Storie

Caro diario, non scrivo da un po’

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Quarantena giorno tot, mese aprile, luogo Silvi. Non scrivo da molto, quasi sicuramente Conte mi aspetta per cena e approfitto di questo inaspettato slancio per riaprire un sito che prima era la mia estensione e adesso mi richiede il login. Sono così diversa? Probabilmente sì. Guardo la mia ombra allungata dalla luce della primavera più brutta delle 37 già vissute, chissà quando riuscirò a vedermi nuovamente a colori, senza tutto questo grigio dentro. Ho avuto disperato bisogno della prima bella notizia in un mese di pena, per ritrovare la forza di sedermi davanti a questo computer. Gli avevo promesso solo una breve pausa: mentivo non sapendo di mentire, mica come certi tipi. Si sarà riposato, lui che non è mai stato spento. Io, invece, ho dovuto scavare a fondo per ritrovare la forza di ritrovarmi davanti allo schermo, un’altra normalità spazzata via dal Covid 19.

Non importa quanto mare ci sia davanti. Con o senza virus, si fa fatica a respirare. Si fa fatica perché bisogna imparare da capo le cose più facili, come ad esempio a volere bene, ma a farlo senza abbracci, anche quando in quel maledetto metro di distanza c’è un dolore che ci hanno insegnato a curare così. Do a Lino Tegola, per  gli amici Tegolino, la carezza che vorrei dare a mia madre.

Ognuno si è costruito il proprio piccolo mondo in cui mettersi al riparo, ma arrivano colpi da ogni parte. Una lacrima scesa sul viso di un amico è anche una mia lacrima, vorrei asciugarla e le parole non sono mai abbastanza. Pensando a questo, ho tralasciato tutto il resto. Non ho avuto neanche la forza di scrivere, ma di cosa avrei dovuto farlo? Siamo abituati ai contenuti, non alla fuffa, perciò questo mi è sembrato un buon momento per starmene un po’ in silenzio. Mi arriva il suono del mare, poi quello delle sirene che mi riporta alla realtà con cui tutti facciamo i conti da un po’. Non ci sono più le partite di “pallone”, è vero. Ma ci sono gli amici che questo sport mi ha regalato. Mando un abbraccio a Nicola e uno ad Omar, due delle persone più sincere mai conosciute. Poi uno in Veneto, ad Enrico che ha cercato di farmi sorridere anche quando da sorridere c’è stato poco. A Luca dico solo “mediaticità”, che fa sorridere già così. A Claudia, il mio grazie più profondo: senza l’infinita memoria del suo telefono, ora questa meraviglia sarebbe andata persa.

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