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Quadriplete: il Falconara vola dove nessuno aveva mai osato

Tre volte campione con la prima squadra e una con l’Under 19, tutto in un solo anno. Per un’impresa mai riuscita prima a nessuno. Ma se quello in regular season è stato un viaggio quasi in solitaria, tutto il resto il Città di Falconara l’ha conquistata con il coltello tra i denti. “Facile e senza soffrire”, è il commento ironico del presidente Bramucci, alla fine di ogni gara. L’ha detto per tutte e tre le partite di Coppa (la seconda consecutiva messa in bacheca) e l’ha ripetuto in gara -2 e gara -3 per lo Scudetto. Il primo della storia, vinto proprio al PalaBadiali in rimonta su una serie che era partita malissimo per le citizens: Pescara aventi 5-0. Anche la replica ha avuto un andamento assurdo: dal 3-0 al 3-3 con l’incubo dei supplementari ad un passo e il “sindaco” Pato a salvare la città in extremis. Proprio nel momento in cui le abruzzesi erano tornate a credere fortissimo nel bis tricolore.

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Poi gara -3. Quella che ha rimesso tutto in parità, quella che equamente ridistribuito le possibilità. I cronisti faticano a sentire la loro stessa voce. C’è qualche fischio, proprio all’ingresso in campo. Un gesto condannato dal presidente citizens. C’è una tensione che porta entrambe le squadra subito ai 5 falli. E’ di una finale che parliamo. Al termine della partita ci sarà tempo per i chiarimenti, tra le giocatrici stesse, tra le giocatrici e il pubblico, tra i settori di diversa fede. Il resto – quello che ci rimane negli occhi – è colore, attaccamento. Futsal all’ennesima potenza. Come se non fosse l’ultima gara dell’anno, o forse proprio perché lo è. Lasciare tutto in campo, adesso sono le briciole di energia rimaste a spostare l’equilibrio. E infatti sono due tocchi a chiuderla di fatto: quello di Coppari – una delle migliori dei playoff – che spinge involontariamente nella propria porta e quello di Marta allo scadere. Di nuovo lei, dopo la tripletta calata 48 ore prima. Guardate la sua esultanza. Potrebbe tranquillamente fare parte della squadra All Blacks, quella del rugby ovviamente. Ma a lottare (e tanto) è stato anche il Pescara che lascia lo Scudetto dopo un anno. Le lacrime di Sestari uniscono tutta la tifoseria. “Sei la numero 1”, le urlano dalla tribuna proprio accanto a me. Alza la targa da seconda insieme al capitano di sempre, Ersilia. I loro occhi brillano della stessa luce. Poi l’invasione pacifica di campo: è lo Scudetto della gente di Falconara che ora si mischia con tutte le giocatrici. Solo pochi giorni prima, c’era stata un’altra festa: quella dell’Under 19 di “bimba” Praticò che si cuciva sul petto un altro tricolore. Un solo gol di scarto sulla Kick Off, “facile e senza soffrire”. Un tifoso va da Neri che ha appena chiuso il poker: “Mica ti vorrai accontentare?”.

12 giugno 2022 è la nuova data di una città che ha risalito la china, mano per mano con le citizens. Dalla retrocessione, all’apoteosi. Quest’ giorno mi porta fortuna, dice Taty che proprio in questo giorno – 3 anni – ha battuto il Montesilvano e ha trionfato con la Salinis. Marta ha aspettato tanto e poi è andata all in. Capitan Luciani potrebbe lasciare. Nel caso, lo farebbe con il saluto più titolato della storia. Proprio lei che aveva dato il la per riscriverla, chiedendo di presentare domanda di ripescaggio dopo lo spareggio col Grisignano. Quattro anni fa il Falconara ripartiva dall’inferno, oggi il Falconara vola dove nessuno aveva mai osato. Lo segue un Pescara sul quale nessuno avrebbe scommesso nulla dopo la prematura uscita in Coppa, ma che ancora una volta è stato durissimo a morire. La storia non tradisce, la storia non si inventa: ieri l’ha fatta il Delfino, oggi è del Falco.

C’è chi gioisce di cuore e chi con un piede in due staffe, chi a Falconara è sempre appartenuto e chi ora è meglio appartenerci. Ma ci sono soprattutto loro: le nuove campionesse e le campionesse uscenti, le protagoniste autentiche di una stagione che difficilmente dimenticheremo. E c’è il nostro solito grazie, perché senza di loro avremmo domeniche libere ma cuori vuoti.

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