Essere la regina del mercato senza sapere di essere la regina del mercato. Questo il meraviglioso paradosso che accompagna non solo l’arrivo a Bitonto, ma tutta la carriera calcistica di Renata Adamatti, per tutti Renatinha. 45 gol lo scorso anno, 69 nella migliore stagione disputata in Italia – alla Ternana – eppure quando si parla del suo rendimento, dall’altra parte del telefono sorride imbarazzata. Non so se a voi faccia lo stesso effetto, ma per me l’umiltà è la più alta forma di grandezza. E anche in questo la numero 9 della Marbel è gigantesca. Che avesse un talento fuori dal comune lo aveva capito subito, ma è stato allenarlo tutti i giorni della sua vita che l’ha resa la campionessa che oggi è.
“Impegnarmi mi è sempre venuto naturale, perché il calcio mi è sempre piaciuto tantissimo. Alla mia età era normale non sapere cosa avremmo fatto da grandi, invece io ero sicura che avrei fatto la calciatrice. Era quello che volevo per me, e nient’altro. Arrivavo prima agli allenamenti e andavo via per ultima. Il tatuaggio che ho sul polpaccio – una piccola me col pallone sotto il braccio che guarda una porta – mi ricorda proprio quei pomeriggi passati a giocare per ore ed ore. Non ho mai avuto un idolo vero e proprio, ma ero rapita da Nadal per la sua testa. Per il metodo di allenamento. Vedendolo in campo, per me era chiaro che ci fosse un solo modo per arrivare in alto: lavorare sempre di più per migliorare sempre di più. Anche oggi ammiro tante colleghe come Lù, Vanin, Tampa e Taty: rispetto a loro mi sento sempre un passo indietro, mi alleno per raggiungerle”.
Papà Adamatti l’accompagna al campo tutti i giorni e non si perde una partita, più tardi anche la mamma farà lo stesso, vedendo Renatinha così felice con un pallone tra i piedi. Sembra parlarci. È così già dagli inizi nella più grande squadra di futsal in Brasile, la Female Futsal (Chapecò), a soli 15 anni, con Paka, Vanessa e Tampa. Lì impara tanto e segna in quantità industriali, ma ricorda una rete in particolare. “Quella che ci ha portate alla vittoria nella finale di Liga nazionale. Dall’altra parte, con la Kindermann, c’era Lucilèia”, sorride. Al Bitonto, sono per la prima volta compagne di squadra.
Lù “The Queen” e Renatinha, un doppio regalo che il presidente Intini ha voluto per il popolo neroverde.
“Qui c’è un modo professionale di fare, c’è un progetto chiaro e tutti gli strumenti per realizzarlo perché la base di partenza è far star bene la persona, prima della giocatrice. Non interessa solo il campo. Sono assolutamente sicura della mia scelta e delle persone, compagne e staff delle quali mi sono circondata. Certo – continua Renatinha – che avrò addosso tante responsabilità, ma so che ognuna di noi è pronta a prendersi un po’ di squadra sulle spalle per alleggerire il peso della compagna”. E se domenica, a Salsomaggiore Terme, farà da spettatrice a causa di una squalifica, la settimana prossima tornerà all’E-R-Arena come protagonista della Nazionale.
“La prima dà sempre quel pizzico di ansia, ma mi fido tanto del gruppo e so che chi ci vedrà su Sky non rimarrà deluso. La maglia azzurra? Per me che sono innamorata dell’Italia è sempre un onore essere tra le giocatrici che possono indossarla. Nessuna ha il posto garantito, bisogna sempre dimostrare di meritarla. E so che chi avrà il privilegio di partecipare al Main Round di ottobre darà il massimo: nessuno crede abbastanza nella Nazionale e sta a noi cambiare questa percezione. Dimostreremo chi siamo e tutta la nostra forza, senza pensare a chi abbiamo davanti”.
Sarà così anche col Bitonto. “Lo Scudetto, per me, lo vince chi ha la rosa più lunga. In questo momento non siamo noi, ma tutto è possibile con tanti sacrifici e un po’ di fortuna”.





