Ancora lui, ancora quel maledetto ultimo minuto. Per la terza volta in questo campionato, il veleno è nella coda per un’Infinity Futsal Academy che ora non può far altro che “mea culpa” per com’è finita contro la Virtus Romagna (ko per 2-1).
“Non so bene cosa sia accaduto – prova a spiegare Carla Maria Santini – ma per qualche motivo stiamo andiamo in panico proprio nel momento in cui la concentrazione dovrebbe essere massima. Dispiace perché avremmo potuto osare di più durante il match e avremmo dovuto avere più fiducia nel finale: il gruppo è variegato, numeroso e giovane, non ci sono ragioni per non credere nelle nostre potenzialità. I pareggi contro Pero e Sassari d’altronde sono segnali che parlano chiaro: abbiamo tanto da dimostrare, ma dobbiamo ricordarcene più spesso”.
Jasna e Bagnolo per reindirizzare campionato e classifica, due partite nelle quali la giocatrice abruzzese chiama tutte a raccolta. “Dobbiamo cercare di vincerle entrambe e poi sfruttare la pausa natalizia per identificare le nostre debolezze e rimetterci in sesto prima della ripresa. Con le sarde sarà una battaglia sportiva che dovrà vederci lottare su ogni pallone e col Bagnolo, soprattutto per me che ne ho fatto parte e ne ho un bel ricordo, sarà molto sentita. Ma indipendentemente da chi ci sia, questa Serie B sarà dura fino alla fine e ogni partita dovrà rappresentare una tappa del nostro percorso di crescita”.
È proprio per questo che Carla ha lasciato l’Abruzzo per il Veneto, dopo la salvezza ottenuta con la Lux Chieti.
“Ho preso questa decisione perché l’ho subito vista come un’opportunità di evoluzione, sia a livello personale che atletico. E a questo aggiungo la possibilità di continuare con gli studi universitari in Scienze del Linguaggio che sto svolgendo a Venezia. Ambientarsi qui all’Infinity – continua Santini – è stato molto facile, è un ambiente splendido che mi permetterà di arricchire sicuramente il mio bagaglio di esperienze”.
Per la prima volta, ad esempio, la calcettista ha deciso di mettersi alla prova anche come allenatrice.
“Ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto cimentarmi in questo ruolo, pensavo che non ci sarei mai riuscita e invece eccomi qui, alla guida di una Under 10 e di una Under 12 nel campionato CSI – sorride -. Si sta rivelando un’avventura estremamente educativa per me in primis, oltre che per i ragazzi che seguo. Che mister sono? Odio essere severa, amo il confronto e il dialogo. E cerco sempre di comunicare loro che non è importante il risultato, ma riuscire ad imparare da qualsiasi situazione, soprattutto dalle sconfitte. Il fallimento fa parte della vita come dello sport, non è qualcosa di negativo: dagli errori si migliora e si apprende quella resilienza che ci spinge ad andare avanti ogni giorno”.
Anche a Carla è capitato di cadere, ma la capacità di rialzarsi l’ha portata ad un traguardo unico: la convocazione nella Nazionale Italiana sorde che a febbraio parteciperà alla Winter Deaflympics 2024 ad Erzurum, in Turchia. E per far capire meglio la portata dell’evento, bati pensare che quella delle Azzurre della FSSI sarà la prima femminile di futsal della storia a partecipare ad un’Olimpiade.
“Ovviamente è un’emozione pazzesca. Confesso di pensarci da mesi, eppure mi sembra ancora un sogno. Avrò la possibilità di competere al più alto livello sportivo, insieme a compagne che condividono i miei stessi valori e sperano come me in un mondo in cui non si distinguano due ambienti separati, tra sordi e udenti, ma che ci sia tuttavia condivisione di culture. Tanto è già cambiato: prima non c’erano tante ragazze sorde in campionati della Divisione, ora gli esempi sono aumentati, ma sarebbe bello vedere ancor più inclusione, o ancora meglio, “intersezionalità”. Infinity e Nazionale sono per me davvero due famiglie: nella prima sto crescendo, nella seconda ho imparato ad accettare chi sono, a vedere finalmente la mia sordità. All’inizio mi era difficile, ma “scoprirla” all’interno di un contesto sportivo così accogliente mi ha permesso di “abbracciarla”, invece di rifiutarla. Ora mi sento completa, ho molta più fiducia e mi sento davvero bene con me stessa, come giocatrice e come persona”.




