Caffè Corretto

Caffè Corretto – Guardare al Futuro

“Guardare al passato è facile. Perché  sappiamo già cosa diremo.”
Dannazione agli adattatori usb-c, alle periferiche, alle batterie che non si caricano e ai microfoni mutati.
Alle domeniche con il sole che non odorano ancora d’estate.
C’è il gatto ipnotizzato dalla penna mentre scrivo, come se si trattasse di magia.
Come fanno quelle parole ad apparire così.

C’è chi passa il turno, chi non l’ha passato e poi ci sono quelli del Dobovec. La Slovenia ha la birra Lasko, la carne di cavallo e ora il Dovobec. Spende una frazione di molti club ed è tra prime otto d’Europa. Altro che “miracolo maltese”.
Non comprendo bene quelli che ringraziano la squadra che ha battuto l’avversario che li ha eliminati nel turno precedente. È come se voi ringraziaste il conoscente che è andato a letto con la ragazza che piace a voi.

Nuovi mondi. In cerca di una strada, troppo curiosi per non svoltare ad ogni angolo. Senza risposte ma sempre con troppe domande.
Adoro Chiara, così. Certo potrebbe chiedere al parrucchiere un taglio diverso, indossare occhiali con una montatura più leggera. L’adoro perché  non si preoccupa, si occupa. La sua squadra realizza due gol identici, approfittando di una debolezza tattica e tecnica degli avversari. Continua a farlo fino a quando non viene corretta.
Sara. Quest’anno è capace di segnare anche mentre è impegnata ad allacciarsi gli scarpini da gioco. Una stagione di grazia assoluta. Una stagione alla Igor Protti, quelli di Bari però.

“È morto Obletter”
“Oddio”
“Sono rimasta senza parole”
“Ma pure io”
Il Re Mida del Softball Mondiale, da Chieti, Abruzzo ma anche un po’ da dall’Australia.
Un omone incrociato sui campi della A2 di softball femminile.
Alla guida delle Atoms Chieti.
Uno capace di vincere tutto, a ripetizione. Tanto da far sembrare Guardiola, uno qualsiasi.
Nell’ultimo incarico come manager dell’Italia Femminile, vince l’Europeo e si qualifica per le olimpiadi di Tokio.
L’ho visto dalla panchina. Seguito mentre allenava la Nazionale, proprio qui a due passi. Sul diamante Minucci ai “Gesuiti”.
Su queste pagine abbiamo seguito Chiara Giudice, nel suo viaggio sportivo. Da Chieti in B, allo scudetto a Caserta a soli 16 anni, fino all’anno in college in Texas. Tutto questo perché Enrico Obletter aveva riconosciuto il talento come solo pochi sanno fare.
Gli uomini di sport, quelli capaci di scuotere una disciplina, abbandonano le spoglie terrene per diventare immortali nei ricordi.

“Se volete divertirvi andate a vedere i pagliacci al circo”
I risultati risicati. Tutti ad occupare gli spazi e giocare in contropiede. Inutile che le chiamate ripartenze. Tanti Nereo Rocco ma senza la personalità del paròn.
Non c’è nessuna abilità tattica nel fare densità difensiva, così si chiama adesso il catenaccio.
Mettere l’autobus davanti alla porta è una abilità da patentati, è “parcheggiare”.
Se al futsal levi le giocate in velocità, gli uno contro uno a ripetizione, i ritmi alti e i gol a grappoli, cosa resta?
Questa forse è una condizione figlia almeno nella Serie A Femminile, di un calendario pandemico e dall’implacabile anagrafe. Di troppe giovani che s’accontentano, incapace di scalzare atleticamente le titolari. Privando così la disciplina del suo futuro.

“Cerchiamo nuovi players per perfezionare il gruppo raid. Si dà priorità ai giocatore con le mani, anche se non sanno usarle”.

Trovo questo annuncio, geniale. S’adatta anche al futsal, come una vecchia scarpa al piede pieno di vesciche. Basta sostituire “mani”, con “piedi”.
La consapevolezza dei limiti, come obiettivo da superare. Il dubbio come condizione mentale. Indispensabile attitudine se si vuol trovare una riposta.
L’Etica come Ethos.

Stasera alle 21.00 torna il podcast.
Mentre Capena e Montesilvano recuperano il turno di campionato, Lazio e Borussia Dortmund si giocano le loro chances in Champions League.  Potete guardarle con noi se volete, la prima in particolare. Le partite viste e commentate con gli amici, sono più divertenti.

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