L’intervista da parte del Bitonto a Rosangela Mancini, baby portiere neroverde.
A 17 anni già due presenze in serie A (di cui una dal primo minuto) solo tre gol subiti ed imbattuta. E’ un sogno realizzato o una partenza per far partire una carriera come portiere d futsal?
In realtà è sia un sogno realizzato perché fin da piccola speravo di esordire così giovane che sia un punto di partenza perché da qui spero che inizi un viaggio pieno di emozioni da portiere nel futsal.
Perché hai scelto il ruolo del portiere? E perché il futsal?
Ho scelto questo ruolo perché il ruolo del portiere, secondo me, è il ruolo più bello che esista ,come anche questo sport, infatti entrambi ti donano emozioni e sensazioni uniche e indimenticabili.
Nella tua giovane vita sportiva hai due presenze maschili costanti: papà Gianni che ti segue praticamente ovunque e coach Beppe che segue la tua crescita tecnica e atletica. Cosa significano per te? E ci sono similitudini tra loro?
Mio padre per me è quella persona su cui potrò contare sempre nella vita e che so che ci sarà sempre per me ,invece il mister è una persona conosciuta quasi per caso con cui si è instaurato un bellissimo rapporto ,infatti è diventato un punto di riferimento calcistico importante . Entrambi sono molto simili ,infatti sono altruisti, generosi, però sono anche molto pignoli e spesso li faccio arrabbiare.
Oramai da due anni ti alleni con delle fuoriclasse assolute nel futsal e con due dei più forti portieri della storia del futsal (Tardelli prima, Castagnaro e Tardelli ora) come è allenarsi con tante campionesse e dai portieri in particolare?
Allenarsi con delle campionesse di questo calibro è un privilegio che non tutti hanno, infatti non si può che crescere ed imparare; ciò che è successo e sta succedendo con i portieri che ho incontrato, infatti entrambe chi l’anno scorso chi quest’anno mi hanno dato insegnamenti importanti, insomma non potevo chiedere di meglio.
Le tue coetanee il week end lo dedicano al relax e alle uscite con gli amici, tu lo dedichi a girare l’italia per giocare. La consideri una limitazione, invidi i tuoi amici? Loro ti chiedono come è fare la vita d’atleta?
Strano, ma non li invidio, perché è ciò che fin da bambina sognavo di fare; infatti i miei amici chiedono spesso come io faccia ma io rispondo che è come se stessi vivendo un sogno.
Hai un sogno sportivo nel cassetto???
Si ne ho tanti, in realtà però quelli principali sono indossare la maglia della nazionale italiana e calcare i parquet dei più prestigiosi palazzetti d’Italia.
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