Serie A2

Levante Caprarica, Petrelli: “Segato? Non esistono partite impossibili”

Petrelli

Altro stop contro la capolista Nox Molfetta, ma con netti segnali di miglioramento che dovranno diventare assoluti punti di forza nel corso del girone di ritorno: è questa la parte di campionato decisiva e Giorgia Petrelli, 27 anni tra meno di una settimana e Del Piero come idolo (al punto da essersi tatuata il suo autografo), l’affronta a viso aperto col Levante Caprarica.
“Ci ho viste in modo diverso, non tanto dal punto di vista tecnico-tattico, quanto da quello dello spirito. Siamo state sopra nel punteggio per buona parte del primo tempo e abbiamo giocato tanto sull’intensità senza mai fermarci, cosa che ci fa guardare con tranquillità anche alla gara con la Segato. La differenza di punti in classifica? Come non esistono partite facili, allo stesso modo non ne esistono di impossibili: bisogna combattere dal primo all’ultimo minuto, uscire dal campo esauste ma soddisfatte. Insomma, sudare”.

Un po’ quello che chiede anche mister Lucy Campanile, della quale Giorgia si augura un giorno di poter seguire le orme: da poco, infatti, ha conseguito il patentino UEFA C di calcio a 11, ma l’amore più grande è quello per il futsal e non vedo l’ora di potersi iscrivere ad un corso per allenatori di calcio a 5. C’è stato un episodio, in particolare, che le ha aperto gli occhi sul possibile futuro che l’attende.
“Parliamo di 9 anni fa e stavo per partire con le Ladybugs in trasferta a Brindisi quando il mio mister, Sabina Tondo – persona alla quale devo la mia passione per questo sport – mi ha comunicato che, a causa di un contrattempo, mi avrebbe delegato tutto. Ero molto piccola sì, ma lei aveva capito che avrei saputo cavarmela e infatti la partita finì con la prima vittoria della stagione sul campo della capolista. Lì è scattato qualcosa dentro di me. Ero stata capace di prendermi grandi responsabilità, aspetto ben più importante di quel che aveva detto il campo. Per diventare allenatrice serve “cazzimma” e io l’avevo avuta”.
Anche gli studi accademici sono orientati in un ambito attinente: triennale in “Diritto e management dello sport”, presso Unisalento a Lecce.
“Incrociando le dita, sarò tra i primi laureati di questa nuova facoltà. La mia tesi è incentrata sulla figura della donna a livello dirigenziale nelle società, un ruolo ancora troppo marginale a mio avviso: elaborerò proprio la mancanza di ricerca di donne nei quadri societari. Attenzione, non parlo di quote rosa, quindi di una rappresentanza femminile necessaria, parlo invece del fatto di volere e ricercare in modo specifico donne in ambito sportivo, in quanto meritevoli e non perché ci sia una percentuale da coprire”.

Di esempi forti, Giorgia, ne ha a bizzeffe: dalla già citata Tondo, passando per capitan Pampo – “una sorella, la persona più importante della mia vita, quella che mi fa emozionare ogni volta che entra in campo con la fascia al braccio” – fino ad arrivare a Lucy Campanile.
“Una persona rara che non vedrò mai come una qualunque, per il grande percorso che ha fatto e per l’infinità umiltà. Come giocatrice, lei mi ha dato tanta e mi ha trasmesso quella voglia di imparare che avevo un po’ perso. Crescendo, tante cose cambiano: il lavoro passa al primo posto e il resto, anche se è sbagliato, passa in secondo piano. Ma lei mi ha ridato stimoli, annullando ogni dubbio potessi avere sul continuare o meno col futsal. E poi c’è l’allenatrice. Un carattere come il suo è unico, dal nulla si è presa responsabilità enormi. E non è facile. Guarda Andrea Pirlo: da giocatore è stato un campione del mondo, mai messo in discussione da nessuno, ma come mister si è rimesso in gioco da zero. Così ha fatto Lucy, il coraggio che ha avuto è quel che più mi affascina della sua figura. Ha un occhio diverso e un cervello diverso, sta tutto lì: nella mente, perché il suo destro lo conosciamo tutti… Spero di riuscire ad avere quell’occhio un giorno, quel quid che mi differenzierà in mezzo a tante altre persone che come me amano questo sport”.

 

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