Caffè Corretto

Caffè Corretto S01E01

caffè corretto

COLLEGE FOOTBALL
College Game Day e quando chiedi qualche spiccio per la birra e finisce che ti ritrovi così tanti soldi che decidi di donarli all’ospedale pediatrico dell’Iowa, si quello di cui vi ho parlato la scorsa settimana.

CAMPIONATO E SERIE C
Arriva in un pigro pomeriggio piovoso la prima giornata di campionato al Pala Rigopiano.
Due minuti per arrivare, più di un ora per montare l’attrezzatura, tre disconnessioni dalla piattaforma che siamo obbligati ad usare da una lungimiranza tecnolesa e una bella partita. Quasi 200 spettatori collegati che sono lì per la qualità di quello che produciamo e non perché si trasmette su facebook, un palazzetto con la tribuna quasi piena e via così una nuova stagione di futsal.
Oggi però c’è chi gioca in serie c, un po’ per scelta e un po’ perché è costretta, dalle circostanze e dalla vita.

Ti guardi intorno e le facce non sono quelle solite, nemmeno i colori e gli odori.
Eppure t’allacci gli scarpini, getti qualcosa nella borsa e ti scaldi, come hai sempre fatto.
Il pallone sembra diverso, c’appoggi la suola sopra e sembra consumato più dal tempo che dall’uso.
Ci vuole coraggio a ripartire da zero, a far sembrare tutto uguale quando niente lo è.
Ci vuole una forza del cuore a sorridere quando un pezzo del cuore s’è fermato, si rifiuta di battere perché qualcosa non è al suo posto.
La partita inizia e il gioco sembra lo stesso, a volte più lento, altre volte più veloce. Si spezza in una miriade d’istanti.
Correva veloce prima ed era bello perché in quello spazio a tempo accelerato potevi perderti, dovevi solo reagire.
Istinto e pensiero s’inseguivano, diventavano memoria muscolare, diventavano una parte di te.
Ora sei troppo veloce, poi troppo lenta, insomma fuori posto.
Sei più brava di me, sei riuscita ripartire senza fermarti mai.
Hai asciugato le lacrime con il palmo della mano e poi sulla maglia.
I colori sono diversi, gli altri sono diversi e forse lo sei anche tu.
Oggi non ti sei arresa, hai preso il tuo sogno per mano e gli hai chiesto di farti compagnia ancora un po’

caffè corretto

CRISTIANO RONALDO
C’è stato un momento così per tutti, perfino per Cristiano Ronaldo che a 13 anni con il metabolismo a mille aveva fame anche di notte e il centro sportivo dello Sporting Lisbona non aveva certo una cucina aperta 24 ore. Arrivano i gesti gentili, quelli gratuiti, qualche hamburger sotto banco dall’uscita posteriore di quel fastfood a due passi dal campo da gioco. Com’è che dicono: “la generosità ti torna indietro moltiplicata”, qualcosa del genere e allora Cristiano Ronaldo quasi vent’anni dopo si ricorda di quelle tre donne che l’hanno sfamato da piccolo e vuole portarle a cena, le ha cercate ma quel McDonalds non esiste più e Edna e le altre due sono introvabili. Vorrebbe portarle a cena, per ringraziarle, per ricordare quei tempi, per non dimenticare mai che c’è sempre un punto di partenza e solitamente è molto in basso.
Quando Paula ascolta l’appello del campione lusitano, di quello che è un simbolo per il suo paese e per intere generazioni di appassionati si commuove. Aveva già raccontato questa storia a suo figlio, ma il suo piccolo l’aveva sempre considerata una favola che racconta la sua mamma. Invece è li, tutto vero, meravigliosamente vero.

LAVER CUP
La Lever Cup, il tennis e quando ti ritrovi ad essere allenato da Federer e Nadal dovresti almeno starli ad ascoltare perché in quell’atteggiamento mentale che ti suggeriscono di applicare c’è la differenza tra una vittoria e una sconfitta, se non pieghi il tuo talento al tuo volere allora resti solo una grande promessa.

NFL
La notte è anche NFL e allora Baker Mayfield che resta un essere umano difficile da comprendere, mette su un numero da alieno con il pallone, giù il cappello, applausi e alla fine segna anche e con i Brown non è una roba scontata, anzi.

https://twitter.com/ESPNNFL/status/1175961246803406848?s=20

BLAKE ANDERSON
C’è chi torna in campo senza un pezzo di vita, senza la compagna di una vita, puoi solo piangere e va bene così, poi t’accorgi che hai una famiglia più grande, perfino i tifosi avversari si stringono in un abbraccio intorno a te. “Life goes on” anche se fa un male cane. Prendete sei minuti della vostra vita e guardate questo video.

CAGLIARI CALCIO
«Noi siamo spagnoli, africani, fenici, cartaginesi, romani, arabi, pisani, bizantini, piemontesi. Siamo le ginestre d’oro giallo che spiovono sui sentieri rocciosi come grandi lampade accese».
Così recita una poesia di Grazia Deledda, la prima donna a vincere il premio Nobel per la Letteratura.
Lascia in eredità alla sua terra, la Sardegna una consapevolezza che il presidente del Cagliari ha voluto rinfrescare, distribuendo il testo all’interno dello stadio.

NEW YORK GIANTS
Si festeggia anche zoppi, anche con la caviglia girata dal lato sbagliato se il tuo “rookie” quarterback vince la sua prima partita da professionista e forse il resto della stagione farà così schifo come tutti pronosticano ma almeno questa notte i New York Giants sono sembrati una squadra vera.

https://twitter.com/FOXSports/status/1175915706400956416?s=20

SCACCHI E ALLENAMENTO
Se vi trovate a correre in Missouri, oppure percorrete la strada che porta nelle campagne intorno a St. Louis, vi potrebbe capitare di incontrare due tipi che si allenano, sembrano dei calciatori, che negli Stati Uniti non sono poi un incontro molto frequente. Si tratta di Magnus Carlsen e Fabiano Caruana, sono due gran maestri di scacchi. Perché a giocare a scacchi ad altissimo livello si bruciano una montagna di calorie e durante una serie “mondiale” puoi perfino perdere 5 chilogrammi di peso a partita, semplicemente restando seduto ad una sedia.
Si allenano come se fossero degli atleti veri, tipo appunto i calciatori, con delle routine di lavoro incredibili: una corsa di cinque miglia, un’ora di tennis, mezz’ora di basket e almeno un ora di nuoto. L’anno scorso Carlsen in un’ora di partita ha bruciato più calorie di quelle che Roger Federer brucia in un’ora di singolare maschile. Si stancano anche per non sognare partite a scacchi e per non finire come Anatoly Karpov che nel 1984 dovette essere trasportato in ospedale dopo aver perso 10 chili di peso in una sola partita di scacchi.

Ora mastro non dirmi che mercoledì si gioca così lontano, devo andare fino a Molfetta? Alle 21.00? C’è la Supercoppa vero?
Non è che vogliamo fare filone insieme?

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