Storie

Tante partite

Non nel senso del verbo, piuttosto del sostantivo. La finale della Coppa Italia di A2, Bitonto – Verona, lo scontro tra Rhinos Milano e Ducks Lazio sui nostri canali, per oltre settecento spettatori di media in diretta. Non dimentico quella Kick Off vs Statte che segna il ritorno delle milanesi e del loro tifoso più noto alle competizioni ufficiali.
Qui a Porto San Giorgio, assaggio di Serie A, scriverebbero quelli bravi, quindi non lo faccio.

Bella questa idea delle rose, a tutte le donne presenti. Un gradito omaggio floreale. Potevate darla anche a Federica. Non per quello che era per me, ma per quello che è, fa e sacrifica per questo movimento. Talvolta anche per quello che m’impedisce di scrivere. Non s’è mai aspettata fiori da me, ma da altri si.

Pochi scatti, tanti screen e questa Final Eight di A2, si conclude per me con alcune curiose scoperte.
La vivacità di un movimento vissuto visceralmente, che si specchia in quella B maschile che ho visto per la prima volta dal vivo. Gli uomini sono sempre più diretti e le scene da saloon alla fine di partite sentite, non m’hanno stupito. Ho frequentato e tornerò a frequentare i campi di Promozione.
Le donne del futsal restano meravigliose, raccolte in un mistero che non comprenderò mai e che s’infittisce ad ogni gradino che scendo verso la base del movimento. Fanno però lo stesso rumore delle loro colleghe in Serie A, quando impattano contro il muretto che delimita il campo. Benedetta, anche di fatto.

Il Bar Sport che s’è creato dentro alla chat della Volta League è stato capace di farmi sorridere, m’ha fatto compagnia. Rappresenta una umanità variopinta, speciale come lo sono i bambini con bisogni speciali.
Citazione di merito per Antonio, capace d’inventare dei premi virtuali, geniali. Il manuale del futsal “So tutto io” e la maglia autografata di “RenatiGNA” m’hanno fatto votare male per doverlo vincere.
Resteranno per ora anonimi i titolari dei premi, per salvaguardare noi. Non loro.

Al termine della finale maschile, si è assegnata la quinta Coppa Italia. La terza solo nella categoria degli uomini. Una marea di coppe. Ora mi chiedo, perché cantate: “i campioni dell’Italia siamo noi”. Non avete vinto lo scudetto, l’avete sicuramente notato. Cosa cantare allora?
Ecco che dalla Spagna, arriva una chiara indicazione su come esultare dopo aver vinto l’ennesima Coppa della Regina, la seconda in due anni. In realtà poi due nella stessa stagione sportiva.
Ciao Leti.

Marco (Ciampaglia) cerca di comprendere il senso sociologico che induce oltre 14 mila persone a guardare una tipa su Twitch che è seduta a cavalcioni di una banana gonfiabile in una piscina di gomma. Ho chiesto, gentilmente se avesse le cataratte già alla sua età. Lui che guarda insieme ad alcune migliaia di persone, il “Magister” che s’ingozza con 1000 euro di sushi e poi chiede le donazioni per un tapis roulant. La sua refrattarietà alle logiche di mercato è quasi commuovente. Il suo rifiuto di partecipare alla realtà che gli è toccata in sorte, meno.

In un gesto compulsivo da lettore vorace ho deciso di caricare sul mio reader: The Rum Diary, Fear and Loathing in Las Vegas, Fear and Loathing: On the Campaign Trail 72. Una è una rilettura, due non li avevo letti e quindi s’inizia a creare un nuovo contesto narrativo. Perché? Perché la scrittura si affina, s’allena e muta. Questa pandemia s’è portata via la voce, i racconti e la stanchezza s’è presa il resto.

Foto di micetti dalla Somalia, lei piccola si chiama Leila. La mamma Arwen, Se nutri un gatto deve avere un nome. Se sopravvive alle manguste anche due.
Il mondo è così vasto, c’è così tanto da imparare, da raccontare che recitare a soggetto sempre la stessa parte, sembra uno spreco. Forse lo è.

 

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