Sport

Ce la possiamo fare. Era una bugia.

Un messaggio sul telefonino.
“Ci prendiamo un caffè?”

È iniziata.
Hanno mandato il loro killer migliore, una che l’ha già fatto in qualcosa più grande di questo.
Il mio primo pensiero, mentre indosso la prima t-shirt che ho a portata di mano.
Mi deve riportare gli hard disk, perché ci dobbiamo prendere un caffè, che tra l’altro non bevo?

Questa è una storia, probabilmente non l’ultima, piena di silenzi, quindi di parole non dette. La storia di un sogno che avevamo in due nel quale alla fine mi sono ritrovato sveglio, con nessuno accanto. È soprattutto la storia di un’idea, che viene da lontano. Quella che potevamo lasciare il mondo un po’ migliore di quello che avevamo trovato. La storia di una strada e quella dei fiori bellissimi che crescono sul suo ciglio.

Nemmeno la decenza di cambiare le parole, il repertorio. “Pensi che per me sia facile”, allora, oggi.

“I let my guard down

And then you pulled the rug”

“It’s easy to say

But it’s never the same

I guess I kinda liked the way you numbed all the pain

Now the day bleeds

Into nightfall

And you’re not here

To get me through it all”

Iniziata per raccontare Federica, quello che vedevo io, al mondo. Anche se era piccolo, come quello del football americano femminile.
Avevo un rammarico grande, non avevo mai scritto di lei, stavamo riempiendo la nostra vita di storie e volevo trovare il modo di lasciarne traccia. Di mostrarle che avrei scritto cose bellissime anche per lei.

Credevo si potesse raccontare lo sport attraverso le immagini e le storie dei suoi protagonisti.
Di spogliatoi fumosi, di campi alla fine del mondo, di vittorie a cui nessuno importa. A me importava tantissimo e volevo spiegare le mie ragioni. Sognavo di poter ignorare i cartellini, gli arbitri a meno che non fossero degli ex giocatori tatuatori, la cronaca.

Il cappuccino è bruciato oppure è solo il sapore delle parole che arrivano nel cervello e si mischiano male.
Non c’è posto per me in questo spazio sul web. Rimarranno Silvia e Federica a parlarvi di gol, campionati, futsal mercato “cheloavetelettoprimaqui”. Insomma non perderete poi molto con la mia assenza. Avrete ancora tutto il repertorio di buone intenzioni, di squadre che vincono tutte e di rigori che ci sono e non ci sono, nello stesso medesimo istante.

La guardo senza riconoscerla. La ascolto e la sua voce è aliena.
Vorrei scrivere che ho la forza di ripartire subito con un nuovo progetto. Non riesco ora a capire dove trovarla. Quando realizzi che per una persona che ha occupato tutto lo spazio che avevo liberato nel cuore, quel sogno vale, un contratto editoriale con una società. Vado “a spargere odio, altrove”. Ho conservato anche gli screen, che non si sa mai nella vita.

Due giorni fa mi son detto che dovevo lavarmi a mano, come le vecchie di paese, la maglietta di AGS, che mi sarebbe servita domenica. La metto via, insieme ai ricordi, alle felpe e ai sogni. Ringrazio chi ha speso il suo tempo a leggermi, quel tempo non posso restituirvelo e spero sia stato speso bene. Ringrazio i ragazzi della AGS Volta League, perché hanno creduto a questa follia, agli eSport prima che la pandemia li rendesse mainstream. Quelli di caffè corretto clandestino su Twitch dove ora stanno tutti  ma noi eravamo li anche tre anni fa. Com’è che mai detto “forse non era il momento giusto”, si chiama rendita di posizione quando sei li prima degli altri. La radio su telegram, l’ultima mia follia e forse voi siete più pazzi di me.

C’è chi finge “last dance” e chi invece come non sa nemmeno ballare, s’inchina e saluta da questo palcoscenico, tutti quelli che mi hanno concesso il privilegio del loro tempo. Ancora una volta, l’ultima: grazie.

Com’è quella frase Livia: “non tutti quelli che vagano si sono persi”, mi sento perso e non ho problemi a scriverlo, dirlo, raccontarlo e ammetterlo. Oggi è così, domani? Del domani non c’è certezza. Mi restano frammenti di sogni, come quei vasi bellissimi che vanno in pezzi e non riconosci più l’oggetto che sono ora.
Saluto con la manina come fanno i bimbi quando non conoscono ancora il peso degli addii.

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