Storie

Se Fossi un Mister – L’inizio e la fine

mister
Foto Giancarlo Bomba

Il giorno della partita te lo rimpiangerai per tutta la vita, c’è un prima ed un dopo.

Il prima è finchè puoi giocare ed il dopo è quando le tue scarpe invecchiano sul fondo di un borsone impolverato, insieme ai tuoi ultimi sogni, ai volti delle persone con cui hai condiviso tutto ed all’odio e l’amore che hai provato per alcuni mister piuttosto che altri.

Niente più bagnoschiuma dai nomi improbabili, accappatoi umidi, niente colazione e pranzo anticipati, fine dei riti scaramantici, dei messaggi alla compagna con scritto su : oggi segni me lo sento e di solito ti scegli quella che non segna neanche per sbaglio.

E’ finita, stavolta per sempre, non come il salva pelle o i cerotti nella borsa medica che finiscono oggi ma domani poi li trovi di nuovo al loro posto, finita come i lacci delle scarpe che ieri mentre li stringevi si sono spezzati stretti tra le tue dita, finita come quando senti il triplice fischio e ti butti in terra, coprendoti il volto per non far trasparire la disperazione, vorresti ancora un minuto per provarci di nuovo.

mister

Tutto inizia e tutto finisce, è una frase che ti diranno in tanti, qualcuno mentre ti spiega perché è finita la sua storia d’amore, altri per spiegarti come mai abbiano smesso di coltivare una passione, altri ancora per dirti come mai abbiano abbandonato un progetto bellissimo, i più disperati te lo diranno dal finestrino di un treno che sta fischiando una canzone stonata  verso un paese lontano che segnerà la strada che ti separa tra l’inizio quando quel treno arrivava e la fine, ora che il treno se ne va.

Ho visto almeno 2 generazioni di calciatori dilettanti, per prima la mia, quando arrivavo al campo con la borsa, mi sedevo nello spogliatoio e pronunciavo con tono deciso 3 parole, oggi vinciamo ragazzi.

Una pacca sul ginocchio del mio compagno, l’occhiolino a quello seduto lontano da me e poi il profumo della maglia, le venature dell’usura sugli scarpini, i parastinchi, il lettino dei massaggi sempre al centro dello spogliatoio e mai usato da nessuno, il calzettone che sale piano dalla caviglia, ti abbraccia il polpaccio e poi si stringe sotto al ginocchio.

Buongiorno a tutti, io sono l’arbitro della gara, le regole le sapete, il signore vale per tutti, nome e numero di maglia grazie.

mister

La generazione dopo la mia l’ho guardata dall’angolo inverso, con la lavagnetta in mano, la testa piena di pensieri, il cuore in tumulto e le domeniche che non sono più domeniche da quando Baggio non gioca più.

Folgorato da tutte le sere in cui avevo sognato di avere ancora una partita in campo con la mia numero nove sulle spalle, ho cercato disperatamente di comunicare ad ogni giocatore che ci sarebbe stato un inizio ed una fine, ad ogni ragazza sorridendo nostalgico ho sempre detto:

“la differenza falla oggi che puoi giocare, un giorno qualcuno, spero di non esser io, ti dirà che è finita.”

E’ stata una battaglia persa, è come quando pensi che a te non può succedere, è tutto cosi tanto lontano, poi il buio, è già domani, fuori un altro.

La verità è che nessuno è mai pronto quando finisce, nessuno è mai pronto  quando dalla finestra tua madre ti chiama per salire perché è  pronta la cena ma tu hai appena pronunciato la frase- chi segna vince– , nessuno è mai pronto quando tua moglie torna a casa e fa la valigia perché è finita, nessuno è pronto quando il treno riparte e tu non ci sei più a bordo.

mister

Dovresti svegliarti la mattina e benedire il signore perché hai un altro giorno per giocare, poi entrare nello spogliatoio pensando che potrebbe essere la tua ultima partita, guardare il mister e dirgli fammi giocare cazzo e se invece sei il mister dovresti guardare i tuoi giocatori e ringraziarli uno ad uno per esser li a far la guerra con te.

Dovresti stringerti forte il tuo compagno di panca e dirgli quant’è bello non sentirsi soli, poi incrociare forte i lacci delle scarpe e fermarti un secondo prima che si possano rompere tra i tuoi pungi chiusi ed infine appoggiare i parastinchi alla base delle caviglie, prendere il salva pelle e girarcelo sopra con la stessa cura con cui ti fai il nodo della cravatta.

Un signore con le mani dietro la schiena, qualche capello bianco mi guarda e mi dice “ragazzo tutto inizia e finisce nella vita“, gli sorrido e penso a tutte le persone che sono andate, qualcuno semplicemente lontano per qualche tempo, altri per sempre, poi penso a tutti i miei compagni di squadra, alle ragazze che ho allenato ed a tutto ciò che sembrava eterno.

E’ solo un gioco, prima o poi dovrò trovare il coraggio per staccarmene, voi finché avete birra, sogni e sole in faccia correte forte lontano dall’ultima recita.

Che giornata, che giornata
So distrutto, eh, so distrutto
Cameriè portame er vino

Eh, fateme cantà
Per quel tizio che non c’ha più er nome
Sta per strada, elemosina un core
Pe’ quel padre che se strigne l’occhi
Davanti a suo figlio pe’ proteggeje i sogni, oh
Fateme cantà
Pe’ sti gatti che aspettano svegli
Un motore pe’ starsene caldi
Pe’ i ricordi che me spezzano er sonno
E a letto me fanno girà come un matto
Un matto, un matto

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