nelle palestre torna ad essere l’unica priorità, ma ecco che il destino ci rimette lo zampino.

Vi ricordate Duda? Mentre Georgia studia, la dirigente ha fondato la formazione femminile dell’Internacional (calcio a 11) e ha il compito di allestire un organico all’altezza del prestigio della squadra maschile. Sta pensando a questo quando, al mercato – tra una busta della spesa e l’altra – incontro papà Jorge che l’aggiorna sulla situazione della figlia: ormai ha scelto di lasciar perdere il calcio, ora pensa ad insegnare. Georgia, infatti, sta andando a lezione quando il destino le mette di nuovo di fronte Duda: il suo Internacional si allena al campo dell’università e avrebbe bisogno di una giocatrice con le sue qualità. E’ tutto troppo perfetto, per non dire di nuovo sì. E i 15 giorni di prova, si trasformano presto in un contratto.
Tornare ad indossare gli scarpini con i tacchetti dopo 5 anni è difficile all’inizio, ma due motivazioni la spingono a non mollare: la prima è che può di nuovo ricoprire il ruolo di laterale, così come il suo idolo Cafù, la seconda è che il progetto funziona davvero, tanto che – dopo aver vinto il regionale – l’Internacional chiude al terzo posto del campionato nazionale. Il rinnovo è una formalità, ma dopo soli 3 mesi dalla partenza della nuova stagione, Georgia deve fermarsi contro la sua volontà a causa di un brutto infortunio: rottura del legamento crociato anteriore.
“Sono stati mesi 9 orribili, fino a febbraio sono stata fuori e sono tornata con mille paure, in primis quella di farmi male di nuovo. Un po’ alla volta ho ricominciato, ma il solo pensiero di un nuovo intervento o di soffrire ancora mi bloccava. In più, nel frattempo, era cambiato il tecnico ed erano arrivate tante giocatrici di livello: riconquistare il mio ruolo era diventato molto difficile”. Ma Georgia ce la mette tutta e il tecnico – che è anche CT della Nazionale Universitaria Under 23 – decide di premiare il suo impegno in allenamento con la convocazione per la 30esima edizione delle Universiadi che quell’anno (siamo nel 2019) si terrà in Italia, precisamente a Napoli.
“In assoluto una delle esperienze più belle della mia vita e una di quelle che mi ha lasciato più amicizie: in 30 giorni lì, ho conosciuto tante delle ragazze che ora giocano nella Nazionale azzurra, come Bonfantini, Baldi, Marinelli e Caruso. Se dopo l’infortunio mi sentivo giù, in un attimo ho sentito il fuoco riaccendersi e quando sono tornata in Brasile ho ricominciato nella massima categoria con un contratto che, fino a dicembre, mi legava all’Internacional”.

È proprio durante una trasferta di gioco che Morgana Schubert – ex Dona Five Fasano – pubblica un selfie con lei e una didascalia scherzosa: “Calciatrice brasiliana cerca squadra in Italia”. La Vip Tombolo non scherza affatto quando immediatamente la contatta, ma ci sono due problemi da risolvere: dirlo all’Internacional e ottenere la cittadinanza italiana.
“Le porte per te saranno sempre aperte”: il rapporto con Duda è ottimo e si risolve con la promessa di rincontrarsi, prima o poi. Più difficile, invece, la questione documenti, in cui serve tutta la testardaggine del padre (che si reca di persona al consolato cercando di velocizzare un iter avviato 10 anni prima) e l’empatia di un’impiegata (ripagata poi con una maglia dell’Internacional), madre di una figlia anche lei calciatrice all’estero. In una settimana è tutto fatto, Georgia può partire e il 24 agosto 2019 torna in Italia.
Non parla la lingua, non conosce nessuno, ma in quale modo capisce di essere a casa, sensazione che si fa ancora più forte quando visita Sospirolo, il paese in provincia di Belluno in cui è nato e cresciuto il padre del suo bisnonno, prima di trasferirsi in Brasile.
“Non so spiegarti bene tutto quello che mi è passato per la testa, ma sentivo di avere un legame con quel posto. Forse perché mio padre ha sempre fatto tante cose “italiane” o forse perché il Sud del Brasile assomiglia molto al vostro Nord. Ma – pur avendo nelle mie vene anche un po’ di sangue libanese, come quello della mia bisnonna materna – sentivo di essere nel posto giusto”.

Nel giro di poco tempo, Georgia annulla qualsiasi distanza e si integra perfettamente tanto nella vita quotidiana che in quella sportiva, arrivando – a fine anno – a realizzare 12 reti su un totale di 34.
“Ho trascorso bei mesi, soprattutto in compagnia di Salvador. E poi ho imparato tanto: per la prima volta, vivevo lontano da casa e affrontavo un campionato sì bello, ma anche molto difficile. Ricordo ancora prima la vittoria per 4-3 contro la Florentia e la gioia provata per un risultato che avrebbe dovuto darci la forza di cambiare rotta”.
Ma a stravolgere i piani di tutti arriva il Covid. Georgia gioca l’ultima partita del 2020 proprio contro la Lazio a Roma. All’andata la Vip aveva perso largo, 2-8, ma con doppietta veneta realizzata – neanche a dirlo – interamente da Balardin.
“I contatti con mister Chilelli sono iniziati da quei due gol – racconta -. È stato sempre presente nel corso dei mesi e ha saputo aspettare, ma il mio grazie va anche al presidente Fulvio Antonello che mi ha lasciata libera di andare dove volessi nonostante non avessi ancora 25 anni. E’ stato importante per me: quanto sento di aver raggiunto un determinato step, cerco di cambiare per trovare altri stimoli”.
E la Lazio si rivela subito un ambiente ideale.
“Tutte le ragazze sono fantastiche e mi sto impegnando tanto per entrare nel loro gioco, cercando di mettere la mia tecnica al servizio della tattica collettiva. La prima sfida con me stessa è stata sicuramente quella di imparare il più possibile. Ma adesso – carica in chiusura Georgia – mi sono posta un altro traguardo: aiutare le mie compagne a conquistare un titolo e dimostrare a mister Chilelli che può contare su di me, anche nelle gare più difficili”.

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