Serie A2

Cantera Adriatica Pescara, e triplete sia. Gabrielli: “Traguardo dedicato a mio figlio”

Coppa Italia e promozione in serie C per quanto riguarda il calcio a 11 e un’altra promozione centrata in casa del Canicattì per portare la Cantera Adriatica Pescara in A2 e completare il triplete di titoli. È questa l’impresa di Alessandra Gabrielli e del suo gruppo di scatenate ragazze che hanno festeggiato in Sicilia la chiusura di una stagione che non avrebbe potuto regalare di più. Non solo per quanto messo in bacheca, ma per quanto lascerà in ognuna delle protagoniste in termini di emozioni.

“Questa vittoria – dice Gabrielli riferendosi al 3-1 che ha portato al nazionale – è il sunto del mio percorso da mister, dalle difficoltà per formare la squadra a quelle gestionali e organizzative dovute al fatto di svolgere due campionati contemporaneamente, alla grandissima gioia finale”.
Non è stato per nulla facile col Canicattì.
“Ricordo il silenzio assordante ai nostri gol e, dall’altra parte, il boato di 300 persone davanti ad ogni azione pericolosa. Ma, come ho sempre detto, gli ostacoli tirano fuori il nostro meglio: questa trasferta ci ha messo di fronte ad un paese innamorato della sua squadra, che ci ha fatto sentire di esserlo in ogni istante come è giusto che sia, ma ci tengo a sottolineare che quando la gara è finita e abbiamo raggiunto il nostro risultato, siamo state ripagate da un applauso lunghissimo di tutta la tifoseria e della squadra avversaria che si è unita a noi, riconoscendo il valore espresso in campo”.

Doppio Masciulli e Fusco sul tabellino di un match che ha cambiato più volte faccia.
“A livello tecnico-tattico è stata molto impegnativa perché il loro mister ha cambiato diversi moduli di gioco. Questo ha comportato un mio adeguamento mentale raccolto con elasticità dalla squadra, che ha cambiato in corsa degli aspetti fondamentali per non subire una rimonta. Dal 2-1 per noi, quindi dal 10′ in poi, è stato dura psicologicamente, ma poi abbiamo unito i nostri sguardi e la voglia di vincere alle nostre competenze tecnico-tattiche, trovando il modo di andare oltre. Abbiamo pensato che quei minuti si sarebbero azzerati e avremmo alzato le braccia al cielo, e alla fine è stato proprio così”.


C’è una persona del cuore con la quale Gabrielli sente di voler condividere tutto ciò che di meraviglioso è accaduto quest’anno.
“Mio figlio, Andrea, che più di tutti ha subito l’assenza di una mamma impegnata a raggiungere il triplete. Ho sacrificato ore che avrei potuto passare con lui, ma ha capito e ha riconosciuto il mio sguardo e i miei occhi quando si parla di sport, obiettivi e squadra, e sa che tanta dell’energia e della passione che trasmetto a lui deriva anche da ciò che vivo. Un giorno gli ho chiesto se stesse soffrendo per tutto questo, perché nel caso avrei lasciato tutto. Ma lui mi ha detto di non farlo, perché mi vedeva felice. E poi è riuscito a seguirmi di più e a trovare il modo di star bene nelle mie assenze, perché in fin dei conti quello che conta non è la quantità, ma la qualità delle ore che si passano con le persone che si amano. Concludo dicendo che quest’anno mi ha regalato tante di quelle emozioni che non avrei potuto trascorrere tempo migliore”.

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