Infinity Futsal Academy da urlo nelle ultime due gare di campionato. Non solo si rialza dopo un doppio stop, ma lo fa frenando la corsa di due delle antagoniste più valide del girone (e probabilmente dell’intero campionato): 1-1 con l’attuale capolista Athena Sassari e 2-2 contro un Pero ricco di stelle. Ma c’è chi non si accontenta.
“Non posso non pensare che avremmo potuto portarle entrambe a casa – commenta Melissa Barban, prima di provare a vedere il bicchiere mezzo pieno. – Nonostante lo svantaggio rimediato a 2” dall’intervallo, quando eravamo già sicure di andare a riposo in tranquillità, siamo state brave a reagire ribaltando il match. A livello di grinta e carattere c’eravamo eccome.
Sarebbe bastato solo un pizzico di incisività in più per chiuderla con tre punti, perciò lo considero un punto amaro”.
Che c’è di male, in fondo, nella ricerca della perfezione? La stasi viene dal suo esatto contrario: la superficialità. Ma Melissa questa parola non la troverebbe neanche nel vocabolario. È arrivata in biancazzurro con l’obiettivo di alzare l’asticella ogni anno un po’ di più e lo sta inseguendo mettendosi in mostra anche nelle gare più difficili. Un’altra certezza, per mister Carluccio, in vista della trasferta in casa L84.
“L’anno scorso la sentivamo perché dovevamo confermare di aver meritato la Coppa Italia di C, ma quest’anno la sentiamo ancor di più perché abbiamo voglia di farci valere in termini assoluti. Vedendo la classifica, molte avversarie ci sottovalutano e per noi diventa una sfida dimostrare che si sbagliano. Cosa è cambiato rispetto alla flessione di due settimane fa? Ci stiamo unendo come gruppo, ci stiamo capendo meglio in campo e soprattutto stiamo riconoscendo le capacità di una rosa ampia e valida sia singolarmente, che a livello corale”.
Dobbiamo dare ragione a Natasha (la sorella gemella, n.d.c.): è una Melissa mentalmente più forte quella che abbiamo davanti.
“E lei è più forte fisicamente. L’anno scorso era sempre a terra, ora punta i piedi e ce ne vuole per farla cadere – dice ridendo, quasi a spegnere i riflettori che si sente puntati addosso al mimino complimento -. È che io uso tanta testa, forse troppa e invece le cose migliori mi escono proprio quando agisco d’istinto. Spesso, durante le partite, mi capita di continuare a pensare a come sarebbe stato se l’avessi passata invece di tirare, o viceversa. Cosa mi riporta in me? La voce di Natasha: se tutte le altre si perdono in un rumore di fondo indistinto, la sua è l’unica che riesco a sentire sempre forte e chiara. Ogni parola mi arriva come se attorno a noi fosse tutto spento, come se ci fosse solo silenzio. È così anche fuori dal campo: in generale, sono quella che preferisce ascoltare. Per farmi parlare, devi venirmi incontro tu. Solo col pallone di mezzo – sorride – le cose cambiano: sono io che lo cerco e me lo vado a prendere tra i piedi delle avversarie. Ma quello è il mio habitat naturale, quando gioco mi sento troppo bene”.



