Caffè Corretto

Caffè Corretto S01E18

caffè corretto

Falconara – Noci. Campionato Serie A Femminile.
L’indicatore del numero degli spettatori online indica 97, poi 106. Spettatori reali, non fumosi, perché quando la piattaforma è disposta a pagarti per questo, non segnala certo gli spettatori da 3 secondi.
Sono le 18.03 all’improvviso quei numeri si dimezzano, di colpo.
È iniziata Italia – Portogallo, maschile, qualificazione ai Mondiali in Lituania 2020.
L’Italia deve vincere, dopo il pareggio con i panettieri finlandesi e la vittoria contro la Bielorussia. A contendergli un posto al sole, i campioni d’Europa di Ricardinho. L’incontro lo trasmette la Rai, Rai Sport. Non ho bisogno di un televisore per vederla, posso accedervi grazie alla app di Raiplay da poco rilanciata come piattaforma digitale. Sorrido ogni volta che qualcuno scrive o esclama entusiasta: “siamo andati in televisione” ora a parte gli ultra settantenni, nessuno usa la TV come vi raccontano per amplificare “la diffusione” di qualcosa che non sia l’ennesimo “tolksho” (cit. per Barbara) utilizzato per fare propaganda.

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Foto Nazionale Italiana Futsal

Fischio finale, veniamo sconfitti, 4 a 1.
Senza essere mai in partita, senza gioco, senza ritmo e senza gli uomini adatti.
Badate bene, non sono mie parole, le potete riascoltare dalla viva voce del commentatore tecnico che, con timbro funereo continuava a ripetere la stessa litania. Non si è trattato di un racconto della partita ma del costante vociare pietoso di una comare al seguito di un carro funebre.
Lo spettatore casuale, al quale sembra che questo genere di programmazione “a pagamento” debba interessare si è ritrovato ad assistere (se l’ha fatto) al racconto di un movimento finito, allo sbando incapace di qualificarsi per la seconda volta nella sua storia al Mondiale.
Avrei dovuto seguire con più attenzione Falconara – Noci, di questo sono perfettamente cosciente. Scriviamo di calcio a 5 femminile, cosa posso saperne di tattica, di scelte tecniche, di allenatori e di giocatori. “Non è nemmeno sport” come chioserebbe il direttore di Sportitalia al quale la Divisione Calcio a 5 ha affidato la messa in onda anche del futsal italiano.

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Ogni qualvolta mi accingo a scrivere di scelte tecniche e tattiche ricordo l’adagio: “in Italia ci sono 60 milioni di tecnici della nazionale” e desisto dall’idea.
Sarà così anche questa volta.
Sono più interessato all’eulogia della nazionale che la propaganda ha diffuso in questi mesi. Come si è coordinata la comunicazione istituzionale con una testata esterna per creare una narrativa che poi i risultati hanno rivelato come mendace.
Come si è passati dall’italietta che pareggia 2-2 con la Slovenia all’ottimo pareggio con la Slovenia.
Dal bunker di Novarello, all’aria nuova degli azzurri.
Come è stato possibile che grazie alla pressione della stampa si sia posto l’accento su certi risultati negativi adducendoli ad una conduzione tecnica fallace, per poi costruire i presupposti atti a giustificare un cambio alla guida tecnica che non ha poi risolto, nei fatti, le difficoltà di natura sportiva che affliggono un movimento incapace di guardare con onesta ai suoi problemi.
Non mi credete, non dovete farlo, dovete però guardare i dati, quelli incontrovertibili.

Una di queste due squadre ha perso col la Slovenia, l’altra ha pareggiato con la Finlandia.

Mammarella, Ercolessi, Murilo, Merlim, Canal, Victor Mello, Romano, Schininà, Musumeci, De Luca, Marcelinho, De Oliveira, Cesaroni, Molitierno.

Mammarella, Ercolessi, Fortino, Honorio, Merlim, Miarelli, Romano, De Luca. De Oliveira, Fusari, Fortini, Murilo, Baron. Calderolli.

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Una di quelle due squadre veniva additata dalla stampa specializzata e da alcuni addetti ai lavori, come rea di convocare troppi oriundi, di non dare spazio agli italiani, l’altra no. Eppure a guardare bene i numeri percepire la differenza non è davvero possibile.
Non andremo al mondiale, la colpa è di qualcuno. Non può essere degli oriundi, come potete leggere da due personaggi completamente diversi come Julio Velasco e Kevin Keegan: “la presenza di atleti di provenienza diversa da quella dei vivai nazionali sebbene limiti la presenza numerica di atleti eleggibili per la nazionale ne incrementa il valore tecnico”. Insomma con più stranieri si ottiene di avere meno atleti eleggibili per la nazionale ma quelli che emergono sono tecnicamente migliori perché per guadagnarsi il posto devono competere di più.
Ai tifosi però qualcuno ha raccontato che era una questione di conduzione tecnica. Nel 2003 battevamo a Montesilvano la Finlandia 12 a zero, in quello stesso anno vincevamo l’Europeo e ci siamo giocati il titolo mondiale. Ci sono voluti 11 anni per ripetersi in Europa ad Anversa. Nel 2020, sei anni dopo non ci qualifichiamo per il mondiale e nel farlo pareggiamo con la Finlandia, dove sono finiti quei 12 gol di differenza?

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Foto Nazionale Italiana Futsal

Nello sport, nel futsal, l’importante è vincere. Nessuno riceve premi per aver lanciato il più promettente giocatore under 19, nessuno riceve premi per il miglior vivaio. Importa vincere, per farlo si è disposti ad ingaggiare gruppi di giocatori pronti, esaurendo spesso le proprie risorse economiche. L’azione si ripete dopo pochi anni, come in una migrazione verso un nuovo proprietario con abbastanza soldi per resistere quei due-tre anni ad alto livello.
Ci raccontano però che il problema era la conduzione tecnica, che il ciclo non era finito. Si trasforma un problema sportivo in una questione di politica sportiva.
Arriva poi la realtà e allora questi ragazzi che pur “hanno lasciato tutto in campo” sono “finiti, si è concluso un ciclo”. Addirittura ci raccontano che: “si voleva dare la possibilità a questo gruppo di chiudere in bellezza”. La domanda sorge spontanea, se questo era un gruppo che stava chiudendo la sua finestra di rilevanza sportiva, perché si è scelto di portarlo ad una competizione di così alto livello, perché ci si è preferito il miracolo sportivo alla programmazione sportiva?

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Seleções de Portugal

Metterci la faccia, prendersi la propria responsabilità è fondamentale in questi momenti, ma non a parole, nei fatti. Quando Ventura fallì la qualificazione al mondiale con l’Italia di calcio a 11, fu linciato dalla stampa specializzata, cacciato a furor di popolo, così come fu additato e rimosso l’allora presidente federale Tavecchio, artefice della scelta.
Ora Ventura allena in Serie B, una dignitosissima Salernitana di Lotito, grande elettore di Tavecchio.

Nel futsal, la stampa specializzata si mostra “delusa”, si astiene da ogni ulteriore critica e seppellisce la notizia sotto ai fondamentali sviluppi circa la panchina del Supermercato Vattelappesca. Mi chiedo, perché?
La guida tecnica della nazionale si affretta a programmare già il prossimo ciclo della nazionale, senza un mea-culpa, senza un briciolo di autocritica.
“Questo era un ciclo finito, ne iniziamo uno nuovo”.
Ma chi ha scelto di presentarsi alla qualificazione al mondiale con questi giocatori?
Perché l’Italia resta un paese ancorato al concetto che “non è mai colpa di nessuno”?
Perché chi ha caldeggiato le scelta del tecnico della nazionale, sacrificando uno scranno di rappresentanza, non si mostra quantomeno pentito, anche se questo è un anno elettorale?

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Foto Nazionale Italiana Futsal

Prendo a prestito delle parole, perché se qualcuno esprime bene un concetto non c’è motivo di cercarne altre per raccontare la stessa cosa.

“So due anni che ti portiamo l’acqua con le orecchie, che ci vuoi pure la scorza di limone?”
“Se questo era un paese serio, non ti potevi nemmeno candidà. Ma a te ti va di scherzare, a noi ci va di scherzare e allora scherziamo.”

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