Serie A

Molfetta, Giusy De Marco e il primo tris in A: “Gioco anche per chi non può”

“Quando vedi la porta, tira”. Questo è il riassunto della solita telefonata pre-partita tra Giusy De Marco e la famiglia. Un consiglio seguito alla lettera dalla biancorossa che proprio domenica scorsa, in casa della vice-capolista Tiki Taka, ha segnato la sua prima storica tripletta in Serie A, per un totale di 4 reti in 4 partite (contando la squalifica scontata nella prima giornata).
“Se a Noci non ho avuto la possibilità di dimostrare che posso stare in partita, questa partenza mi fa un effetto bellissimo: non solo perché è bello segnare, ma anche perché è stato bello riaccendere le speranze delle mie compagne. Sul 6-4 ci abbiamo davvero creduto: anche se poi non siamo riuscite a concretizzare, ho provato orgoglio e una sensazione di rivincita. Il cuore alla telecamere? Per zio Leonardo, gli avevo promesso un regalo per l’onomastico. Al primo gol di categoria con la Lazio, invece, ho fatto uno sprint di 30 metri verso la panchina: Nuria mi inseguiva come se le avessi rubato qualcosa – ride – ma io correvo ad abbracciare tutte, perché senza di loro tante cose belle non sarebbero possibili”.

Più il destino – tra squalifiche ed infortuni – vuole separarla, più la Femminile Molfetta si compatta.
“Dal primo giorno, non c’è mai stato un problema tra di noi. Il gruppo ex Bisceglie si è unito alla perfezione con quello pre-esistente e ora è come se ci conoscessimo da una vita. Ci stavamo conoscendo meglio anche in campo – continua De Marco – nonostante tante difficoltà oggettive: non sapevamo quando sarebbe rientrata Castro, contro la Lazio si è infortunata anche Ion e così abbiamo perso i nostri due centrali, i punti di riferimento nel coordinamento del gioco. Dopo Roxy, in allenamento si è fatta male Marino: al di là dell’enorme dispiacere per il suo infortunio e della perdita per la squadra di una giocatrice di grande aiuto, mi dispiace anche il semplice fatto di non potermi allenare con lei. Insieme a Giuliano, è la persona dalla quale cercavo di apprendere di più. Inoltre, Castro è rientrata col Rovigo ed è stata espulsa domenica: insomma, la situazione è complessa, ma – se da una parte ci penalizza – dall’altra ci fa stringere ancora di più l’una all’altra. Chi gioca dà il 101%, perché lo fa anche per chi vorrebbe esserci e non può”.

Fronte compatto in vista di un Kick Off che viaggia nella parte alta della classifica.
“È una società che milita in A da che esiste, gioca un bel futsal e ha calcettiste che fanno parte della Nazionale come Vanelli e Bovo. Ma ormai siamo consapevoli del fatto che possiamo giocarcela con chiunque. Chi avrebbe scommesso su di noi contro la Lazio? Eppure è arrivata lì la prima vittoria. Abbiamo rispetto, ma non timore”.
Perché pensare in grande richiede coraggio, ma De Marco ne ha da vendere.
“Che si vinca o che si perda, io cerco di allenarmi sempre al massimo per la squadra e per me. L’obiettivo più grande? Quello di chiunque nello sport: vestire la maglia azzurra. Ci penso continuamente. Se un giorno dovesse arrivare quella chiamata, sono pronta a tatuarmi la data. Anzi – si corregge – sono disposta a tagliarmi i capelli: prima dicevo che mi sarei fatta la cresta, ora ho rimodulato con una spuntata. È il segno che ho accorciato la mia distanza dal sogno, che ci credo sempre di più”.

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