Serie A

Falconara, Taty: “La prima rete in nazionale? Un autogol”

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Falconara è l’azzurro.
Per il mare, per il cielo, per il Città di Falconara.
Ma quanto verde oro c’è anche nel Falconara.
Nel mare, in quei giorni quando le nuvole giocano con il sole e l’acqua. Nelle colline che si vestono dei colori delle stagioni tutt’attorno ma quest’anno, soprattutto, per Tatiane Debiasi Croceta.
Taty, come la conosciamo tutti.
Se ci sono colori attraverso i quali è possibile definirla, sicuramente sarebbero quelli della sua Nazione, della sua Nazionale. Per lei, quella maglia, è un punto fisso che definisce lo spessore del suo essere calcettista. “Rappresenta il cielo, il gradino più alto al quale ogni giocatrice sogna di arrivare“. Potrebbe sembrare scontata oramai per Taty, quasi una formalità, la convocazione per la doppia sfida di febbraio contro la Spagna. Ma non è così. “E’ una gioia e ogni volta riempie il cuore – svela con emozione – qualcosa difficile da spiegare a parole. E’ incredibile come questa sensazione non cambi mai, è sempre un’emozione meravigliosa essere chiamati a difendere i colori della propria nazione. Se sei già stata convocata o se è la prima volta, la gioia è sempre la stessa. Per motivi via via diversi certo, ma sempre avvertiti con la stessa intensità“.

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A sentirla parlare, sembra di ascoltare una giovane calciatrice alla prima convocazione: l’emozione, la felicità, la voglia, l’onore di portare il Brasile del futsal alto nel mondo.
Ogni volta come fosse la prima volta. Si sa, la prima volta non si scorda mai. E’ così anche per la numero 4 citizens che porta indelebile nei ricordi quella prima convocazione, arrivata oramai dodici anni fa. “Certo che la ricordo! Anche se sono una persona che dimentica facilmente le cose – scherza -. La prima chiamata è arrivata nel 2009, per raduno a Campinas in vista del torneo Sudamericano. A darmi la notizia fu il mio allenatore di club di quell’anno, Zego. Quanto ho pianto mamma mia, tanto fino a perdere le lacrime! Ero l’unica nuova giocatrice del gruppo, puoi immaginare quanto sia stato difficile nonostante l’emozione. Volevo dimostrare che avevo quello che serviva per essere li di diritto, ad ogni costo. Per questo in ogni allenamento davo più di quel che avevo“.

Abbiamo imparato, di cosa è capace la determinazione di Taty in tutti questi anni, al vertice del futsal italiano. Come ogni grande storia, l’inizio riserva lezioni che non si dimenticheranno mai. “Non dimenticherò mai quel Sudamericano. Un partenza senza dubbio emozionante per me. Nella partita che ha visto il mio esordio, partivo dalla panchina, come ovvio che sia. Ero seduta con le mie compagne, con l’ansia che sembrava uscirmi fuori dalla gola, le gambe tremolanti. Ero animata però da una felicità tale che se anche non fossi entrata neanche per un minuto sarebbe andata bene ugualmente. La gioia di far parte di quel gruppo bastava a ripagarmi. Era fantastico anche così.
Già. Sono entrata poi e ho subito segnato. Ma – racconta ridendo – era un autogol! Il mio primo gol in nazionale l’ho segnato nella porta sbagliata“.

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L’avreste mai detto? “In quel momento, un mare di pensieri disfattisti si sono fatti largo nella mia mente, mi dicevo “basta, adesso esco e non torno più”. Rimasi davvero male. Ma – continua come fosse un dialogo con se stessa – ancora delusa e ferita ho avuto la forza di dire a me stessa “Va bene Taty, hai due minuti, ce la puoi fare”.
In quel momento mi sono sentita sostenuta dall’alto perché ho segnato un bel gol di sinistro infilando la palla nell’angolino della porta. Con quel gol, tutto il peso dell’errore precedente è svanito, ho ringraziato Dio e ho continuato a restare super concentrata.
Da quel momento, fortunatamente, sono stata convocata tante altre volte e pare continuino a volermi ancora oggi“.

Chi Taty la conosce solo nel campo da gioco, potrebbe pensare di aver davanti una persona quadrata e seriosa. Ma l’ironia è uno dei suoi punti forti. E’ facile infatti vederla scherzare con compagne e avversarie subito dopo una gara, fare battute spiritose e raccontare storie che strappano sempre grandi risate.
Rimane con i piedi a terra però, anche se quei piedi di strada e gol ne hanno fatti parecchi.

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Mi viene spontaneo chiederle quale sia il momento più indimenticabile della sua lunga avventura in nazionale. Immaginavo di ascoltare il racconto di qualche gol importante, di qualche vittoria dal sapore particolare, di qualche aneddoto. Ma dalla sua risposta mi rendo conto che non importa di quale sport e di quale nazionale si faccia parte, quello che resta impresso nella pellicola dei ricordi è QUEL momento, uno, specifico, particolare, sempre uguale eppure irripetibile.
E’ sempre l’inno. Ciò che diventa indimenticabile è il momento in cui partono le note del proprio Paese toccandoti il cuore ogni volta. Siamo tutte dentro quella musica, con la mano sul cuore, ricordando le battaglie personali per arrivare fin li, prendendo per mano l’impegno e il desiderio di tutte quelle giocatrici che sognano di calcare il parquet con i colori della propria nazione e che in quel momento sono rappresentate da noi. E’ una responsabilità grande. Cantare l’inno inoltre rappresenta la ricompensa anche per tutte le persone che hanno fatto sacrifici e rinunce per permetterci di essere li, sostenendoci in ogni momento e in ogni modo. Il momento dell’inno è magico, sacro e prezioso“.

Manca poco per tornare a vivere, ancora una volta, tutto questo. L’appuntamento è per il 10 febbraio. Ma, agli occhi di Taty c’è una priorità maggiore ora, oggi. “Sono felice della convocazione, ovviamente. Ma ci penserò quando sarà ora di fare la valigia e partire per la Spagna. In questo momento la mia testa e le mie energie sono tutte per il campionato“.
Oramai manca poco al secondo turno del girone di ritorno, quando le citizens ospiteranno il Granzette in quello che comunemente potrebbe essere chiamato un testacoda. Non la prende così alla leggera la numero 4. “In settimana ci siamo impegnate molto per limare i dettagli in vista di domenica. Ricordo ancora la gara di andata contro il Granzette, non è stata affatto semplice e sono convinta che sarà così anche domani. Dobbiamo entrare in campo con la giusta concentrazione, attente, facendo del nostro meglio. Fino ad ora il percorso compiuto è stato di alto livello – afferma sicura in chiusura – ma non siamo ancora appagate. Uno dei nostri obiettivi è cercare di fare, se è possibile, ancora di più“.

 

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