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Notturno eSport – Siete già vecchi

Mentre Dario Moccia, diventa per Open la “faccia” italiana di Twitch e Kuroly finisce in un pezzo di Report,
Marco mi segnala che quelli di Cerbero sono tornati insieme. Gskianto continua ad ingozzarsi e il tizio che l’ha lanciato, Homyatol, a parlare dei fatti suoi e rubare cose negli alberghi.
Fanno tutti più spettatori delle partite di cartello della Serie A di Calcio a 5.

Abbiamo svoltato la metà stagione di futsal, mentre quella degli eSport non si ferma mai.
M’interrogo sulla strada percorsa come anygivensunday.it e quella che c’è ancora da percorre davanti a noi. Seguo il modello economico ed editoriale, oppure imprenditoriale se volete, che mi sembra più sensato. osservando le tendenze del mercato.
Quando due anni fa portammo le prime partite su Twitch, avevamo compiuto una consapevole scelta editoriale. Ora ne parlano tutti, della piattaforma. Nessuno però parla del futsal. Perché per una qualche ragione, si preferisce tenerlo, nella sua dimensione di calcetto a cinque.
Avvolto in un ciclo perverso di spese da 360 mila euro. Fallimenti e diffuse “golden shower” sugli antagonisti del parchetto dietro casa. Questo sport s’avviluppa su se stesso. Si continua a percepire il prodotto sportivo, come se l’unico consumo possibile fosse: “all you can eat”. Spese che lievitano fino a mettere un 1 davanti alle altre cifre. Per poi uscire dalla Champions come una squadra maltese qualsiasi, o battere di misura l’ultima in classifica, soffrendo anche.

Sebbene negli ultimi mesi, si cerchi, nel futsal, di concertare una immagine coerente, una continuità grafica, il vero problema resta la qualità del prodotto sul campo. Viene servito al fruitore, un volume di contenuti tale da vanificare qualsiasi tentativo di storytelling. Soprattutto ne inficiano la qualità.
Cosa accade invece negli eSport?

Vengono rappresentate solo le squadre di vertice.
La scelta editoriale è quella di mostrare all’esterno, ai potenziali nuovi consumatori, il meglio.
Aggiungendo valore di produzione agli eventi. Senza diluirne il potenziale, non cercando di seguire il torneo nel Internet Cafè sotto casa. Del quale diciamocelo, non frega niente a nessuno.
Ma allora la base?
“Bisogna ripartire dalla base, dare importanza alla base”. Ripetuto alla nausea, questo ritornello ha solo valore elettorale, in ambito sportivo in particolare.
Nella realtà, la base di giocatori, spesso è attirata proprio dalla speranza di fare della propria passione un lavoro. Uscire dall’anonimato delle leghe minori. Arrivare alle luci della ribalta.
Questa concezione verticistica della produzione sportiva, dello sport come showbiz, ha degli innegabili vantaggi.
Riduce i costi, migliora la qualità ed elimina alla radice quel noioso fenomeno dei supporter familiari. Quelli che strillano nelle chat “sei fortissimo nipote mio”. Accade a tutte le latitudini, in tutti gli sport.
In una disciplina come il calcio a 5, nella quale la base in realtà pratica il calcetto sui campi in erba il giovedì sera all’aperto, lo scollamento è ancora più evidente.
Sono due sport diversi.

 

Uniformare la base, incrementare i praticanti, può funzionare.
Negli eSport puoi praticare gratuitamente, il videogame solitamente non costa nulla. Se ci sono dei “money wall” sono sormontabili investendo tempo al posto di denaro. I produttori di articoli tecnologici supportano la pratica perché sanno che i loro prodotti verranno utilizzati anche dai non professionisti, soprattutto da loro.
Nel futsal?
Non credo molti giocatori di calcetto usino le scarpe di noti marchi dedicati al futsal, ma questa è solo una mia impressione.

Oltre all’incapacità quindi, di creare valore, attraverso la comunicazione, s’aggiunge l’impossibilità di coinvolgere in uno scambio di valore le aziende di settore. Il calcio a 5 italiano è quindi già vecchio, quando pensa di rinnovarsi.
Soffre di una inamovibilità, di una incapacità d’innovazione, di un timore per “the next big thing” tale da lasciare il futsal preda di pratiche di comunicazione che sono sorpassate già al momento in cui vengono adottate.
Una miriade di “call” sulle piattaforme più svariate, senza nessun valore di produzione. Senza alcuna cura del suono, della qualità dell’immagine. Luci, quelle dello schermo. Forse avevano un senso nel momento più buio della pandemia. Ora sono stucchevoli, superate, vecchie. Sintomo di quella sorta di ritrosia verso il futuro. Ripiegati su se stessi, continuando a riciclare, format e pensieri. Impegnati a parlare a se stessi.
Talvolta prigionieri di una notorietà limitata ad una “reach organica” che può essere superata sui social solo attraverso la monetizzazione dei contenuti. Solo l’ignoranza può generare l’idea che l’espansione di una community corrisponda ad una capacità di raggiungere più fruitori. Uno dei modelli di business dei social network (Facebook) consiste nella monetizzazione della “reach”, cioè pagate e vi vede più gente.
Prigionieri quindi una “echo chamber”, una camera di risonanza fatta, di parenti di giocatori e amici, stare su un social network che non offre nulla solo perché “li abbiamo millemila followers” è un suicidio editoriale e imprenditoriale.
Si dovrebbe essere altrove, noi come anygivensunday.it ci siamo, altri?

foto https://www.passionenonprofit.it/

Fruitori e non consumatori.
Al momento quelli che seguono il calcio a 5 lo fanno senza investire nell’acquisto di un bene. Sono come i vecchi che guardano un cantiere. Il cantiere però costa dei soldi, chi investe nel cantiere?
I fruitori affrontano un investimento emotivo, questo ha un valore economico nel momento in cui viene acquistato un bene relativo.
Sotto forma di biglietto d’ingresso, sottoscrizione di abbonamento, pay per view. Maglia, sciarpa, insomma qualcosa.
Se il futsal è uno spettacolo, lo spettacolo può, anzi deve essere monetizzato.
Altrimenti non ha valore.
Se pago zero per questo gelato, questo gelato vale zero. Però è buonissimo, allora sono disposto a pagarlo. Ma se non sono pronto a farlo, allora non è vero che era buonissimo.
Spero di aver chiarito un concetto complesso, con questo esempio.
Pago.
Per guardare da spettatore i migliori team europei di League of Legends sfidarsi nelle Scuderie a Lucca, ho acquistato il biglietto, già. Volevo assistere ad uno spettacolo, prodotto in maniera superba, in un contesto architettonico rilevante. Ho messo mano al portafoglio perché ritenevo di sostenere il mio investimento emotivo, finanziariamente.
Questi sono gli eSport.
Questo è il ventunesimo secolo, sarebbe il caso di raggiungerci qui.

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