Storie

Oggi gioca Lara

Ho atteso qualche giorno, prima di scrivere questo pezzo. Mi frullava in testa, ne combinavo le parti. Mi chiedevo quanto senso ha scrivere di piccole donne, di vite in divenire. Non so scrivere cronache sportive, non ho dimestichezza con le interviste istituzionali, non ho che questo. Posso scrivere storie.

Parlo di calcio, in generale con poche persone. In realtà una, Nicola Ugolini. Certo è un tifoso della Roma e quindi questo dovrebbe automaticamente squalificarlo da una eventuale conversazione. Basta però evitare l’ ASROMA, scritto esattamente così, per rendere ogni chiacchierata, uno scambio.
Tutto inizia con un messaggio.
“Oggi l’FB5, gioca a Pescara”.
Ho pensato: “sono contento per loro” e ho lasciato lì il messaggio a penzolare, incastrato tra il ghosting e “ho capito”.
Lui deve aver intuito che non avevo invece, capito nulla.
“Gioca Lara”
“Moretti”, come se l’aggiunta del cognome dovesse illuminarmi ulteriormente. In realtà il deus ex machina del CLT mi aveva parlato di due giocatrici ed io ne avevo fatto una orribile crasi, nella mia testa.

“La ragazza che studia medicina”. Il terzo messaggio senza risposta, rompe la crasi. Mi permette di incastrare i pezzi di questo puzzle. Lara vuol diventare come Inês Fernandes. Il capitano e colonna del Benfica e della Nazionale portoghese è medico. Davvero, di quelli che stanno in ospedale.
Ho avuto il privilegio di osservarla giocare dal vivo, la numero sei delle Aquile di Lisbona. Lo sguardo severo come se fosse alla lavagna per risolvere una complicata equazione, la testa sempre alta, il neo sul labbro, la voce che arriva dopo che il pensiero ha fatto un paio di giri. Ora però sto divagando, forse.

Ore 19.00 Palazzetto di Via Rigopiano, Pescara.
Arrivo con la riserva mentale di incolpare Nicola di qualsiasi nefandezza sportiva m’attenda eventualmente in campo. La fiducia che ripongo in lui m’ha trascinato qui, su questi spalti. Senza nemmeno la scusa che mia sorella abita a due passi, infatti ora è in Somalia.
Devo scoprire con che numero gioca Lara. Il cognome Moretti, come la birra con il baffo, riesco ora a ricordarlo facilmente.
C’è un cordialissimo dirigente dell’FB5 che ci accoglie e ci saluta. “Ci” perché Federica m’ha offerto gentilmente un passaggio. Rifuggo dall’idea di chiedere a lui chi è questa Lara Moretti, evito così una delle mie figure tristissime. Il dirigente infatti è il papà di Lara.

Mi accomodo tra i tanti seggiolini liberi, inizio a montare la Panasonic GH4, cage, obiettivo e tutto il resto.
Dovrebbero esistere delle distinte di gioco, probabilmente le ha Luca, su in piccionaia. Infatti gentilissimo si offre di lasciarmele. A me serve però solo una informazione.
Trovata.
Numero 2.
L’avversaria delle romane ha un paio di giocatrici con un passato in A, fatto anche di un discreto minutaggio. Ignoro chi siano le compagne di Lara. Passano forse due minuti, di tempo effettivo. Prendo il telefono e scrivo a Nicola. “Sembra Andrés Inesta”. Non è solo per lo stop, per il controllo orientato, per la testa sempre alta, per i contrasti affondati.
Lo è per gli occhi. Avete presente quando vi chiamano alla lavagna, per risolvere una complicata equazione? Se non sapete farlo fissate un punto e sperate in un suggerimento.  Lei no, guarda in avanti con gli occhi veloci e cerca di trovare una soluzione al suo problema, alla questione di gioco che le si dipana davanti.
Alla maniera di Inês Fernandes,
La giovanissima numero due gioca tantissimo, quando esce stremata, non s’accomoda in panchina si stende sul parquet davanti alla panchina e noto che ha le ginocchia nere, rovinate dagli impatti con il terreno. Come i bimbi che vanno sempre carponi, come quelli che giocano a pallone sul terrazzo di casa. Come quelli che cadono e si rialzano.

Caffè Corretto, clandestino. Su Twitch. Mille problemi d’audio perché ho fatto delle prove ed ho dimenticato di risistemare quello che avevo modificato. Arriva anche Lara. Dopo le lezioni all’università, le ripetizioni di matematica ai ragazzini, insomma a quelli quasi coetanei.
Quasi non la riconoscevo con i capelli lasciati liberi. Neri come il fumo di Londra. Il parrucchiere, dannazione.
Sedia di quelle giuste sulle quali passi tante ore, ma non giustissima.
Ho subito una domanda. “In uno dei possibili futuri, non hai deciso di studiare Medicina. Ti chiama il Burela, ti ho offre 20mila euro. Cosa fai?” Respira profondamente. “Vado”. Non si ferma qui la risposta, che per me era già sufficiente.
La ragazza vuole argomentare, spiegare la riflessione alla base di una risposta che solo all’apparenza è semplice.
L’ascolto con attenzione. Le parole non sono scelte a caso, il ritmo della voce non cambia mai repentinamente di tono. Sicura delle sue scelte e delle sue idee, disposta a spiegarsi.
Mi fa pensare a quei ragazzi intelligenti, decisamente capaci tra i libri, costretti in qualche modo a giustificare involontariamente al mondo che “sanno giocare a pallone”. Quelli che s’impegnano nello sport per non dover essere solo un secchione qualsiasi. È invece proprio l’attitudine mentale a fare la differenza, in campo e tra i libri. La curiosità, la volontà e la dedizione.
L’ambizione, la tensione spostata in avanti verso un futuro migliore.
Lara.
Vola via questa ora in sua compagnia, con Nicola che le chiede di vita, di ricordi e di pensieri tenuti chiusi lontano da occhi indiscreti. Convivono in lei due donne, l’adolescente e la donna quarantenne. Non una risposta banale, non un pensiero gettato fuori senza contegno.
Stop streaming.
Resto con una malinconia appiccicosa sulle dita. Inês non ha dovuto scegliere, tra i suoi amori professionali. Lara ha dovuto decidere della sua vita in una età nella quale di solito si sceglie quanto ghiaccio vuoi nel Mojito.
Uno sport diventa adulto, quando non ti costringere a scegliere. Smette di essere un hobby quando non ti obbliga ma ti consiglia.

 

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