Serie A

Antonio Maggi: “Marzella il mio mentore. Margarito? Top player da anni”

Maggi

Dietro ogni grande uomo c’è una grande donna, dice il proverbio. Ma ogni tanto accade anche il contrario e capita che dietro una grandissima donna – Valentina Margarito – e le sue colleghe di reparto, ci sia un grande uomo: il gigante buono Antonio Maggi, preparatore dei portieri e braccio destro di un altro uomo che non fa solo parte dello Statte, ma è egli stesso lo Statte. Tony Marzella.
La conoscenza reale tra i due inizia esattamente 6 anni fa, dopo una lunga gavetta da parte di Maggi: come giocatore, arriva sino alla Serie B col Martina Franca, poi – a causa di impegni lavorativi – si divide tra C1 e C2 per tante stagioni; come preparatore, fa parte per due anni dello Stone Five Martina in Serie C, prima di approdare in A2 affinando la sua esperienza. A mano a mano, quella che era semplicemente la passione di un bimbo finito tra i pali solo perché ha un ginocchio rotto e le stampelle, inizia a diventare anche un mestiere da affiancare al lavoro in azienda.

“Non sono mai rimasto nello stesso club per più di 3 anni – ammette – ma Marzella è stato capace di darmi sempre nuovi stimoli, sia in campo col ruolo di vice-tecnico, che a livello umano, fuori dal PalaCurtivecchi”.
E poi c’è lei, la miglior giocatrice dell’ultima Final Eight e miglior portiere dello 5tar futsal: spider Valentina Margarito, che a 33 anni, scende ancora in campo con l’entusiasmo di una ragazzina.
“Io dico sempre che con lei non serve il preparatore dei portieri. Para per istinto, è qualcosa che ha dentro. Ma è pur vero che per tenere alto il livello c’è bisogno di tanto allenamento, per cui ci vediamo sempre un’ora prima della squadra. Che tipo di lavoro facciamo? Nascondiamo i difetti che ogni giocatore ha ed elogiamo i tantissimi pregi che conoscevate bene già prima del mio arrivo”.
Anche con Linzalone si è creato un rapporto bellissimo. “È arrivata in punta di piedi dall’A2 ed è migliorata tantissimo. Ha accettato il ruolo di secondo portiere rispetto a Margarito, che non è facile, ed è la prima a sostenerci in tutto quel che facciamo”.

Complicità che si è trasformata in un tatuaggio, ma che era ben visibile anche prima che fosse scritta sulla pelle, nell’ultima Final Eight di Bisceglie.
“Forse il momento più bello degli ultimi anni. L’MVP di Valentina e Linzalone con quello che verrà ricordato come il rigore più brutto ed efficace della storia – se la ride -. Hai presente quando raccogli i frutti dopo anni di sacrifici? Ad un certo punto Valentina ha fatto una doppia parata su Marta, io mi sono girato e ho incontrato lo sguardo di Mennini in tribuna. Ho detto: “E’ illegale, io me ne vado”. Lui ha letto il mio labiale e mi ha risposto: “Sì, non si può”, e ha continuato la cronaca del match. E’ vero che la vedo tutti i giorni in allenamento, ma davanti a certi gesti continuo ancora a stupirmi. Il premio? La mattina della finale le avevo detto di fare un paio di parate delle sue perché avrebbe sicuramente vinto l’MVP. È andata esattamente in questo modo per la grande gioia mia, di Tony e di tutte le persone che sanno chi sia Vale non solo in partita, ma anche durante un semplice allenamento. Sono certo che se lo 5tar Futsal fosse stato istituito 10 anni fa, a quest’ora avrebbe avuto almeno 9 targhe in bacheca”.

Intanto, Margarito continua a fare “spider”: è successo anche nel derby col Molfetta vinto di misura all’esordio. In panchina proprio Maggi, ormai ufficialmente vice Marzella.
“Valentina? Ha fatto il suo, rimane sempre una delle nostre top player. Domenica si è visto un gruppo nuovo che sta lavorando per diventare squadra e per velocizzare questo processo metto in pratica gli esempi di Tony. La maggior parte delle cose che so, la devo a lui: rubo un po’ dalla sua esperienza, dalla sua tranquillità nella gestione della partita, dalla sua visione empatica. Per me è un mentore ed è il numero uno nella gestione dello spogliatoio: se una ragazza ha un problema, diventa il suo problema finché non trova una soluzione. Poi vorrei avere la sua pacatezza, ma – sorride – a volte vivo ancora troppo la partita. C’è Corin che a 41 anni gioca 38’, io – a 34 – faccio fatica a starmene buono nell’area tecnica: il portiere di movimento, per esempio, lo difendo sulle gambe come se fossi in campo”.

21 anni di carriera, 15 dei quali trascorsi nel futsal: se fossimo in America, dove è stato di recente, sarebbe appena diventato maggiorenne. Quel che ancora deve crescere, invece, è il riconoscimento della figura del preparatore dei portieri.
“David Calabria porta avanti questa battaglia da anni e ha tutto il mio sostegno. Non ci si può improvvisare in questo ruolo, perché non è solo legata all’allenamento fisico, ma lo è soprattutto a livello di supporto psicologico: quando un portiere incassa un gol, ne risente inevitabilmente. Serve qualcosa che sappia entrare nella sua testa. Io dico sempre che quel che succede in area di rigore, rimane in area di rigore, perché tra portiere e preparatore si crea un feeling difficile da spiegare. Sembrerò di parte, ma è una figura che dovrebbe essere messa al centro della programmazione dello staff di una squadra. E deve poter andare in panchina come addetto ai lavori, non come dirigente”.
Possibile che la situazione non cambi a stretto giro, ma Maggi immagina già un futuro migliore.
“Non credo che riuscirò mai a lasciare il mondo dei portieri. Mi vedo nel futsal, accanto a loro, il più a lungo possibile. E poi mi vedo a casa mia, nell’Italcave Real Statte, sperando che nel frattempo sia nata un’altra Margarito – sorride -. Più in là mi piacerebbe anche avviare una scuola, al Sud è un ruolo ancora troppo trascurato: senza un’adeguata formazione, rischiamo che si crei un vuoto difficile da colmare e non vorrei mai pensare di non aver fatto abbastanza per evitarlo”.

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