Futsal

Se Fossi un Mister – Lo Spareggio – Let it Be

spareggio
Let it be, cantavano i miei amati Beatles o forse era let it be la mia amata canzone ed i Beatles non me li sono mai filati più di tanto, oggi sono confuso, non ricordo, non mi entrano molti concetti in testa.

Lascia che sia ma io non potrei farlo nemmeno volendo.

La mattina mi ero recato in farmacia a comprare gli integratori salini ed il pomeriggio con il nostro preparatore atletico, il mio amico Pietro avevamo con cura riempito le borracce, numerate, nel riflesso dell’acqua che scendeva cercavo di leggere le facce di chi avrebbe bevuto quell’acqua e le immaginavo sorridenti, finalmente ripagate dei loro sforzi.

Let it be, lascia che sia e non potrei, davvero questa lancia che mi trafigge e mi piega in due da un paio di giorni non me lo permetterebbe.

E’ solo una partita di futsal direbbe qualcuno con un occhio poco attento ed un cuore poco pulsante, qualcuno che magari non vive il sottobosco, tutto quello che accade prima e dopo di un match ed anche durante ed allora trovo sfogo su questo foglio.

Noi siamo il CLT calcio a 5 femminile, io alleno questa squadra da 8 anni ed è diventata la cosa più importante della mia vita, quella a cui ho dedicato tante notti insonni e tanta rabbia, passione, errori poco coscienti ma soprattutto amore , aldilà delle mie competenze da tecnico che forse sono anche poche.

spareggio

Ho una foto della mia squadra appesa sul muro della camera da letto, ogni sera prima di dormire a voce alta le do la buonanotte, mia moglie mi risponde convinta che stia parlando con lei anche se sa benissimo che non è così, lo ha accettato quando abbiamo deciso di andare a vivere insieme, i miei umori , le mie giornate sa che sono scandite dal pallone e che le mie strade sono schiave di un palo, di una palla che entra in porta, di un problema di una mia giocatrice che alle 3 di notte chiama in lacrime ed io di solito piango con lei.

Let it be, lascia che sia e non potrei, era il giorno che aspettavamo da una vita, l’anno precedente ci era sfuggita la promozione in serie A nei minuti di recupero, guardo il cronometro è finita penso e la palla sbatte forte dentro la nostra porta e ci condanna a riprovarci.

spareggio

Questa volta no, questa volta non posso vederle soffrire ancora penso ormai da una settimana, e la responsabilità mi apre la testa in due, le tempie pulsano ed il mio cuore è di metallo, va ad una velocità che non potrebbe umanamente sostenere.

Arriviamo al campo, sbrighiamo le solite pratiche tra liste, maglie e discorso alla squadra, entro sul rettangolo mentre aspetto le ragazze che si cambiano e sento suonare le trombette da stadio, sono i nostri, quelli che sono partita da Terni che sugli spalti cercano un cenno di simbiosi, alzo la mano, sono una marea, un’onda gialloblù che è venuta solo per noi ed eccoli gli altri.

spareggio

Quelli che non giocano ma che ti corrono dietro ovunque perché vogliono partecipare con te

Il calcio ha significato troppo per me e continua a significare troppe cose. Dopo un po’ ti si mescola tutto nella testa e non riesci più a capire se la vita è una merda perché la tua squadra fa schifo o viceversa. Sono andato a vedere troppe partite, ho speso troppi soldi, mi sono incazzato per la mia squadra quando avrei dovuto incazzarmi per altre cose, ho preteso troppo dalla gente che amo… Okay, va bene tutto! Ma… non lo so, forse è qualcosa che non puoi capire se non ci sei dentro. Come fai a capire quando mancano tre minuti alla fine e stai due a uno in una semifinale e ti guardi intorno e vedi tutte quelle facce, migliaia di facce stravolte, tirate per la paura, la speranza, la tensione, tutti completamente persi senza nient’altro nella testa… E poi il fischio dell’arbitro e tutti che impazziscono e in quei minuti che seguono tu sei al centro del mondo, e il fatto che per te è così importante, che il casino che hai fatto è stato un momento cruciale in tutto questo rende la cosa speciale, perché sei stato decisivo come e quanto i giocatori, e se tu non ci fossi stato a chi fregherebbe niente del calcio? E la cosa stupenda è che tutto questo si ripete continuamente, c’è sempre un’altra stagione.”

Questo è quello che avevo immaginato per loro mentre le parole del film febbre a ’90 mi suonavano in testa ed invece li ho visti arrotolare le sciarpe, buttare le trombette, accartocciare il loro urlo in gola e salire in macchina nascosti dietro una luna bagnata dalla pioggia, tutti visi che da due giorni ho negli occhi e non potrei lasciare che sia.

Comincia la partita, passa circa un minuto, davanti alla mia panchina Francesca Madonna va a terra, alla prima azione è concluso il suo match, il ginocchio si è girato, entra Valentina ed intanto Pietro il nostro preparatore prende Francesca in un angolo cercando di rimetterla in piedi ma non c’è nulla da fare, mi avvicino la bacio in fronte, lei piange di rabbia, non vuole uscire, in un secondo entrambi ci siamo detti tutto con un gesto e quella eroica è lei che rimane a bordo campo fino alla fine ad incitare tutti.

spareggio

Torniamo al campo perché Carmen Nenna il nostro pivot sta letteralmente facendo impazzire gli avversari, ogni palla che tocca diventa una pepita d’oro e su un’ incursione di Elisa che la serve sotto porta infila il vantaggio per noi, che nel primo tempo la dominiamo e ad un secondo dalla fine prendiamo anche il rigore del possibile raddoppio, sul dischetto va Valentina, una garanzia, ne ha segnati tantissimi di rigori da quando è con noi, rincorsa, portiere immobile, suona forte come una campana, un rintocco agghiacciante nella notte, la palla sul palo e torna in campo, fine primo tempo.

Entriamo convinti anche nel secondo ed è ancora Carmen a fuggire via verso il portiere avversario, sembra non tirare mai, sembra correre su uno di quei campi dove Holly e Benji non arrivavano mai in porta ed invece quando lo fa ci porta in paradiso è il 2-0 suonano le trombette dagli spalti ma è ancora lunga.

spareggio

Elisa il nostro capitano gioca con un dito del piede rotto, si è infortunata nel primo tempo, non ha detto nulla a nessuno, lo sapremo a fine partita, Valentina lotta dietro e tiene su ogni palla, Vanessa e Jessica e Gloria si alternano sulla corsia di destra fino a che il fischio dell’arbitro non capovolge la partita, rigore per loro, gol e tutto si riapre.

Cominciamo a cedere fisicamente, la fatica si fa sentire, Vanessa è viola in faccia ma non molla di un centimetro, Valentina anche cerca le sue ultime risorse, Carmen protegge ogni pallone che le arriva come fosse un neonato alla prima poppata, Marzia, Cecilia e Rossella gridano dalla panchina cercando di tenerle su, Elisa soffre in silenzio con la sua frattura ma nonostante tutto arriva il pareggio e poi il vantaggio avversario, a cinque minuti dal termine siamo sotto per 4-2, entra Chiara a sostituire Valentina che ha speso tutto ed anche oltre, la riapriamo ancora con Carmen che segna la sua tripletta personale e che come sempre da un anno non ne sbaglia una, ci aspettano gli ultimi 3 minuti di forcing, al primo affondo nostro nel tentativo di arrivare ai supplementari, loro lanciano lungo e pescano il gol che chiude tutto.

Let it be, lascia che sia e non potrei, il nostro silenzio è assordante, applaudiamo il nostro pubblico e poi nessuno si dice più una parola fino al ritorno, io abbraccio la ragazza dagli occhi color nocciola, quella che mister quest’ anno non ci vedremo in campo, sono incinta e non potrò giocare, è scesa dagli spalti per dirmi che niente, solo per non lasciarmi affogare nelle mie lacrime.

spareggio

Non ce l’abbiamo fatta ma credo sia più giusto dire che non ce l’ho fatta, non troverei nulla da rimproverare alle mie, le ragazze che neanche sono entrate, sedute in panchina aspettando un mio cenno che non hanno avuto e forse ce l’avrebbero fatta vincere ma io non lo saprò mai questo, quelle che l’hanno giocata con una gamba sola, oltre le proprie energie fisiche, le loro paure mentali e oltre al fatto che il loro mister non è riuscito a portarle dove meritavano.

Si sono allenate con il gelo, la pioggia, il sabato mattina, hanno saltato i venerdì sera tipici della loro età, da loro ho avuto tutto, così come dalla gente sugli spalti, così come dalla mia società.

Let it be, lascia che sia, no non potrei scrollarmi questa morsa nello stomaco, questo ago negli occhi che non mi permette di chiuderli da due notti e questo senso di impotenza, io ho perso ma voi tutti avete vinto nei vostri atteggiamenti, nella vostra serietà, nel vostro rischiare, nell’andare oltre e nella sportività a fine gara dove non c’è stato mezzo atteggiamento fuori dalle righe.

Sono Nicola Ugolini, alleno il CLT femminile e grazie ad Any Given Sunday scrivo da qualche mese la rubrica “Se fossi un mister”, oggi le uniche parole che vorrei pronunciare sono : mi dispiace, chiedo scusa a tutti per non avervi portato a realizzare i vostri sogni, vi voglio bene e per me siete la squadra migliore del mondo.

spareggio

 

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

To Top