Serie A

Filipa Mendes: “I play off, un premio all’impegno e al merito”

Feder, sto guardando Prison Break. E’ una serie che oramai hanno visto tutti ma per me è nuova“.
Inizia così la telefonata con Filipa Mendes, sempre molto sarcasticamente entusiasta di farsi intervistare.
Mi sta piacendo, e poi ha tante stagioni, così non finisce subito” ci tiene a sottolineare.
Un film già visto, rifletto, per te è, nuovo.
Come il film di questa stagione, penso.
Bruna Marcon l’avrebbe intitolato “Salvezza, dove sei?”. Filipa non immagino a che scelta si sarebbe affidata, in effetti non gliel’ho chiesto, ma, conoscendola, posso immaginare un “Benvenuta Salvezza”.

Il Futsal Femminile Cagliari, ha dovuto attendere il termine dei quarta minuti dell’ultima partita di stagione regolare, per poi trascorrere interminabili attimi in attesa di notizie dal campo di Bisceglie. Arriva poi la notizia che tutte attendevano, raggiuta la salvezza, quello che era l’obiettivo di questa stagione.
Un film nuovo per Filipa, ma già visto. Almeno nel calcio a 11. Almeno nella serie A. Gli ultimi anni hanno sempre raccontato di salvezze combattute fino alla fine, di quei racconti calcistici che emozionano più di una vittoria annunciata. Come direbbe Paul Ashworth  aka Colin Firth: “Noi, non supereremo mai questa fase“.
Teniamola a mente, perché ci tornerà utile.

Torniamo sul filo del telefono che lega Pescara e Cagliari, sorvoliamo sul fatto che ho terminato il credito mentre parlavamo, beccandomi un perentorio “ti avevo detto che avrei dovuto chiamarti io“. Eccomi di nuovo con Filipa.
Secondo il suo capitano, Filipa è l’mvp di stagione. Most Valuable Player. Il miglior giocatore di questa complicata stagione 2020/2021 del Futsal Femminile Cagliari.

E pensa che non volevo neanche iniziarla, la stagione. Non mi aspettavo certo un riconoscimento del genere, per me, lo sai, i complimenti lasciano il tempo che trovano, sono molto autocritica. Forse è stato anche questo. Non essere posseduta da questa necessità di giocare a tutti i costi forse mi ha fatto vivere più serena. Questa profonda tranquillità, essermi liberata dalla smania di essere perfetta. Credo che questi due elementi abbiamo reso possibile, questa stagione. Non sentivo la pressione, questo mi ha aiutato a gestire sia le situazioni positive che negative. Di negative ne abbiamo avute tante.

Tornando con la mente ad agosto, come ti dicevo, ricordo che all’inizio non avevo voglia di buttarmi in una nuova stagione agonistica. Non mi mancava neanche tanto giocare. Alla fine ho deciso di indossare la maglia dell’FFC, l’unica che avrei potuto indossare, anche quest’anno. Con queste premesse, ho affrontato l’inizio dell’anno con una grande serenità mentale, carica e libera. Mi sentivo bene. Non è stato facile all’inizio, mancava quell’amalgama che rende un gruppo, una squadra, ci dovevamo ancora conoscere, trovare in campo. Non è stato un processo immediato, abbiamo avuto bisogno del nostro tempo. Piano piano siamo cresciute sempre di più sotto questo aspetto. Sono arrivate poi le tribolazioni“.

Vi assicuro che Filipa non parla mai volentieri, o meglio, non lo fa mai nelle interviste. Oggi però è un fiume in piena.
Come fosse un crono racconto, arriva alla sfida esterna contro il Granzette, squadra con la quale l’FFC si è giocato la salvezza fino all’ultimo secondo. “Quella gara ci ha dato grande carica. La vittoria, arrivata dopo un inizio non proprio entusiasmate, ci ha viste tornare a Cagliari certe che la strada sarebbe stata in discesa. Invece, non so cosa sia successo, ma è capitato tutto il contrario.

Nonostante tutto però, abbiamo tenuto botta come si dice. Speravamo in un inizio di anno con una marcia in più invece tante delle nostre energie mentali si sono infrante sul gol del Pelletterie segnato all’ultimo minuto nella gara del 16 gennaio. Non la dimenticherò mai quella partita, perché ci credevo, perché avevamo davanti una squadra che avremmo potuto battere. E’ stata l’ultima partita prima dello stop imposto dal Covid. Sembrava che tutto giocasse, contro di noi

A pensarci, come in una sliding door, quella gara avrebbe potuto effettivamente cambiare l’andamento della stagione. Inutile pensare utilizzando “se” e “ma”, la realtà è stata un’altra. Con quella s’è dovuta confrontare la compagine rossoblu.
Vivere l’esperienza del Covid, all’interno di un anno così complicato, è stato devastante” afferma. “Nonostante tutto, ancora una volta, non abbiamo mollato e siamo riuscite a tornare in campo contro ogni pronostico, giocando una partita ogni tre giorni per recuperare il tempo perduto. Anche se a volte ci lasciavamo prendere dallo sconforto.

Dentro me ho sempre sentito accesa quella fiammella che portava luce in una situazione così sportivamente buia. Cresceva in me la  convinzione di potercela fare. Dovevo continuare a credere che fosse possibile, nonostante tutto”.
Soltanto a me viene spontaneo sentire risuonare in testa quel coro che accompagna tante tifoserie che fa: “maciniamo chilometri, superiamo gli ostacoli”?

Ma andiamo avanti in questo racconto. Come in un vortice impazzito, il Cagliari si ritrova in un punto del suo destino, legato ancora al Granzette. “Il ritorno in casa contro le neroarancio, è stato l’inizio della risalita. Riuscire a recuperare un doppio svantaggio, riagguantare di nuovo il pareggio, ci ha dato forza e ci ha preparato alla sfida contro il Pelletterie. Ancora. Questa volta dovevamo vincerla, non c’erano altre possibilità. Così è stato. Una partita emozionate fino alla fine, che ci ha regalato una gioia immensa. Con quella energia emozionale siamo arrivate a Montesilvano. Cariche, convinte e con un unico risultato disponibile per mantenere la categoria senza dipendere da nessuno“.

Non la più facile delle sfide. “Era una gara complicata, l’avversario non devo certo descriverlo io. Ci abbiamo provato, fino alla fine. Non siamo riuscite a raccogliere quel risultato. Per un mio errore. Sono cosciente del fatto gioca sempre la squadra e che tanto gli errori quanto le realizzazioni sono colpa e merito di tutti. In quel caso sentivo forte il peso della responsabilità del terzo gol biancazzurro. Senza sapere nulla poi di quel che succedeva sul campo di Bisceglie. Questo però mi ha dato la spinta per arrivare a fine gara lasciando in campo, tutto quello che potevo.

A fine gara mi sono allontanata, sono stati attimi brevi eppure lunghissimi, c’era un silenzio irreale nel palazzetto e mi sono seduta in panchina, lontano da tutti. Quando è arrivata la notizia del pareggio tra Bisceglie e Granzette, c’è stato un boato, un’esplosione di gioia. Mi è venuta vicino Carolina Vargiu, mi ha abbracciato dicendomi “ce l’abbiamo fatta”. Tantissima emozione per aver raggiunto finalmente il nostro obiettivo di stagione, un traguardo. Per tutto quello che abbiamo passato, sento che l’abbiamo ampiamente meritato“.

Salvezza raggiunta non in un posto qualunque, non per Filipa. “Ho pensato tanto al fatto di aver raggiunto questo traguardo proprio a Montesilvano, contro il Montesilvano. Ho un gran rispetto per la squadra e per la società. So che le mie ex compagne di squadra sono contente per me, per la mia stagione e per il risultato guadagnato. A Montesilvano inoltre ho tante persone alle quali sono rimasta legata e per le quali, non lo nego, ho vissuto la gara con tanta carica.

Rivedere il signor Franco (il papà di Mauro), Eva (Ortega) e Mamma Cif (Manuela, mamma di Jessica Ciferni) mi ha fatto un immenso piacere e mi ha fatto rendere conto ancora una volta di quanto queste persone siano rimaste legate a me, a prescindere da tutto. Ho un affetto molto grande per loro e loro per me. Sono grata per questo“.

Dopo al festa salvezza, ora ci si prepara ai play off. “A pensare che solo qualche mese fa eravamo in lotta per non retrocedere, vedendo i play out avanzare minacciosi, è incredibile pensare che ora invece ci stiamo preparando per i play off. E’ un premio per tutti. Per noi e per quanti non ci hanno mai fatto mancare il loro sostegno, appoggiandoci in tutto e in ogni modo possibile. Sono tanti ti assicuro“.
Continuiamo a parlare mentre sento nelle cuffie, chiudersi una porta. “Mi accompagni al lavoro”. Quel lavoro nel centro sportivo di Claudia Cuccu e Carolina Vargiu che tanta serenità e stabilità ha regalato alla portoghese trapiantata a Cagliari.

Ricordo le volte in cui sono stata a Cagliari e, passando per un caffè da Spazio Newton, sentivo chiedere informazioni sul risultato della gara del giorno prima da quanti entravano nel centro sportivo. Mi sono immaginata come ci si debba sentire a dare troppo spesso la stessa risposta, negativa. Anche però cosa si provi nel dare invece una notizia più che positiva.

Filipa mi conferma le mie sensazioni. “Quelli che vengono da Spazio Newton e ci conoscono, erano veramente felici per noi, non solo in quella domenica. L’FFC li è una questione che appartiene in qualche modo un po’ di tutti. Come dici tu, ricordo quanto mi costava arrivare a lavoro dopo le sconfitte e dover dire che avevamo perso. Già ero arrabbiata per il risultato, doverlo comunicare a tutti quelli che chiedevano non è stato semplice da gestire emozionalmente. Fortunatamente però siamo tornate da Pescara con ben più liete notizie.

Questo interesse costante dimostra, ancora una volta, quanto la realtà dell’FFC sia seguita. Nonostante il virus che ci ha costretto a giocare a porte chiuse, le persone si sono sempre fatte sentire, ci hanno sempre sostenuto“.
Sento la pioggia infrangersi sul parabrezza dell’auto, nel passaggio dagli auricolari al Bluetooth. “Vedi Feder, la mia vita è così, sempre di corsa, sempre piena. E’ una vita che mi piace molto. Anche se mi stanca avere questo ritmo, allo stesso tempo mi tranquillizza e mi rende felice.  Approfitto inoltre di queste pagine per ringraziare pubblicamente tutta la società, in modo speciale Claudia Cuccu che ha sempre creduto in me, dal primo minuto.

Come lei, Carolina. Qui ho trovato una famiglia e se ho fatto una stagione di questo tipo e ho questa serenità che non mi abbandona è anche tanto merito loro. Mi commuovo anche solo a pensarci, perché ho grande stima del capitano e del vice capitano“. La sento la voce rotta dall’emozione, è inconfondibile nonostante la qualità della connessione di chiamata. “Sono persone che hanno trovato il loro modo di volermi bene.

Chi le conosce sa come sono fatte, ma il loro affetto e la loro stima io le sento. Forte, tanto forte. Sono di pochissime parole per queste questioni, loro lo sanno, per questo voglio che tu scriva quanto ti sto dicendo. Non siamo di gesti affettuosi, soprattutto con Carolina, ma i cuori in sintonia quelli ci sono, si, si sentono. Sono persone che mi fanno bene

I ringraziamenti però, da quello che sento, non sono ancora finiti. “Non posso non ringraziare le mie compagne di casa di questi mesi. Da Tai, a Tamara a Jessica. Ci siamo legate molto, soprattutto con Jessica, e, insieme abbiamo affrontato e superato ogni difficoltà”.

Mentre parlo con Filipa, è proprio Claudia che mi scrive. Per la numero 18 ha solo parole di stima e affatto. “Filipa è stata la migliore giocatrice di questa stagione per noi. Ha una tecnica e una fisicità invidiabili, che raramente trovi in altre giocatrici. E soprattutto è generosa, in campo e fuori. E’ una fortuna averla. Ma non solo in campo o da Spazio, è una fortuna averla nella vita. Oramai è parte della famiglia FFC, Cuccu, Vargiu, Spazio Newton. Siamo tutti un po’ Filipa dipendenti per fortuna“.

Ora però, testa ai play off, da affrontare con la leggerezza di spirito di aver già accaparrato la permanenza nella massima serie. “Alla fine – analizza – la partita a Rovigo contro il Granzette ci ha permesso di salvarci. Forse quella carica che sentivamo dopo la vittoria, e che si è persa un po’ strada facendo, l’abbiamo raccolta tutta domenica scorsa. Ora ho sulle spalle un carico di emozioni che devo ancora mettere in ordine. Lo farò a fine stagione, questo mese ci si allena, ci si diverte e si lavora.

Quello che verrà da qui in avanti sarà tutto di guadagnato. Ci impegneremo senza dubbio nell’affrontare i play off, sbagliano quanti credono che potremmo giocarli tanto per partecipare. No. Scendiamo in campo sempre per vincere, in ogni partita. Sempre. Certamente lo faremo con più tranquillità. Tutto può accadere. Inoltre, per me, è la prima volta che gioco i play off da quando sono in Italia, quindi non ho nessuna intenzione di regalare nulla a nessuno“.

Sarà di poche parole, non oggi, lo spirito da combattente parla per lei. Dopo questa stagione? “Non lo so Feder, non so cosa deciderò di fare il prossimo anno. Ci penserò quando sarà il momento, questa stagione è stata una sfida che è andata oltre la mia voglia di smettere di giocare. Ho tante cose in testa e ora so solo che ci saranno i play off. Ogni giorno dico che non ce la faccio piùma una piccola parte di me – confida in chiusura – continua a parlarmi di futsal e mi spinge a farlo ancora. Non so come si chiama e non so descriverlo, ma è come se mi dicesse che ho ancora qualcosa da dare che, nel caso, sarà solo per il Futsal Femminile Cagliari“.

Vedi Fili? “Non supereremo mai questa fase”

 

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