Serie A

Martina Sgravo: “Nella vita e con il TikiTaka, Ad Maiora Semper”

martina sgravo

Campi di Serie C. Fondo gommato, tendenzialmente sempre freddo. Sugli spalti, quando ci sono, poche persone, gli amici di sempre.
In Serie C si gioca quasi esclusivamente per passione.
Su questi campi però, si ha modo di non lasciarsi distrarre dal contorno e notare chi, su quel gommato, ci mette anima e cuore.
Per me, è stato così con Martina Sgravo, ai tempi dell’Orione Avezzano.
Guardandola giocare pensavo: “è un carrarmato”. Curioso come l’abbia sportivamente conosciuta quando, in effetti, faceva parte dell’Esercito Italiano.

EI. Mi vengono subito alla mente tutti quegli atleti che scelgono di far parte di un corpo militare per poter praticare in maniera professionale e professionistica, il proprio sport. Sci, nuoto, ginnastica artistica, solo per citarne alcuni. I campioni italiani hanno bisogno di un modo per aggirare il dilettantismo che contraddistingue l’inquadramento normativo delle varie discipline. Una soluzione che fa comodo ad entrambe le parti in causa.

Ma non è questo il caso, non quello di Martina. Lei, di far parte dell’Esercito, l’ha scelto davvero. Era un sogno, il suo sogno. “La scelta di intraprendere la carriera militare – esordisce Sgravo – è la realizzazione di un sogno che avevo fin da bambina. Il fatto di indossare una divisa mi ha sempre affascinata. Nei requisiti per poter accedere all’EI c’era, e c’è tutt’ora, l’obbligo di non aver compiuto il 26esimo anno di età, quindi, avendo io già 23anni all’epoca, non potevo che intraprendere quella che pensavo fosse la mia scelta di vita ma che poi, crescendo e vivendola in prima persona, ho ripensato per motivi personali e ideologici“.

martina sgravo

A volte sogni e realtà delle cose non si rivelano essere sulla stessa linea d’onda. Bisogna buttarsi, provare, sperimentare e poi scegliere. Di nuovo. Accade però che, anche quando le esperienze non sono all’altezza delle aspettative, regalano comunque qualcosa. Lasciano il segno, e le emozioni si fissano nei ricordi. “Ho vissuto in prima persona l’esperienza purtroppo terrificante del terremoto di Amatrice nel 2016. Sono stata lì dal primo all’ultimo giorno, in aiuto di chi aveva perso ogni cosa.

Ho fatto veramente di tutto, dal togliere le macerie al costruire da niente le SAE (Soluzioni Abitative d’Emergenza) che ad oggi sono le attuali “case” dei cittadini che sono rimasti lì per provare a ripartire insieme. E, nel brutto, è stata l’esperienza più bella della mia vita militare: in quei momenti ti senti veramente utile ed un semplice “grazie” detto da chi ha perso tutto, fa sì che il tuo corpo e la tua anima si ricarichino di energie per continuare ad aiutarli nella loro rinascita“.

Nascita, rinascita, costruzione, sviluppo. Soluzioni di emergenza, ideali di prospettiva, rovesciamenti di ideologie di genere. Si spalancano nella mia testa mille portoni di curiosità. Vorrei farle mille domande, se non fosse che la vita ci impone tempi asincroni di intervista. Alcune le metto da parte. Per ora. So bene che ci sono aneddoti, rivelazioni, confidenze, che possono trovare voce solo davanti ad un caffè caldo, senza pressioni giornalistiche, senza forzature. Ma mi piacerebbe comunque comprendere cosa porta una donna a stravolgere la propria vita più e più volte, a fare scelte controcorrente, fuori dal coro. “Sono una persona che ha bisogno sempre di nuovi stimoli a cui non piace la monotonia. Nella vita gestisco l’azienda di famiglia e per ampliare ancor di più il mio bagaglio esistenziale, ho deciso di intraprendere il percorso di Laurea in Economia e poi chissà, un giorno, riuscire a raggiungere i miei obiettivi“.

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E il calcio a 5?
Il futsal farà sempre parte della mia vita, ma sappiamo entrambe che, purtroppo, a tutt’oggi, e spero vivamente che le cose con gli anni possano cambiare, non possiamo considerarlo un lavoro che ti dia prospettive future. Quindi, parola d’ordine, continuare a costruire e costruirsi“.

Non le piacerà parlare di se stessa, è vero, ma tutto questo delinea chiaramente l’indole della numero 22 giallorossa che, con il TikiTaka Francavilla, sta disputando la prima stagione della storia della giovane società nella massima serie. “Dopo la mia breve esperienza in Serie A con l’Az Gold di Alex Zulli nel 2012/2013, ritrovarmi di nuovo catapultata in una competizione di questo livello, e viverla appieno, è una gran bella soddisfazione. A differenza di ormai quasi 10 anni, ho ritrovato una realtà che con il tempo è cresciuta tanto, divenendo molto più competitiva e organizzata.

Mi auguro che, con il tempo, possa raggiungere la visibilità che merita il movimento femminile nazionale, che contribuiamo a costruire attraverso l’impegno di tutti gli attori coinvolti. Lo merita il futsal, lo meritiamo noi. Far parte di questa realtà inoltre, ed aver anche contribuito a portarla così in alto, non può che rendermi felice e orgogliosa. Personalmente so di poter dare molto e la fiducia del Mister cerco di ripagarla in ogni gara dando il 100%.

Credo, anzi ne sono sicura, che il Tikitaka Planet Femminile, grazie al lavoro della dirigenza, dello staff tecnico e delle giocatrici, sia già una grande rivelazione e che sicuramente sarà, negli anni, un punto fermo nella massima serie.”

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Non chiamatela matricola. Il Francavilla ha tutta l’intenzione di partecipare “da grande”. Anche quando le cose non girano nel verso giusto, come nella sconfitta casalinga contro il Bitonto. Gara partita con un triplo vantaggio ma conclusa senza poter portare a casa nessun punto utile alla classifica e al raggiungimento del primo obiettivo di stagione: la qualificazione in Final Eight. “Il futsal è bello per questo, un momento sei in vantaggio di 2 goal e il secondo dopo ti ritrovi 2 goal sotto.

La partita nel complesso è andata bene, c’è stato un calo di concentrazione nel secondo tempo e gli episodi li abbiamo pagati. Domenica scorsa abbiamo mancato il raggiungimento del primo obiettivo dell’anno. Ma adesso il Bitonto è storia passata“.

Eh, si, perchè il TikiTaka si appresta ad affrontare l’ultima sfida del  2021, nella impegnativa trasferta contro la Lazio. “Da lunedì ci stiamo preparando per affrontare una squadra ben organizzata come è quella laziale. Andremo lì domani pomeriggio e giocheremo come sappiamo fare, senza lasciare nulla al caso, consapevoli di chi avremo avanti ma comunque determinate nel provare a portare a casa tre punti fondamentali. Obiettivo nell’obiettivo: centrare la qualificazione in Coppa con due giornate d’anticipo“.

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Mancano solo 200 chilometri, il riscaldamento pre partita e l’inno della Divisione. Poi sarà spettacolo. E se riuscirete a tendere un pochino l’orecchio, sentirete Martina concludere le note dell’inno con la sua voce. Come? Intonando cosa? Potrei dirvelo, o potrei consigliarvi di presenziare a qualche partita del Francavilla e scoprirlo da voi. La cosa importante da sapere è una sola. “È un rito nato per caso due anni fa, insieme alle ragazze degli “ultimi posti” della fila. Lo faccio ogni volta, anche se l’inno finisce in anticipo (e ha degne sostitute in caso non fosse presente in campo. n.d.r.). E’ quella scarica di adrenalina che riesce a galvanizzarmi prima del fischio di inizio. Ma – conclude perentoria – ma non posso dirti di più“.

Lo scopriremo solo vivendo penso. In ogni caso, ad maiora.

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