Serie A

Sabrina Marchese: “Nella biancoceleste, mille sfumature emotive”

sabrina marchese

“Insieme a te aquilotto noi voliamo via, la domenica sempre ci fai compagnia”.

E’ vero, è sempre vero, anche se la Lazio C5 è alla sua seconda settimana senza gare. Il motivo, neanche a dirlo, è il dilagare dei contagi da Covid-19.
Seppure l’emergenza sia oramai passata, le ragazze di mister Chilelli, sono ancora ferme ai box del campionato. Ma non per questo senza futsal. La doppia seduta di allenamento odierna scandirà infatti i tempi di questa domenica di metà gennaio.

Seduta su un muretto lungomare, vedo passare le tante persone in cerca del caldo del sole e dell’odore del mare. Tra loro, spunta la coda trotterellante di un labrador color miele. Non è Leo, anche se la scena ha il potere di materializzare Sabrina Marchese davanti a me, mentre leggo le sue parole correre veloce nello schermo.
Una scelta rivoluzionaria, quella della Lazio, per la laterale siciliana. Di rottura rispetto alle esperienze precedenti, o forse di continuità con la sua indole mai soddisfatta e doma. “Ci tengo a precisare che è una scelta che rifarei“. Afferma perentoria. Lei, che ha raggiunto la Capitale con il desiderio di scoprirsi sotto una nuova luce.

Ad oggi, mi sento di dire che, in primis, ho scoperto un gruppo coeso e affettuoso. Ho scoperto le persone prima delle giocatrici. Giocatrici fantastiche che giornalmente mi sostengono e mi spronano a migliorare. Quando indosso la maglia della Lazio, sento la voglia e la forza di un intero gruppo“. La base imprescindibile per costruire, progredire e crescere. “Con tutta onestà, non credo di dover essere io stessa a dire se sono migliorata o no, è una domanda che farei a “chi di dovere”. Quello che sto facendo è cercare di immagazzinare più concetti possibili, soprattutto tattici, essendomi approcciata a questo sport solo da pochi anni“.

 

Riconoscere ciò che sei per raggiungere ciò che vorresti diventare. Credo sia la migliore occasione di perfezionamento che si possa avere. Anche quando le circostanze costringono ad un déjà-vu di lockdown.

Rimanere bloccate senza potersi allenare è sempre un deficit enorme.
Soprattutto in un momento della stagione come il nostro, dove dovevamo affrontare le ultime due partite del girone di andata, per garantirci un buon piazzamento in ottica coppa.
Abbiamo dovuto interrompere un momento positivo, non ne siamo state affatto contente. Questo stop forzato ci ha infastidito mentalmente e potrebbe comportare una perdita del ritmo partita.
Dovremmo essere brave a ritrovare la concentrazione e ritrovare i sincronismi in campo.
Mi auguro che non incideranno nella prossima gara, stiamo lavorando sodo per recuperare“.

Sarà il Granzette la prima difficoltà da superare una volta tornate in campo a pieno regime. O la seconda, se si considera l’ostacolo del necessario rientro alle attività consuete. Un interrogativo, a questo punto, sorge spontaneo. “Non credo di poter commentare la situazione che attanaglia il Paese in questo momento. Solo non capisco perché, per quel che riguarda le procedure anti contagio previste per il nostro movimento, siano stati eliminati i tamponi obbligatori. Siamo passati da essere super controllati ad affidarci al solo buon senso di ognuno. Non credo sia stata una decisione opportuna“.

Nella mia visione utopistica della vita, spero sempre che lui, il buon senso, sgorghi come acqua di sorgente nelle menti e nel cuore di tutti, ma so bene che non è così. Sabrina mi aiuta in questa presa di consapevolezza, anche se la speranza di fondo rimane salda.
“Abbiamo due soluzioni, un bel asteroide e si riparte da zero. O una somma di piccole cose. Una somma di passi che arrivano a cento”

La salvezza, riferita ad ogni ambito, è nelle piccole cose. Questo credo che sia un punto fondante delle mie certezze. Forse non solo delle mie. “In questa prima metà anno, ho trovato piccole felicità sparse un po’ ovunque.
Nella la voglia di passare del tempo insieme oltre il parquet. Dentro un abbraccio pre-partita per scacciare l ansia da prestazione.
In uno scherzo inaspettato. Nelle parole di incoraggiamento di chi magari è la tua “diretta concorrente”.
In questa maglia bianco celeste, ho notato un sacco di sfumature emotive“.

“Non dovrà mai mancare la lazialità”. Ripenso alle dichiarazioni di Sabrina nell’ultima intervista. Allora cos’è la lazialità, mi chiedo. “La lazio non è solo una squadra che “sa soffrire” come molti dicono”. puntualizza la numero 9 biancoceleste.
“Non siamo presuntuose, siamo tutte giocatrici umili che sanno di dover sempre tirare fuori quel “qualcosa in più” per portare a casa il risultato, ma sappiamo anche divertirci e divertire“.

“Ed ogni volta che rintocca il campanone
Ho voglia di cantare questa canzone
Su un prato verde vola, tu non sarai mai sola”.

Non è una descrizione, è un’attitudine. Qualcuno una volta mi ha detto che la Lazio è per tutti ma non tutti sono per la Lazio. Evidentemente è proprio così. Me lo confermano le parole scritte e quelle non dette di Marchese, che, a quasi il primo giro di boa, tira per un attimo le somme, anche se l’amicizia con la matematica è fatta di alti e bassi, spostando lo sguardo un po’ più il là.

Sarò scontata, ma se mi chiedi quali aspettative ho per le prossime gare ,non posso che risponderti che c’è voglia di continuare a vincere.
Non ci sarà mai una partita facile, che inizia già in discesa per noi. Ma di sicuro ci stiamo impegnando per rimanere in
vetta. Abbiamo fame e desiderio di far bene.
Non vogliamo accontentarci, sappiamo che sarà una guerra, ma scenderemo in campo con spirito di sacrificio e agonismo.
Se così non fosse, manderemo all’aria l’intero girone di andata di sacrifici“.

“Perché il coro che famo tutti quanti insieme
Dice Lazio sei grande e te volemo bene”.

 

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