Quando non giocava, suonava e quando non suonava, giocava. La bellissima infanzia di Valentina Pedante è stata tutta così, tra le note di un pentagramma e un calcio all’inseparabile pallone. Entrambe le passioni l’hanno portata lontana: nel caso del futsal, fino all’A2 con la Lux Chieti, partendo da una squadra mista di calcio a 11 nella quale rimane fino ai 14 anni. Poi prosegue nell’Atri, ma da Farindola – paese di provenienza della calcettista – è un grande sacrificio che non riesce a sostenere a lungo. Più tardi c’è la Rappresentativa abruzzese, ma – sempre a causa della distanza – pensa di smettere. È col Nora che riprende ed avvia al calcio a 5, prima del passaggio al Futsal Chieti dove incontra Valentina Maione, compagna di squadra e ora allenatrice della neroverde, che l’ha riportata in A2. L’esordio, infatti, c’era già stato nel 2017/18 con l’AZ Gold Women, con un aneddoto che Pedante ricorda col sorriso.
“Per convincere me e Masciulli (ora alla Cantera Adriatica Pescara, n.d.c.) a firmare con lui, Alex Zulli fece un gruppo su Facebook con noi e Gimena Blanco, che sarebbe dovuta arrivare di lì a poco in Abruzzo. Se lei era vicina al sì, chi eravamo noi per dire no? Alla fine – ride – noi andammo e Gimena rifiutò, ma fu comunque una bella esperienza che mi permise di crescere, allenandomi con gente molto forte, e vincere il campionato di categoria”.
Ed è stata proprio la stella argentina leader del TB Marmi Chiaravalle a decretare con un tiro da fuori l’ultima sconfitta (ancora una volta di misura) della Lux Chieti.
“Sapevamo dalla classifica che sarebbe stata tosta, ma – insieme agli ultimi rinforzi – ce la siamo giocata e gliel’abbiamo fatta sudare con un gol che è arrivato solo a 5’ dalla fine. Domenica col Sidicina Cremisi, a questo punto, è fondamentale fare punti perché se non vinciamo diventa rischioso davvero”.
Smorziamo come farebbe lei, con un po’ di musica. Nel potere “curativo” di una melodia, Pedante crede al punto da aver intrapreso una triennale (quasi conclusa) in musicoterapia al conservatorio di Pescara.
“Da piccola suonavo l’organetto e cantavo le canzoni popolari, impazzivano tutti per me. Poi ho iniziato da autodidatta a suonare pianoforte e chitarra acustica e ho deciso di studiare quest’ultima in maniera più strutturata in conservatorio, dove ho scoperto questo corso in musicoterapia. Attualmente sto facendo tirocinio presso il centro “Paolo VI”. È una disciplina che, rispetto a prima, si sta facendo conoscere molto ed è usata nei reparti di pediatria, nei progetti scolastici e nei centri riabilitativi con efficacia riconosciuta. Nella mia esperienza con bambini autistici, aiuta chi ha maggiori difficoltà ad esprimersi. Nei pazienti affetti da Alzheimer, capita che gli individui non ricordino i nomi dei familiari ma siano in grado di recitare intere strofe di canzoni ascoltate da giovani. La memoria musicale è l’ultima cosa che si perde. Io avevo pensato ad una tesi che unisse musica e calcio, e cioè come certi stimoli musicali possano migliorare le prestazioni sportive, ma – a causa di alcuni problemi che mi hanno tenuta lontano dal campo – non ci sono riuscita”.
Il capitano non ci gira intorno, anche se la questione è dolorosa.
“Pur avendo solo 24 anni, alla fine di questa stagione mi fermerò completamente perché la mia schiena non può essere sollecitata dal calcio e sono ancora troppo piccola per essere operata. Mi hanno suggerito la pedalata o il nuoto, ma figurati – mi dice con un sorriso amaro – non è uno sport di squadra e poi non c’è la palla. Ora non voglio pensarci, voglio solo continuare ad onorare il campionato e la fascia che indosso: ne sento tutto il peso perché è una responsabilità, ma mi fa sentire importante, un punto di riferimento per la squadra, e mi spinge a dare sempre di più. Col Sidicina ce la metteremo tutta e poi ci concentreremo sul ritorno: Nobilio, Toth e Barbetta stanno tornando, sarà un girone diverso per noi”.




