Caffè Corretto

Caffè Corretto – Due minuti

Due minuti è il tempo medio di visione di una partita di futsal italiano trasmessa sui social in questa stagione. Non importa chi c’è in campo. Si potrebbe anche fare dell’ironia circa le attività per le quali sono necessari solo due minuti, se questo sport imparasse a guardarsi con la leggerezza necessaria per osservarsi con onestà.
Sono curioso anche di scoprire il tempo medio di visione per le partite della Serie A di football americano che trasmetteremo sul nostro canale YouTube. Confido però che Lombardi ed Edizioni Sideline migrino in corso d’opera verso Twitch. Si sono già attivati per qualche test.
Ho questa ossessione per i numeri, gli “analytics” in generale. Sono uno strumento indispensabile per comprendere il prodotto che si propone al pubblico, come svilupparlo ma anche conoscere il tipo di pubblico.
Nel caso di Facebook, due minuti raramente permettono un’inserzione pubblicitaria sul video. Ci sono più distrazioni sul social, distratti dalle notifiche gli utenti sono più inclini ad abbandonare la diretta. Diverso e più complesso il sistema delle due altre piattaforme che sono in qualche modo dedicate. Chiudo però il compendio sullo streaming. Il bignami, sulle peggiori pratiche. Bignami, “google it, millennial”

Un caffè corretto questa mattina con solo una manciata di partite alle spalle. Under 19, recuperi vari di campionato. C’è quindi tempo per dare uno sguardo al recente passato per provare a scegliere la strada migliore per il futuro.
Sorteggi di Coppa Italia. Quelli con le teste di serie, quelli senza teste di serie, quelli senza testa e basta. In una stagione di futsal caratterizzata dal mantra: metti il commissario, togli il commissario. Piagata dai cambi di regolamento in corsa. Metti tutte le squadre nella final eight, istituisci e poi cambia il regolamento covid, Situazione difficile e alla fine chi prende decisioni forse sbaglia ma almeno le prende. L’importante e non cambiarle troppo spesso.

 

Raccontare una stagione senza cambi di regolamento in corsa, con certezze disciplinari, è una speranza che affido al futuro. Così come quella di un Monday Night femminile, che diventa come un the delle sei e alla fine mi viene in mente solo lo striscione di Fiorentina – Roma. Nove aprile 2001, c’è in palio lo scudetto che quella parte della capitale attende da diciotto anni. Considerata partita a rischio, per scongiurare l’afflusso massiccio di pubblico si decide di giocare di lunedì, alle 15. La Sud giallorossa, risponde con l’ironia. Celeberrimo lo striscione “Semo tutti parrucchieri”, nel mezzo dei 15000 che assiepavano la curva Ferrovia dell’Artemio Franchi. Perché con “Co’ ‘na Roma così venimo pure de lunedì”, anche in un giorno come il 26 Aprile, festa nazionale in Tanzania.

Finita la miniserie su Francesco Totti. M’è venuta in mente perché ho parlato anche troppo di “ASRom”, la elisione della A è voluta. Un prodotto televisivo seguitissimo, di cui si è parlato ovunque. Un giocatore che ha smesso solo una manciata di anni fa, il ricordo ancora fresco nella memoria di tutti. La serie ha avuto, nonostante questo un successo enorme. Perché?
Ha raccontato un punto di vista. Ha raccontato qualcosa che non avevamo visto, seguendo semplicemente le vicende di campo. Ecco la chiave. Inutile raccontare al pubblico, qualcosa che ha già visto. L’evento sportivo si può brevemente commentare, analizzare. Non è quel prodotto però che tiene incollati gli spettatori allo schermo. Soddisfare la voglia di conoscenza, quel pizzico di voyerismo, l’occasione di partecipare a qualcosa di unico. Ecco questi sono gli ingredienti che in questo momento catalizzano l’attenzione degli utenti e quindi del denaro destinato alla pubblicità.

Stagione finita, almeno in termini di sviluppo di idee, format. Qualche progetto da terminare, come quello di lanciare una Volta League con le squadre maschili. Rallentato dalla mia necessità di trovare FIFA 21 ad un prezzo meno oltraggioso di quello di lancio. Questo però è principalmente il tempo nel quale si prepara la prossima stagione. Un po’ come per le squadre, spero. Si analizza cosa ha funzionato, si tracciano le linee editoriali future, si prendono appunti, si comprano nuovi spazi web, si registrano domini. Si creano loghi, che forse non verranno mai utilizzati. Insomma si sceglie una strada. Fondamento di qualsiasi progetto, anche sportivo, è offrire al pubblico qualcosa di unico, che non possono trovare altrove. Altrimenti perché dovrebbero venire a vedere la vostra squadra, leggere il materiale che producete se lo possono trovare ovunque?
Domande, vero. Sempre queste dannate domande.

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