Caffè Corretto

Caffè Corretto – Con le spalle al muro

L’ultima trasferta della regular season. Le gomme sgonfie, i ravioli mangiati in fretta. Il mal di stomaco e mi dimentico d’aver portato i radio microfoni nuovi prima delle interviste finali. Sarà per la prossima volta il loro debutto ufficiale.

Città di Falconara come cartina al tornasole. Come strumento di paragone e dire che due anni fa il PalaBadiali era stato teatro della sola gloria della pallavolo.
Debora e la sua nuova reflex che non obbedisce ai comandi. Non avevo mai provato a cambiare i settaggi di una macchina fotografica in portoghese. Grazie per la fiducia e poi immagino la frustrazione di versi sparire l’autofocus.
I bravi fotografi però, scattano in manuale, completamente.

Le mie domande tendono ad assomigliarsi, sarà anche colpa della AGS Volta League. Come si comporta Matijevic controllata da Taty? Marino e Annese possono risultare utili ai manager virtuali?
Volevo vedere Tres Villa dal vivo, peccato che una spalla malconcia la tenga in panchina.
Ferrara è costruita con obiettività?
Matijevic sembra un po’ Fernando Torres e un po’ Alen Bokšić. È veramente imponente, quando parte palla al piede penso a come dev’essere sentirsi puntati dalla croata. Se butti palla li, difficilmente la perde e vede la porta.
La lista, delle foto di cui ho bisogno. La card in una custodia delle sorprese degli ovetti Kinder, quelli che mi ruba Mezzokilo.

Oggi parte anche il progetto Card Collezionabili, di quello vi parlerò nei prossimi giorni. Sulla custodia gialla c’è scritto “Project NFT”
Cerco sempre nuovi strumenti con i quali coinvolgere i nostri lettori, fruitori, insomma quelli che ci seguono. Ci sono due parole chiave che cerco di tenere sempre a mente: Innovazione e Manutenzione. Creare contenuti per uno sport, qualsiasi sport si bilancia essenzialmente tra queste due necessità. Innovare per mantenere il pubblico coinvolto. Manutenzione per far si che il prodotto offerto sia agile, al passo con i tempi, veloce e reattivo.
Un po’ come le squadre.

Una partita che scorre via, senza particolari scossoni. Sconfitta pesante per il Bisceglie ma non è oggi che conta, la testa è già oltre questo impegno. CdF che non mi piace come acronimo perché sembra un po’ GdF, quindi scrivo Città di Falconara, tanto ho spazio.
Città di Falconara, veleggia. Segna, corre e cerca di far concludere all’esordiente Marcelli una partita con la rete inviolata. Quattro secondi però nel futsal sono sufficienti per veder sfumare anche i sogni più semplici. Ci vediamo in fondo e alla Final Eight.

“Rigore per il Cagliari”
“Chi lo batte, Marcon?”
“No, Cuccu”
“Perché. No anzi giusto così, la responsabilità.”
Un missile dritto per dritto, uno scaldabagno scagliato in porta.
La stagione in bilico, sei con le spalle al muro. Non ti ricordi niente altro che l’abbraccio, l’emozione a trentanove anni di trovarti ancora li. Le stampelle il giorno dopo, gli acciacchi e non importa come andrà a finire.
Quando sei con le spalle al muro, non c’è spazio per arretrare. Puoi solo andare avanti.
Bruna Marcon, dove sei stata. T’avevano descritta come quella che ho visto oggi in campo, avevo iniziato a dubitare esistessi davvero. Come quando ti dicono: “lei è bellissima” ma io l’ho vista sempre di mattina presto, con i capelli incollati in testa, la riga del cuscino sul viso e il pigiama più brutto del mondo. Ieri avevi l’abito delle serate di gala, come al ballo delle debuttanti. Come se il Pala Coni fosse l’Opera di Vienna, ma per un ballo bellissimo ci vuole un compagno di danze all’altezza. Il Pelletterie si batte, ribatte e non s’arrende mai. Ha lo spirito guerriero, quello del suo numero CINQUE. Le vittorie s’assegnano ad un solo partecipante. Lo sport è crudele, così come la vita.
“Fili ha vinto”
“All’ultimo alla fine ci sono riuscite.”
Mio padre. La mela non cade mai lontano dall’albero. Anche se marcia come me.
Ho riguardato la partita con lui e t’indicavo, tutto il tempo. Anche quando sbagliavi. Volevo che qualcuno vedesse quello che io so esserci sempre.
“Perché non gioca sempre così?”
Non ho saputo rispondere. È una domanda che mi porterò per sempre nel cuore.

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C’è sempre uno spazio troppo breve, quello tra la fine della doccia e la partenza del bus verso casa.
Gli abbracci. Susanna. Tainã. Non ci vediamo da troppo e mai abbastanza. Si possono amare sportivamente due donne così diverse, esattamente allo stesso modo. All’interno di quello spazio meraviglioso che è il cuore, quello che sembra sempre battere al tempo della musica sbagliata. È la nostra musica.

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