Storie

Se Fossi un mister- Guardalo l’allenatore

mister
Foto Benedetta Monaldi

L’occasione è un viaggio, uno di quelli sereni e leggeri, il giorno prima hai vinto ma oggi gioca la persona che nella tua regione ne sa più di tutti, quella con cui tante volte ti sei confrontato, hai chiesto consiglio e spesso ti sei appoggiato per la troppa amarezza, un po’ come poggi le labbra sul dolce, la testa sul cuscino, la mano nella mano.

Lorenzo arriva verso le 14:00, cosi almeno aveva promesso, io e Chiara lo aspettiamo in strada e quando si manifesta in ritardo scarica la colpa su Ramona, ridono di gusto ed io li guardo come se potessi rivedere me e mia sorella 10 anni fa.

Si parte per la prima di campionato di A2,  Lorenzo è il figlio di  Mister Marco Abati e Ramona la principessa di Mario Bross, sorella di Lorenzo, una chioma folta, lo sguardo deciso quasi quanto le sue scelte ed una passione infinita per il futsal.

Ramona mi cederebbe il posto del passeggero lato guidatore ma io rifiuto, voglio godermeli da dietro, passo il telefono davanti e chiedo subito il selfie, ho già in testa di inserirlo a questo punto del “pezzo”.

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Terni che si sposta per andare a vedere il Perugia, un paradosso in questa regione, una di quelle magie di Marco Abati che sa unire come pochi, la centralità è quel che universalmente gli viene riconosciuto e cioè le competenze poi c’è un fattore umano che lo avverti solo avvicinandoti, il calore che ti trasmette lo puoi sentire.

Sono felice, ricordo che una delle prime frasi che dissi dentro lo spogliatoio della rappresentativa Umbra, quando ebbi l’onore di allenarla fu questa: “Basta con i provincialismi, basta con queste storie Perugia e Terni, basta litigarci un pezzo di pane, uniamo le forze ed andiamo con il petto in fuori a difendere la nostra regione.”

Il viaggio è breve, tra una battuta, il gratta e vinci di Lollo che tanto non vince, le analisi tattiche e tecniche che grazie a Dio è tutto opinabile e quindi abbiamo ragione tutti e nessuno, Chiara sorride come chi sa di aver giocato un’ottima partita e per oggi può godersi il no-stress.

Marco è squalificato, vedrà la partita dalla tribuna.

C’è qualcosa di perverso nei corsi e ricorsi storici, la mia unica espulsione in panchina la presi proprio qua, al Pala Pellini di Perugia, tra l’altro per fare il giro ed arrivare sugli spalti devi affrontare una salita che non fa proprio al caso del mio fisico, il risultato è che quando avevo fatto tutto il tragitto avevo circa 220 pulsazioni al minuto.

Il Pala Pellini è discretamente pieno, tanti visi noti ma anche tante piccole ragazze che tra un coro, una risata ed un abbraccio sostengono il Perugia, sono le generazioni future quelle a cui lasceremo il nostro lavoro, che sia buono o cattivo e sarebbe bene ricordarsene ogni giorno.

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Foto Benedetta Monaldi

Io entro un minuto prima della partita, Marco fa il suo solito grande gesto, scansa un paio di giacche e mi fa cenno di sedersi accanto a lui, la solita premura non scontata e forse neanche meritata, la fiducia a prescindere, lo abbraccio e gli chiedo

sei sceso negli spogliatoi?

Mi dice di no che è squalificato, che cosi recita il regolamento e lui lo rispetterà, prendere nota e chiedersi chi altro lo avrebbe fatto?

Credo sia un segnale di grande fiducia verso il suo ambiente ed un passo per la crescita di ogni componente, Marco oggi è qui ma sono convinto che non stia pensando solo ad oggi, vuole lasciare qualcosa all’ambiente per il futuro, qualcosa che ognuno possa far suo come un insegnamento e portarlo nel proprio bagaglio.

Per me ha già vinto, se fossi una giocatrice ma anche uno dello staff vorrei che il mio mister fosse così, che con un gesto e non solo a parole mi dimostrasse quanto si fida di me.

La partita la potrete leggere nelle varie cronache, la Sabina è quadrata e cinica, il Perugia crea e disfa insieme e quando fa tutto bene trova super Giustiniani sulla sua strada.

Passano i minuti, Marco commenta sotto voce, incoraggia le sue come se potessero sentirlo, io mi divido sul mio cellulare per controllare che fa la  Roma, Lorenzo e Chiara discutono di diagonali, uscite pressing e Ramona dov’è?

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La principessa di Mario Bross è seduta alla destra del mister, quando alza gli occhi per guardarlo è sempre con ammirazione e non potrei concepire altro, trepida con lui e sembrano il gigante e la bambina.

Marco con i suoi lineamenti del viso decisi e quasi scolpiti, lei nascosta sotto una miriade di capelli e gli zigomi alti che quasi fanno fatica a contenere la profondità dei suoi occhi, Lorenzo un gradino sotto al padre sembra Marco 20 anni fa.

Il match è duro e spigoloso , noi tifiamo, incoraggiamo e cerchiamo di dare un supporto, io spero si segni solo per saltare addosso al mister e dimostrargli che siamo qui per lui e soprattutto perché vorrei potesse passare una giornata come merita.

Mancano 30 secondi alla fine, la partita è sul 2-0 per le ospiti e penso:

You can’t always get what you want But if you try sometime you find You get what you need.

Mick Jagger l’avrebbe riassunta così questa giornata, Non puoi avere sempre ciò che vuoi
ma se cerchi a volte trovi e ottieni ciò di cui hai bisogno.

Ho inseguito per molto tempo ciò che avrei voluto, l’ho fatto anche ieri mentre mi ripetevo che avrei voluto che Marco potesse vincere la prima e mentre cercavo ho trovato ciò di cui avevo bisogno, il calore di una famiglia che vive questo sport unendosi attorno alla lealtà che la contraddistingue, la passione ed all’abbraccio che ci siamo dati a fine partita, tutti insieme come se avessimo perso o vinto tutti ed in realtà così è stato.

Ad un passo dagli spogliatoi se ne vanno Giustiniani che ha ancora le forze per  fare un po’ di casino, Giorgina anche lei sembra uscita dal videogioco di Mario Bross e me la stringo come ai bei tempi, Alice mi sorride timida ed io ricambio,  Chiara sotto gli occhiali da sole so già che sta imprecando, io sono poggiato al muro, accanto a me mister Marco ci da l’ennesima lezione, andiamo a prenderci una cosa al bar prima di tornare a casa, Perugia e Terni sedute allo stesso tavolo, un punto di contatto, una figura centrale, il nostro Mister.

Prima di addormentarmi, una volta a casa, penso chissà che fa ora Ylenia?

I saw her today at the reception
A glass of wine in her hand
I knew she would meet her connection
At her feet was her footloose man

No, you can’t always get what you want
You can’t always get what you want
You can’t always get what you want
But if you try sometime you find
You get what you need

I saw her today at the reception
A glass of wine in her hand
I knew she was gonna meet her connection
At her feet was her footloose man

You can’t always get what you want
You can’t always get what you want
You can’t always get what you want
But if you try sometimes, well, you might find
You get what you need

And I went down to the demonstration
To get my fair share of abuse
Singing, “We’re gonna vent our frustration
If we don’t we’re gonna blow a fifty-amp fuse”

Foto Benedetta Monaldi

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