Caffè Corretto

Caffè Corretto – Compagni di Viaggio

Una domenica questa, che odora di mare in tempesta, di nuvole basse e profuma del ricordo del sole.

Di detriti sulla spiaggia come pezzi di storie che nessuno vuole più, donne sole con lo sguardo triste e i capelli lunghi che passeggiano sull’arenile. In trasferta con un compagno di viaggio occasionale e forse anche occasionale e basta. Insiste che vuol guidare lui, niente cappello però. Non voglio che finisca nella lista “dei vecchi con il cappello alla guida”.

“Che partita è? Con chi gioca il Falconara?”

“È un testa – coda”

Non devo spiegare cosi dov’è, Granzette.

“Finisce quindi tanto a poco, oppure no”, riflette lui.

Oggi finalmente esordisce un nuovo pezzo l’equipaggiamento per lo streaming e anche Maria Fontana con la Lazio. Penso agli spettatori delle dirette che visto che sono su Facebook si sentono autorizzati a protestare per ogni minimo disservizio d’un prodotto che ricevono gratuitamente, sapessero quanto costa l’attrezzatura e quanto si guadagna si lamenterebbero meno.
Forse però ho troppa fiducia nella gente.

Nel palazzetto fa caldo, il distributore non ha la coca-cola e il pacchetto di patatine “solo per sfizio” le consegno a chi me l’ha chieste. Arriva poi “ora vado a fare un giro” e mi tocca rispondere “ma dove vai che fa freddo”. Gli anziani sono davvero come i bambini.

Se tutto va come da pronostico, ci sarà poco da raccontare e se non fosse per l’espulsione finale di Isabel Pereira, c’è anche poco che accade veramente. Due gol, uno subito e uno sulla sirena del primo tempo e il Falconara che fa il suo, mette il musetto avanti e resta lì. Le ragazze arrivate da Rovigo ci provano ma non basta, la corsa, l’abnegazione e la tattica, ogni tanto serve tanta tecnica. La salvezza si trova nascosa lontano dal Palabadiali ma certo qui ci devi anche provare.
Non sono riuscito a convincerlo ad entrare il “vecchio senza cappello”, ha preferito guardare la Lazio, sul tablet. Perché?
Manca quel collegamento emozionale, quello che seppur labile e decisamente occasionale ha con la squadra. Nota a margine: non è in grado di dirmi dove ha giocato Parolo prima di arrivare alla Lazio e io invece si. Cesena e Verona. Fine Nota a margine.
Raccontare più storie, di donne, di vita e poi anche di sport. Il nuovo presidente Bergamini ha chiesto alla Divisione Calcio a 5 di percorrere questa strada, almeno non saremo più soli su questo sentiero.
Mancano anche altri elementi, quelli capaci di creare discussione di coinvolgere gli animi. Il risultato importa nella misura in cui si riesce a spiegarlo. C’è troppo timore ancora di urtare animi sensibili, facili ad agitarsi sui social.
Mette il musetto avanti anche la Kick Off, contro il Capena che lotta per non retrocedere. A volte può bastare solo Debora Vanin. Certo, meglio averla in squadra che come avversaria.
Mi sono perso Jessika Caroline Manieri, che confeziona un numero sul secondo gol del Montesilvano, che cambia piede sul primo gol e che insomma distribuisce futsal e forse mi manca un po’ meno Araceli Gayardo.

Foto Andrea Iommarini

La strada scorre verso sud, nera come il silenzio dei pensieri. L’unica luce arriva da quei numeri sul cruscotto che mi riportano più vicino a casa, qualsiasi luogo sia.
La notte mi regala Josh Allen, vi ho già raccontato di lui.
I Buffalo Bill non andranno al Superbowl, ci hanno provato, non è bastato. Troppo più forti gli avversari, quella differenza ha pesato sul risultato ma non sul morale dei ragazzi in rosso e blu.
Volete sapere davvero com’è fatto un leader, uno che ti guida in battaglia uno a cui puoi credere anche se ha la metà dei tuoi anni?

Ringrazia uno ad uno i compagni, omoni di 2 metri per 120 kg l’abbracciano come un fratello. Una parola, un conforto perché il peso della sconfitta va condiviso, perché fermarsi ad una partita dalla finale fa un male cane, dentro anche se sei il protagonista dello sport probabilmente più “macho” del pianeta.
Non si piange nel football americano, ci si abbraccia forte anche alla faccia del COVID.

Le imprecazioni con Premiere che non collabora, il pc troppo vecchio i pezzi di partita, le mattine troppo corte, il rumore del mare e vorrei raccontare questo sport come merita.
I modelli ci sono, gli strumenti anche, manca la volontà d’uscire allo scoperto, fuori dal recinto dell’ipocrisia di convenienza e andare verso il futuro.
Basta con la cultura degli alibi, del non è mai colpa nostra è sempre colpa della sabbia, come diceva Velasco.

Partita di sera, quando non succede nulla e l’incontro si consuma in nove metri scarsi. Non c’è niente di male, s’affollano gli spazi, si costringe a giocare l’avversario negli spazi stretti, si facilita il raddoppio della marcatura e se l’avversario non ti salta mai in dribblig, puoi stare lì e aspettare l’occasione giusta.
Osservata dal campo, c’è una filosofia in tutto questo. Mi riporta alla mente le parole di Leonard Francis Shackleton. Meglio conosciuto con il soprannome “The Clown Prince of Soccer”, quando gli chiedevano come mai la sua squadra, che lottava per non retrocedere, giocasse un calcio così brutto, lui rispondeva serafico: “Non siamo qui per farvi divertire ma per portare a casa il risultato, i punti per salvarci. Se volete divertirvi, andate al circo, lì ci sono i pagliacci”.
Dovreste leggere anche la sua autobiografia, datata 1956. C’è un capitolo “The Average Director’s Knowledge of Football” che potrei provare a tradurla con un “quanto ne sa di calcio il direttore sportivo medio”. Lo spazio occupato da questo capitolo consiste in una sola pagina, bianca.

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