Serie C

Futura Bitonto, Teresa Pagone punta il Leverano: “Sappiamo gli errori da non ripetere”

Teresa Pagone

Una lunga pausa ha preceduto il prossimo impegno sportivo di una Futura Bitonto che domenica se la vedrà di nuovo con il Leverano per la terza giornata di campionato. Il precedente contro le bianconere (purtroppo sfavorevole) risale ad appena 9 giorni fa, ma per Teresa Pagone c’è stato tempo a sufficienza per trovare le giuste contromisure.

“Nuovi innesti estivi e cambio mister di neanche un mese fa, ci hanno portate a dover ricostruire alcuni equilibri. Ne eravamo consapevoli e abbiamo affrontato il periodo, ora però è iniziata un’altra fase: l’ultimo ko per 4-2 è stato un bugiardo, non perché il Leverano non abbia meritato, ma perché a ben vedere è stato un continuo botta e risposta che nel finale ci ha viste cedere per delle sviste evitabili. E questo ci fa arrabbiare perché la difesa sta diventando davvero il nostro punto forte: per segnarci bisogna tirare fuori una magia dalla distanza… oppure sperare in una nostra disattenzione – sorride -. È piuttosto in attacco che abbiamo bisogno di un upgrade, ma ce la faremo”.

Il suo rapporto col futsal? Relazione complicata. Lo adora, ma è stato difficile incastrarlo con gli impegni di studio prima e lavoro, poi.
“Se dipendesse solo da me, giocherei fino a 60 anni. Finché mi reggono le gambe, finché mi diverto. Tante volte il fattore tempo mi ha condizionata: calcisticamente sono nata a Bitonto con Alessandra Tempesta e Roberta Varano come mister, poi ho fatto un anno al Molfetta (interrotto però da un infortunio) fino a fermarmi del tutto per i soliti motivi già detti. Quando ho ripreso c’è stato il Mola di Bari, poi un’altra stagione a metà col Modugno. Quest’anno, fortunatamente, sto riuscendo a conciliare tutto e spero di esserne capace fino al termine della stagione. Magari è la volta buona”, mi dice prima di congedarsi.

D’altronde l’agenda è piena.
“Sono chinesiologa, sono innamorata di quel che faccio e in generale dell’ambito medico, il che è un po’ strano avendo frequentato il liceo linguistico. La parte che mi dà più soddisfazione? Il lavoro con le persone in età involutiva: magari arrivano da me con una mobilità ridotta e piano piano riacquisiscono il range perso, ma anche la fiducia in loro stessi e quindi il sorriso. Un progresso per loro coincide con il miglioramento della qualità della vita, perciò la loro riconoscenza è qualcosa di speciale”.

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