Caffè Corretto

Caffè Corretto – Controversie

Il futsal italiano saluta la fine della regular season e l’inizio dei playoff. Lo Sporting Lisbona vince la Champions League battendo il Barcellona. Quel Barcellona di Ferrao. Lo stesso che aveva sofferto contro i ragazzi delle banlieu. Una partita giocata ad una velocità incredibile, con una fisicità tale che questo non è stato considerato calcio di rigore.

Cornice della Finale: Zara, Croazia e in un certo senso ancora un po’ Italia.
Produzione dell’evento della UEFA. Trasmissione video in diretta, riassunto testuale e highlights appena sotto, cliccabile. Così se mi perdo un gol, oppure arrivo tardi, posso andare subito a rivederlo. Il cronista mi ha raccontato quello che non sapevo, parlato di rivalità e non si è lanciato in strali, elucubrazioni o rantoli sull’arbitraggio.

La rivalità tra le squadre era palpabile, anche attraverso lo schermo. Il cronista punteggia la sua narrazione ricordando i trascorsi, aggiungendo interesse al mero gesto atletico. Cavalcando meravigliosamente il confine tra il “politically correct” e la narrazione indipendente.

Nel mio feed social, m’appare spesso una rubrica di football americano, redatta da Andrea Mirenda. Ha scritto anche un pezzo sulla nazionale italiana di football americano, per AGS, qualche tempo fa. La leggo, perché conosco il suo stile e sono cosciente che la sua graffiante ironia ha lo straordinario potere di sfuggire a molti dei suoi lettori. Tra quelli che “s’offendono” ad ogni piè sospinto ci sono: presidenti, giocatori, consiglieri federali. Andrea è un giocatore di ottimo livello. Ha vinto scudetti, militato in nazionale e scrive da non far vergogna alla lingua italiana.

Che c’entra questo con il futsal?
Troppo forse.
Nel calcio a 5, scopro rivalità di cui ero all’oscuro, probabilmente per colpa mia, nella Serie A2 Femminile. Rivalità vere, sentite, viscerali. Peccato non leggerne, a parte gli sporadici e scomposti botta e risposta da boomer di alcuni sui social.
In Serie B maschile, la rivalità è anche fisica, sul campo. Con i giocatori che si squadrano nel riscaldamento come pistoleri in un saloon del far west. Tutto bellissimo.

La controversia, l’opposizione ha animato le tifoserie, gli appassionati, da sempre. Sono il vero motore di uno sport, soprattutto di uno di squadra. I derby hanno senso se la città per quella settimana si divide, come per i guelfi e i ghibellini. Quell’interesse si riversa poi sull’evento sportivo. C’erano tra Twitch e YouTube, oltre 900 spettatori a guardare Rhinos Milano – Ducks Lazio. Partita finita a favore dei romani di un punto. Milano, sponda Rhinos, ad un secondo dalla fine prova a vincere la partita invece che calciare da un punto, pareggiare e andare ai supplementari (overtime). Viste le reazioni post partita sotto all’articolo di Mirenda, che causticamente pronosticava i Ducks sconfitti largamente, quelle parole hanno generato interesse perla partita. Oltre ogni ragionevole valore sportivo.

Ogni narrazione che si rispetti ha un momento di conflitto, un punto di rottura. È indispensabile a creare interesse, generare aspettativa in attesa del climax che poi condurrà all’epilogo. Senza quel momento di difficoltà estrema dell’eroe, senza quella possibilità di fallimento, il lettore perde interesse.
Per ragioni come queste la favola sportiva del Leicester ha funzionato, quella del Real Madrid no. Tutti ricordano con nostalgia gli improbabili eroi del Porto Campione d’Europa. Così come si prova simpatia per quel PSG che arriva sempre vicino alla meta, per poi restare deluso.

Rivalità. Negli ultimi anni Acqua e Sapone versus “squadra di Colini” è l’unica costante che posso annoverare tra le rivalità appena accennate. Se ce ne sono altre, raccontamele, ne scrivo.
Senza questo indispensabile volano, una partita qualsiasi di football americano farà sempre più spettatori del top match di futsal italiano.

 

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