Ci sono istanti che rimangono per sempre nell’immaginario collettivo sportivo. Immagini che finiscono per identificare una persona, o magari un evento. A volte sono così potenti che la mente non basta a contenerle e allora si passa per la pelle. La tela di ciò che siamo, di quello che siamo diventate e che, in parte, saremo agli occhi degli altri.
Ma perché parliamo di tatuaggi nel futsal? Perché una delle immagini più belle della Final Eight più avvincente di sempre – quel “testa a testa” tra Roberta Linzalone e Valentina Margarito, a seguito del rigore decisivo in semi di Coppa Italia – è ora incisa a vita sul braccio del secondo portiere rossoblu. In quel confronto di pochi secondi, c’è stata la chiave del passaggio in finale dello Statte e il riassunto di una stagione intera. Com’è andata, lo aveva raccontato Roberta proprio ai nostri microfoni.
“Margarito mi ha detto che l’avrei segnato e saremmo andate in finale. Le gambe hanno iniziato a tremare di più, ma mi è servito per batterlo bene anche se io volevo buttarla sotto l’altro angolino…”.
Un gol in qualche modo promesso al capitano, che a sua volta aveva promesso (e mantenuto) la semifinale come regalo di compleanno per il suo vice.
Immaginate per un attimo cosa significhi fare il secondo di Valentina. Quanto impegno richieda il ruolo e quanto poco campo ci sia, quando davanti c’è un mostro sacro della categoria, non a caso MVP della manifestazione. Eppure il rapporto tra loro due rimane qualcosa di magico, che non ha mai lasciato spazio a nessun tipo di rivalità: quello sguardo visto al PalaDolmen potete ritrovarlo prima di una finale di futsal come durante una grigliata organizzata dal preparatore dei portieri Antonio Maggi, il trait d’union tra due amiche… per la pelle.
“Ho visto persone che neanche conoscevo, venirmi a salutare con gli occhi lucidi… non sapevo che pensare, non riuscivo a realizzare”. Dopo tre mesi è tutto chiaro e quell’istante è ancora lì, indelebile.



