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Piedi di ghisa

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La rovesciata, il colpo di tacco, il tunnel, queste sono spesso le giocate che catturano l’attenzione dei tifosi e degli addetti ai lavori.
In campo due squadre di Serie A, dotate di talento e con numerose giocatrici straniere eppure questa volta la mia attenzione si incastra sulla meno talentuosa.
Alessia Guidotti.
Se la guardo giocare mi chiedo: “cosa ci fa esattamente in campo?”

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Due piedi che sembrano costruiti all’Ansaldo, un fisico non certo da corazziere, una corsa non aggraziata ma devo ammettere efficace, un buon senso della posizione e grinta da vendere.
Escludendo i trofei nei “campionati tra amiche”, Alessia ha vinto: uno Scudetto, una Coppa Italia, due Supercoppe Italiane offrendo sempre il suo contributo, in efficacia e corsa.
In una squadra piena di talento e di giocatrici straniere non ha mai scelto di: scendere di categoria, cambiare squadra (i maligni potrebbero pensare che non l’ha cercata mai nessuno) o addirittura smettere perché non giocava “abbastanza” è rimasta lì a giocarsi un posto nella rotazione.
Questa è l’attitudine mentale che dovrebbero avere tutte quelle giocatrici italiane che scelgono di restare nella loro zona di conforto, che non accettano la sfida, che non scelgono di migliorare, scelgono di essere le migliori nel cortile sotto casa invece di provare a diventare il miglior giocatore possibile.

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C’è un divario culturale, non sportivo tra le atlete che provengono dall’estero e alcune, sottolineo alcune, atlete italiane.

“Il talento sportivo da solo non basta.”

Una frase che accompagna il percorso sportivo di qualsiasi atleta, la potete sentire risuonare con il timbro vocale del vostro allenatore, oppure continua a rimbalzarvi dentro alla testa ogni volta che qualcuno entra in campo al vostro posto.
C’è quella componente intangibile, indispensabile per far fiorire il talento, quella vocina interiore che ripete: “puoi farcela, non ti arrendere, resisti ancora un po’.”
Nello sport, non c’è momento altrettanto meraviglioso di quello in cui un “underachiever” (che dà un rendimento inferiore al previsto) “overachieve” (dà risultati superiori alle attese).

Ogni volta che ho visto Alessia alzare un trofeo e vi assicuro che ho temuto che facesse cadere la coppa ad ogni festeggiamento, ho anche pensato a tutti quei giocatori che non erano lì. Non perché non ne avessero i mezzi atletici ma perché manca loro la forza mentale necessaria ad accettare prima e vincere poi, una sfida sportiva.

Più spesso di quello che pensate per vincere non è necessario fare “la giocata” è sufficiente prima resistere e poi mollare un secondo dopo il tuo avversario.
Tutto qui, semplicemente.

Piedi di ghisa. Volontà di ferro.

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