Sara Tuffu del Santu Predu gioca con i capelli sciolti come lei ed è riccia come lei, particolare che esclude Schmidt e ci riporta a Sabrina Marchese. “Cocciante” è la più facile delle associazioni per chi l’ha vista per la prima volta. In fondo, era la “prima” anche per lei che per giocare una Final Eight ha dovuto attendere l’arrivo in casa YouGo Lazio. Non deve prendersela, dunque, se le è capitato soltanto ora, perché leggenda narra che viverla in biancoceleste equivalga ad almeno 4/5 edizioni messe assieme. Stima scesa a 2/3 vista l’eccezionalità dell’ultima kermesse, ma comunque alta. Marchese questo l’ha capito subito. L’impulso è partito dalle mani che non la smettevano di tremare, per poi arrivare ai boccoli schakerati dal moto perpetuo. La sua più grande capacità? L’adattamento. Lo stacco di testa che le ha dato il calcio, la Torres in particolare, diventa un’arma in più anche nel futsal, dove di gioco aereo si parla poco, così come quella corsa da campo aperto diventa continua profondità su un campo più ridotto. Ho sentito le sue ginocchia ringraziare. Solo la voce non si adatta al suo corpo. È quella di una bambina nel fisico roccioso di un pivot vecchia scuola. Si chiede sempre se vincerà qualcosa. Anche Grieco e Barca se lo domandano. Altre volte ho detto loro che il tempo le avrebbe presto rimesse davanti ad un’altra Final Eight. Oggi posso dire che a maggio ci sono i playoff. Finché Alessia pennella, sto con lei. Finché Cecilia chiude, sto con lei. Ma sto anche con Mascia, che a volte propone canzoni pessime, ma tra i pali va ancora presa come esempio: personalità da vendere al chilo, prezzo non quantificabile.



